10 dicembre 2018

La trappola della Finanziaria: beni comuni in vendita nonostante il referendum

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di Guglielmo Ragozzino*

La manovra in parlamento sarà immediata; questo è il momento delle decisioni irrevocabili, come si diceva una volta. Sotto le bombe – Moody’s e compagni che tirano alle banche italiane mentre è Giulio Tremonti, alle spalle dell’onorevole Milanese, l’anatra zoppa – si è formata da noi un’Unione sacra che solo la misurata retorica del presidente chiama «coesione». L’opposizione si è liquefatta, affidandosi a una di quelle parole dal suono magico: tregua.

«Ecco come arrivare al pareggio subito». Il Sole 24Ore (Roberto Perotti e Luigi Zingales) ha titolato così un editoriale dal soave occhiello: «Decalogo draconiano». Confindustria e governo vi hanno attinto largamente, o forse lo hanno largamente ispirato. Se al primo punto del decalogo sono indicate le privatizzazioni delle imprese pubbliche rimaste, o per meglio dire la vendita dei pacchetti azionari detenuti in nome del Tesoro dalla Cassa dei depositi e prestiti; se al secondo compare l’eliminazione delle Fondazioni bancarie, è il terzo che conta davvero. Vi è intimata la privatizzazione delle municipalizzate, le imprese che gestiscono nelle città i trasporti, l’acqua, l’elettricità, i rifiuti. Tremonti lo ribadisce ai banchieri riuniti in assemblea, escludendo il caso dell’acqua, ormai protetta dal risultato referendario del mese scorso. Sostiene Tremonti: gli enti locali saranno spinti a vendere «attraverso un sistema di incentivi e disincentivi». Detto altrimenti, chi si adegua e vende i beni comunali riceverà i contributi dello stato, che mancheranno invece ai sindaci riottosi.

E’ facile notare che un simile comando è tipico di uno stato centralista che vuole eliminare ogni forma di autonomia locale. La misura riporta l’intero quadro politico indietro di decine di anni, agli albori della prima repubblica, con buona pace del federalismo proclamato ogni due giorni. Un secondo aspetto è che lo stato centrale – il governo di concerto con l’opposizione – in questo modo di fatto s’impadronisce di beni e attività che non sono suoi, privandone i comuni e gli abitanti. Sono beni comuni che lo stato, con il ricatto, costringe a vendere, per contenere i propri debiti, impietosire la finanza internazionale e mostrare la propria modernità.

Inoltre la cessione di attività decisive come i trasporti urbani mette le città alla mercé dei fondi e delle banche che hanno anticipato i mutui necessari agli investimenti. Infine, chi garantirà il servizio già pubblico? Se il fondo straniero, nuovo proprietario della rete tranviaria, dovrà scegliere tra maggiori profitti e migliori vetture, come si comporterà? Siamo sicuri della continuazione del servizio notturno? Chi avrà davvero la forza di imporre regole al nuovo proprietario, potente, di nazionalità indefinita, che opporrà sempre i diritti superiori del capitale?

I giorni dell’attacco finanziario all’Italia sono ormai alle spalle. Qualcuno è convinto che il paese abbia retto, tanto che l’attacco è stato respinto. A ben vedere la finanza internazionale ha inferto un colpo alla straordinaria Italia dei referendum. Primo paese del capitalismo avanzato, l’Italia si era mostrata capace di ribellarsi e di scegliere la via dei beni comuni, della democrazia partecipata, del rifiuto al nucleare. Era un colpo intollerabile per coloro che si considerano i padroni del mondo: andava subito cancellato. Occorreva un segnale forte, valido per tutti, in Europa e fuori: nessuna libertà a chi si oppone. Il segnale è arrivato: i beni comuni delle città italiane sono in vendita.

