La bellezza ai limiti del Sahara

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Acqua del Niger e deserto di sabbia. Natura limpida e città piene di smog. Grande povertà e bambini sorridenti. Mercati affollati e vestiti coloratissimi. Tutto questo è il Mali. Non certo il primo paese che viene in mente per fare le proprie vacanze. È uno dei dieci paesi più poveri del mondo, in fondo a tutte le classifiche e le statistiche per quel che riguarda educazione, sanità, sviluppo industriale, speranza di vita. Assediato a nord dal deserto del Sahara, è attraversato da est a ovest dal fiume Niger, prezioso e indispensabile portatore d’acqua. Acqua necessaria per irrigare e coltivare i campi: miglio, cotone, cipolla, pomodori, tabacco, i principali prodotti di un paese ancora dedito in gran parte all’agricoltura.
Anch’io probabilmente non avrei mai preso in considerazione il Mali come possibile meta di un viaggio se non mi fossi innamorato della sua musica. Proprio dalla commistione dei ritmi africani con i canti degli schiavi nelle piantagioni è nato il blues.
La musica del Mali è ancora oggi fonte di ispirazione per gli artisti occidentali. Ry Cooder (autore del film Buena Vista Social Club sulla riscoperta della tradizione musicale cubana) nei primi anni Ottanta ha composto insieme a Ali Farka Touré il bellissimo “Talking Timbouctou”. Più recentemente Damon Albarn, cantante del gruppo inglese dei Blur, ha prodotto insieme a musicisti maliani “Mali music”, splendido esempio di convivenza e fusione tra tradizioni africane e pop occidentale.
L’interesse musicale iniziale mi ha spinto a informarmi su un paese per il resto a me sconosciuto. E la sorpresa è stata grande: ho scoperto, prima sui libri poi attraverso il viaggio vero e proprio, una nazione splendida. Certo, povera e piena di contraddizioni ma con una popolazione che affronta le difficoltà con grande dignità. L’Africa e gli africani sono molto diversi dallo stereotipo che ci viene spesso proposto dai mass media, fatto solo di fame e di guerra.
Tanti i luoghi ricchi di fascino e di storia: dalla moschea di Djenné, il più grande edificio del mondo in mattoni di fango, le cui radici risalgono al XIII secolo, a Timbuctu, città un tempo ricchissima in quanto punto di arrivo delle carovane che attraversano il deserto del Sahara. Adesso rimangono solo poche tracce dell’antico splendore, ma il fascino di questa città misteriosa e in parte inaccessibile rimane intatto. Infine la terra dei dogon, affascinante popolo famoso per la complessa cultura, per le forme d’arte e l’architettura delle abitazioni.
Tuttavia la cosa più bella di questo viaggio non sono state le città o i monumenti ma l’incontro con una cultura diversa dalla nostra, con una popolazione orgogliosa e accogliente, con stili di vita lontani dal benessere dell’occidente. I mille colori dei vestiti delle donne, gli odori dei mercati, i rumori delle città. E ancora, le fogne a cielo aperto che diffondono un odore nauseabondo e lo smog di Bamako; l’inimmaginabile affollamento dei mezzi di trasporto locali e l’indefinibile durata degli spostamenti da una città ad un’altra.
Per apprezzare un viaggio così, è necessario partire con il bagaglio adatto, fatto di rispetto, di voglia di conoscere, adattamento a un mondo diverso dal nostro.
Un approccio in linea con i principi del turismo responsabile.
Non sempre è possibile o si ha voglia di viaggiare da soli. Se preferite rivolgervi a un’agenzia che si occupi dell’organizzazione del viaggio, rispettando tutti i criteri del turismo responsabile, potete andare al nuovo sportello aperto in Via dei Pilastri 45r a Firenze, presso il negozio Il Villaggio dei Popoli, aperto il sabato dalle 9 alle 13.

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