23 settembre 2018

La carica dei centocinquantacinque. I Comitati toscani si mettono insieme

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Numerosi sono gli indizi, a tutti i livelli, sembra tutelare gli interessi dei poteri forti a partire dalle categorie economiche: imprenditori, costruttori, multinazionali, grandi speculatori. E allora, quando la politica non è in grado di risolvere i problemi di una comunità, anzi li aggrava, le persone si autoorganizzano e cercano di far emergere nel dibattito pubblico i loro bisogni e le loro necessità.

Nasce così in Toscana la Rete per la Difesa del Territorio, coordinata dal professor Asor Rosa, che vede riuniti 155 tra comitati, associazioni e gruppi di pressione locale. Oltre 14.000 persone, i dati sono forniti da un censimento svolto lo scorso mese, che ci fanno capire come sia ormai iniziata un’epoca in cui le forme di organizzazione politica partecipate non abbiano più nulla a che fare con i partiti. Anzi, spesso il problema della rappresentanza viene risolto alla radice; sono già sei le liste di cittadinanza nate per riportare i bisogni del territorio nelle istituzioni, basti ricordare i Comitati Cittadini e Unaltracittà/Unaltromondo a Firenze, Progetto Comune a Pistoia, Libero Mugello.

Tra le 155 realtà della Rete ben 53 si occupano di urbanistica, a seguito dello sventramento del territorio che sta avvenendo in tutte e dieci le province toscane in un perverso gioco tra interessi privati e amministratori pubblici; 13 promuovono una corretta gestione dei rifiuti e lottano contro gli inceneritori; 15 di porti, strade, autostrade e parcheggi; 12 si occupano di cave e miniere; 6 di inquinamento delle acque, 4 di impianti eolici e non mancano temi come l’alta velocità, i fenomeni migratori, la difesa del verde e della qualità dell’aria e addirittura una vertenza contro la privatizzazione dei cimiteri. La provincia con più comitati è Firenze (44) seguita da Siena (17).

La Rete nasce con la benedizione di associazioni ambientaliste come WWF e Italia Nostra (latita Legambiente accusata da molti di essere troppo vicina ai poteri) e nell’assemblea di Firenze dello scorso 7 luglio, anche grazie al loro apporto, è stata dichiarata aperta la “Vertenza Toscana”. Ovvero l’inizio di un confronto con la Regione sui problemi dell’ambiente, del territorio e più in generale sul modello di sviluppo perseguito. Si tratta di una vera e propria novità nel campo della partecipazione politica, che si manifesta in presenza di una crisi di legittimità e di affidabilità della politica e dei politici tradizionali, e che si allarga ormai, come centinaia di esperienze testimoniano, sull’intero territorio nazionale.

Vediamo nel dettaglio i risultati del dibattito assembleare di Firenze.

Energia
Per la Rete è “assurda la politica regionale sui rifiuti basata sugli inceneritori”. La Regione Toscana è inoltre “in enorme ritardo nei programmi di risparmio ed efficienza dell’energia e nell’attenta valutazione nello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili” come il solare, l’eolico, le biomasse, ecc. Anacronistico appare anche l’impianto di rigassificazione offshore di Livorno.

Cementificazione del Territorio
“Alluvione cementizia” è il termine coniato dalla Rete per definire le centinaia di episodi che in tutta la regione, soprattutto nel corso dell’ultimo decennio, “hanno distrutto i beni paesistici, degradato i centri urbani, offeso la vivibilità e la salute dei cittadini.” Un fenomeno dovuto “all’eccezionale incremento dell’afflusso di capitale altamente speculativo (spesso di dubbia origine), attratto proprio dall’alto pregio del territorio toscano”.

Grandi Opere
Va fermato il sottoattraversamento TAV di Firenze ritenuto, insieme al Corridoio Tirrenico, “tanto inutile quanto costoso e distruttivo del territorio”, ma va fermato anche il proliferare di proposte per la costruzione di nuovi porti e aeroporti che “alterano profondamente gli equilibri e del paesaggio costiero e gli equilibri economico-sociali di sostenibilità locale”. Per la Rete è infine “gravissima l’arroganza antidemocratica che accompagna tali opere e l’uso insistito da parte della Regione Toscana della Legge Obiettivo di berlusconiana memoria”.

Paesaggio
“Il paesaggio va rispettato come valore primario, attraverso un indirizzo unitario che vada oltre gli interventi delle amministrazioni locali”. Il nuovo Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana perciò “non assicura il raggiungimento degli obiettivi dichiarati di sostenibilità e di tutela”. Le “pressioni finanziarie” attualmente operanti rendono inutile il piano una volta entrato a regime attraverso l’adeguamento degli strumenti di pianificazione dei comuni “nell’insano ruolo di controllori e controllati”.

Democrazia e partecipazione
Le responsabilità della politica sono vaste, come evidenti sono i limiti della sua azione. Il taglio netto dei rapporti tra amministrazioni e cittadini porta quindi la Rete Toscana per la Difesa del Territorio a ragionare di democrazia e partecipazione, una questione di primaria importanza trasversale a tutte le tematiche della Vertenza Toscana. Per la Rete infatti la partecipazione “va ben oltre il consenso o la rappresentanza formale”, per divenire ad un tempo occasione di consapevolezza, di conflitto costruttivo, di difesa ed in particolare di progetto, e di nuovi rapporti tra amministratori e popolazione, verso quella che può essere chiamata la nascita di una “Democrazia Territoriale Partecipata”.

Info: http://www.territorialmente.it/

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