*il Manifesto

0 Comments

  1. Vladimir

    Articolo 107 del Trattato di Maastricht
    Nell’esercizio dei poteri e nell’assolvimento dei compiti e dei doveri loro attribuiti dal presente trattato e dallo Statuto del SEBC, né la BCE né una Banca centrale nazionale né un membro dei rispettivi organi decisionali possono sollecitare o accettare istruzioni dalle istituzioni o dagli organi comunitari, dai Governi degli Stati membri né da qualsiasi altro organismo. Le istituzioni e gli organi comunitari nonché i Governi degli Stati membri si impegnano a rispettare questo principio e a non cercare di influenzare i membri degli organi decisionali della BCE o delle Banche centrali nazionali nell’assolvimento dei loro compiti.

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  2. Vladimir

    Tuuto questo è già succeso diverse volte…Rinfreschiamoci la memoria:
    Maggio 1992: assemblea della Banca d’ItaliaAll’assemblea annuale della Banca d’Italia il governatore Carlo Azeglio Ciampi chiede al futuro governo di avviare immediatamente il risanamento della finanza pubblica con una manovra da 30.000 miliardi per il ’92, e una da 100.000 per il ’93.
    2 giugno 1992: Al largo di Civitavecchia molla l’ancora il panfilo della Regina Elisabetta II. Dentro vi sono i rappresentanti di Goldman Sachs (Mario Draghi fu in seguito assunto da Goldman Sach fino a diventarne vicepresidente e Prodi era consulente della banca d’affari prima di entrare in politica), Warburg, Barclays, personaggi come George Soros, Mario Draghi, IRI, Ambronveneto, Crediop, Generali, Banca Commerciale, Società Autostrade, ENI, ecc.Il motivo è la svendita dei patrimonio italiano.
    10 luglio: il governo vara una manovra economica da 30.000 miliardi per risanare il disavanzo dello Stato.
    16 luglio: La Banca d’Italia aumenta per la terza volta in sette mesi il tasso di sconto.
    20 luglio: Ciampi ritiene la manovra economica del governo “necessaria, ma ancora insufficiente”.
    31 luglio: fine della scala mobilefirma dell’accordo sul lavoro fra il governo Amato e i sindacati confederali (CGIL-CISL-UIL), viene abolita la scala mobile, bloccati i salari fino a tutto il 1993 in cambio di un forfait di 20.000 lire al mese, aumentate le tasse sugli scatti retributivi maggiormente elevati.
    Agosto 1992: declassamento del debito italianoLa Standard & Poors
    1 settembre: il ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio chiede altri 10.000 miliardi per la manovra finanziaria
    Settembre 1992: Il governatore della Banca d’Italia dell’epoca era Carlo Azeglio Ciampi che dilapidò circa 48.000 miliardi di dollari per cercare di opporsi (inutilmente e dannosamente) agli speculatori. Il governo Amato vara una legge finanziaria da 100.000 miliardi (aumento dell’età pensionabile, aumento dell’anzianità contributiva, blocco dei pensionamenti, minimum tax, patrimoniale sulle imprese, prelievo sui conti correnti bancari, introduzione dei ticket sanitari, tassa sul medico di famiglia, imposta comunale sugli immobili (Ici), blocco di stipendi e assunzioni nel pubblico impiego, privatizzazioni ecc.).
    Ottobre 1992: il Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, si reca personalmente in Banca d’Italia dal governatore Carlo Azeglio Ciampi. E’ la prima volta in assoluto, precedentemente era stato sempre il governatore ad essere convocato al Quirinale.
    Partono i saldi: con una svalutazione del 30% i gioielli italiani come l’IRI vengono regalati ai capitali stranieri. Multinazionali anglo-americane, ma anche francesi fanno incetta di società specialmente agroalimentari e di meccanica di precisione. Vengono privatizzate totalmente Telecom, parzialmente Enel ed Eni.
    Le decisioni vennero prese in fretta e furia con un atto di forza da Mario Draghi direttore generale del Ministero del Tesoro esautorando il Parlamento.

    NON ABBIAMO IMPARATO NULLA, MA PROPRIO NULLA DALLA STORIA…NON ABBIAMO NEMMENO CAPITO COSA STAVA SUCCEDENDO! OGGI CI SONO LE CONSEGUENZE!

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