10 dicembre 2018

La diaspora eritrea

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Quattrocento eritrei vivono a Firenze, 600 in Toscana, quando passò sotto il controllo inglese.
Alla fine della guerra mondiale l’Eritrea fu inclusa, come stato federato, nello Stato dell’Etiopia. Le promesse di autonomia furono presto disattese dal Negus Hailé Selassié.

Nel 1962 cominciò una lunghissima lotta per l’indipendenza, conclusa solo nel 1991, quando fu rovesciato il regime etiopico del dittatore filosovietico Menghistu (al potere dal 1977). Divenuta indipendente, l’Eritrea ha vissuto un breve periodo di pace: nel 1997 è cominciato un nuovo conflitto con l’Etiopia. Nel 2000 ad Algeri è stato firmato un trattato di pace fra i due Stati, ma le tensioni non sono cessate.

Già negli anni Sessanta, all’epoca della guerra civile, è cominciata la diaspora eritrea: migliaia e migliaia di persone (si stima che in totale ci siano stati un milione di profughi) hanno lasciato il paese, in fuga dalla persecuzione, dalla guerra, dalle carestie.
Le comunità eritree all’estero (soprattutto Italia, Scandinavia, Nord America) hanno dato un supporto decisivo alla guerra di liberazione, sul piano politico ed economico.

Lunedì 17 Novembre a Strasburgo si sono riuniti 14 paesi d’Europa, e 5000 eritrei si sono dati appuntamento davanti al palazzo. Una delegazione è stata ricevuta e ha consegnato 50.000 firme raccolte tra gli eritrei che vivono e lavorano in Europa con le quali chiedono che vengano cessati gli aiuti europei all’Etiopia, aiuti che Addis Abeba spende in armamenti.

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