La trappola (bancaria) della tessera del tifoso

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La tessera del tifoso non ha niente a che fare con lo sport. E’ una sorta di bancomat, che non fermerà la violenza negli stadi, ma farà spendere di più. Ecco l’inchiesta di Altreconomia

di Luca Manes per Altreconomia

Si chiamano Roma Prestige Card, Cuore Rossonero, l’Inter Siamo Noi, Sampcard. Sono le tessere del tifoso di cui a partire dalla stagione 2010-11, si doteranno tutte le società di calcio italiane di Serie A, Serie B e di Lega Pro, in accordo con la strategia messa in atto dal Ministero dell’Interno da circa due anni a questa parte.

Con alcuni mesi di ritardo -in teoria si sarebbe dovuti partire a inizio 2010- vede la luce lo strumento che, secondo gli esperti del Viminale, dovrebbe mondare il football nostrano di una delle sue piaghe più virulente: la violenza. La tessera sarà rilasciata dalle società previa approvazione della questura, che la negherà a coloro i quali sono oggetto di Daspo (il divieto di accedere alla manifestazioni sportive), che abbiano avuto condanne anche in primo grado o denunce per “reati da stadio” negli ultimi 5 anni o che siano sottoposti a misure di prevenzione (per esempio la sorveglianza speciale).

“Questa schedatura di massa presume che chi si reca allo stadio sia un soggetto pericoloso che deve essere controllato all’origine -sottolinea l’avvocato Lorenzo Contucci, legale di molti ultras ed esperto del pacchetto antiviolenza negli stadi-. Se poi non sarà modificato l’articolo 9 della legge 41/2007 introdotta dall’allora ministro dell’Interno Giuliano Amato, la tessera non potrà essere rilasciata nemmeno a coloro i quali sono stati diffidati ma poi assolti in sede penale. Eppure tra provvedimenti Daspo e biglietti nominativi, che si possono acquistare solo prima delle partite e non ai botteghini delle arene sportive, ci sarebbe già il modo di controllare i potenziali violenti, il che mi porta a pensare che questa sia in buona parte un’operazione di carattere commerciale” sostiene Contucci.
Non a caso la tesserà avrà la forma e le funzioni di un bancomat ricaricabile. Le società della nostra Serie A, infatti, hanno siglato una serie di intese con i principali istituti di credito italiani o imprese leader nel settore dei servizi al fine di commercializzare il prodotto. L’Inter può contare sulla Banca popolare di Milano, il Milan si è affidato a Intesa-Sanpaolo, la Roma è legata alla Lottomatica, che a sua volta usufruisce del circuito Visa, e via discorrendo. Pur se non obbligato, il tifoso avrà tutto l’interesse ad attivare la card in suo possesso, tramite la quale potrà acquistare l’abbonamento, i biglietti per le trasferte o quelli per le partite di coppa. Per le gare casalinghe la tessera varrà come “titolo digitale” per entrare allo stadio.

Leggendo i moduli d’iscrizione presenti sui siti dei vari club professionistici si scopre che ai fruitori della card si promettono prelazioni, sconti e raccolte punti con premi finali, sebbene allo stato attuale è ancora un po’ nebuloso capire come ciò verrà realizzato. Tra quelli ad avere le idee più chiare c’è la Sampdoria, che ha già creato una “collaborazione” con il suo sponsor, la compagnia petrolifera Erg. I possessori della Sampcard avranno diritto alla Erg Più, ottenendo agevolazioni sui pieni di carburante e altri servizi di sicurezza stradale. Senza la tessera non si potrà sottoscrivere in alcun modo l’abbonamento annuale alle partite casalinghe della propria squadra o avere accesso al settore ospiti nelle partite in trasferta, sempre che l’Osservatorio istituito ad hoc dal Ministero dell’Interno non decida di porre delle limitazioni, come accaduto di frequente nelle ultime due stagioni calcistiche. Un esempio lampante è stata la penultima partita del campionato 2009-10 tra il Genoa e il Milan, disputata a porte chiuse “per gravi ragioni di sicurezza”: un segnale di come la tessera potrebbe non essere la panacea di tutti i mali e di quale linea voglia adottare il Viminale qualora gli incidenti non dovessero cessare.

