La Finanziaria taglia i fondi anche alla Medicina penitenziaria

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La Finanziaria miete vittime anche nelle carceri. Ai tanti soggetti colpiti dai tagli previsti dal Governo, si aggiungono anche i medici penitenziari. Nella giornata di mercoledì 11 dicembre, i 57 mila detenuti nelle carceri italiane devono augurarsi di non accusare alcun malore. Medici e infermieri penitenziari riuniti nell’Amapi (Associazione medici amministrazione penitenziaria italiana) hanno indetto lo sciopero nazionale. Incroceranno le braccia in 205 istituti di pena, manifestando davanti alle carceri di molte città italiane, come Milano, Genova, Torino, Roma, Napoli, Perugina e Pisa. Proprio a Pisa si svolgerà la manifestazione nazionale, ed il presidente dell’Amapi Francesco Ceraudo si incatenerà insieme al segretario nazionale dei medici penitenziari e al delegato degli infermieri che lavorano nelle carceri.
Protestano “contro i tagli di 20 milioni di euro alla Medicina penitenziaria, imposti dalla Finanziaria 2003”. In tutte le carceri, verrà applicato – si spiega in una nota – il codice di autoregolamentazione che prevede “la presenza, per ogni istituto, di un medico e di un infermiere che interverranno solo nelle comprovate urgenze cliniche, somministrando esclusivamente farmaci salvavita. Tutti gli altri servizi rimarrano chiusi per 24 ore, ed in caso di urgenza i detenuti ammalati saranno ospedalizzati”. E proprio riguardo alle ospedalizzazioni, Ceraudo, ha spiegato come “questi tagli non determineranno di fatto un risparmio di risorse”. La verità è che si darà il via ad una spirale perversa, “perché inevitabilmente aumenteranno in termini preoccupanti proprio le ospedalizzazioni, con costi vertiginosi e con il sovraccarico di lavoro per la polizia penitenziaria”.
E cosa accadrà negli ospedali stessi? Già adesso, si sa (purtroppo per esperienza di molti), presentano qualche difficoltà organizzativa e di funzionamento. Difficile immaginare qualche miglioramento in una simile evenienza.
Per Cerando le conseguenze dei tagli previsti dalla finanziaria sono chiari. “Tremonti e Castelli – ha detto – stanno firmando il certificato di morte per la Medicina penitenziaria, ma soprattutto per molti dei detenuti affetti da patologie gravissime quali l’Aids, o l’epatite virale di tipo B o C. Per non parlare dei 20.000 tossicodipendenti e dei 9.250 disturbati mentali che, privati dei farmaci antipsicotici dell’ultima generazione, andranno ad accrescere la triste catena dei suicidi”. Pensare che perfino i dirigenti del Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) hanno dichiarato che in queste condizioni non saranno in grado di assicurare la tutela della salute in carcere.

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