Anche perché, analizzando meglio il suo meccanismo, si scopre che se un supporter dell’Inter volesse comprare un tagliando per andare a San Siro, o uno della Roma per accomodarsi in tribuna all’Olimpico, lo potrebbe fare senza l’ausilio della tessera. In parole povere, i tifosi dal passato “turbolento”, che in teoria non avrebbero diritto al rilascio della card, potranno continuare a frequentare lo stadio della loro città acquistando di volta in volta i biglietti per le singole partite. Un’ultima nota: chi si muoverà per tempo, i previdenti, riceveranno il tutto gratis, chi si attarderà e i nuovi abbonati verseranno un obolo che varia dai 10 ai 15 euro, un po’ come accade in Inghilterra per le membership card, che danno ai tifosi una sorta di prelazione a pagamento per assicurarsi un posto allo stadio.

Con la differenza che quel tipo di tessera non è un bancomat e non necessita di un nulla osta dalla questura. Evidentemente su questo tema il tanto agognato e sbandierato “modello inglese” non ha suscitato l’interesse dal mondo del calcio italiano.
Tuttavia, vista l’accoglienza che la tessera ha ricevuto da mesi da parte dei tifosi, non necessariamente solo dai più estremisti e da quelli legati alla galassia ultrà, la tessera rischia un futuro piuttosto incerto.

I supporter della Sampdoria sono tra i più attivi nelle proteste: “Sono mesi che manifestiamo il nostro dissenso a ogni partita della nostra squadra, tanto che la società in un primo momento è stata tra le poche a contestare il progetto della tessera” racconta Riccardo Ascioti, ufficio stampa del coordinamento dei club dei tifosi della Sampdoria ed ex responsabile della comunicazione della Federazione italiana sostenitori squadre calcio (Fissc). “In tutti i numerosi incontri della Fissc che ho seguito negli ultimi anni ho potuto constatare come il dissenso nei confronti della tessera sia diffuso ovunque, nelle grandi città come Milano e Roma, ma anche nei piccoli centri”. Per Ascioti non è da escludere che nel 2010-11 gli abbonati della Samp, così come di altre squadre, diminuiranno invece di aumentare.

Insomma, in tanti vedono il nuovo “prodotto” come una scusa per schedare intere tifoserie, non certo per portare più gente allo stadio o provare a instaurare un dialogo proficuo tra le società e i tifosi, come invece aveva pensato di fare l’imprenditore italo-inglese Anthony Weatherill, ideatore di uno strumento antesignano alla tessera e denominato “Carta del tifoso”. Dopo “Calciopoli”, lo scandalo che nel 2006 ha sconvolto il calcio made in Italy, a Weatherill venne in mente che fosse indispensabile un mezzo per rinfocolare la passione dei normali fruitori del fenomeno calcio, non più visti unicamente come clienti da spremere, ma quali soggetti attivi e con voce in capitolo. “Sarebbero stati i tifosi a riempire di contenuti e servizi la carta, in base alle proprie esigenze, tutto sarebbe nato dal basso, e non calato dall’alto come sta accadendo adesso”, spiega Weatherill.

In passato primi tentativi di sinergie tra club e banche, come nel caso della Fiorentina con la Cassa di risparmio di Firenze per il progetto “Carta viola”, una sorta di tessera del tifoso ante litteram, si sono rivelati poco efficaci. Tanto che la stessa Carta viola non è più in commercio. “Sulla scorta di questo precedente e dell’assoluto malcontento dei tifosi, non ho dubbi che la tessera del tifoso sarà un fallimento senza precedenti” preconizza Weatherill. I club, invece, sebbene conservino un pizzico di scetticismo, sperano di aumentare le loro entrate con il nuovo “congegno”. Il giro di soldi del calcio italiano rimane imponente, nonostante la crisi e gli scandali. Nella stagione 2008-09 le cosiddette grandi, Juventus, Inter, Milan e Roma, hanno totalizzato introiti per 742 milioni di euro (tanto per farsi un’idea, in Europa il “pianeta calcio” fattura annualmente 15 miliardi). Stando però ai bilanci di esercizio al 30 giugno 2008, i debiti dell’Inter superano di poco i 430 milioni, quelli del Milan si attestano sui 365, mentre Roma e Juventus insieme sforano i 200 milioni.

Al di là del dubbio successo commerciale della carta, l’impressione è che non contribuirà certo a “riportare le famiglie negli stadi”. L’emorragia di presenze negli impianti italiani, dal punto di vista della sicurezza peraltro vetusti e inadeguati, rischia di continuare, a tutto vantaggio delle televisioni, già adesso fonte di oltre il 60 per cento degli introiti dei club. Per la smart card di un decoder non serve nessuna autorizzazione del questore.

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