La sinistra non si è estinta. Il 26 giugno riparte dalle cose concrete

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di Pierluigi Sullo

Mentre si (ri)discute di estinzione della sinistra, , tra il 26 e il 28 giugno. Assemblea che non si tiene in una metropoli del nord, ma in un piccolo paese delle Madonie, in Sicilia. A Petralia Sottana, che si trova nel parco delle Madonie, hanno organizzato tutto per bene, per ospitare tanta gente e offrir loro luoghi adatti allo scambio di idee, di informazioni e di oggetti e prodotti: un grande anfiteatro naturale, un antico convento, e così via. Petralia è uno delle centinaia di comuni che cercano di migliorare la loro vita non cementificando il territorio ma attrezzandosi per l’autosufficienza energetica, o promuovendo nelle mense scolastiche il consumo di prodotti locali (il famoso chilometro zero), organizzando il teleriscaldamento, tutelando la biodiversità e ovviamente allargando le maglie della rappresentanza, tanto da farci entrare tutti i cittadini.

Insomma è il luogo adatto per un «movimento» che cresce vistosamente di numero (e specialmente nell’ultimo anno ha conosciuto una esplosione) e che interessa ormai una fetta di popolazione molto grande: in una recente indagine, citata da Andrea Saroldi (uno dei primi promotori di Gas in Italia) nel suo articolo sul prossimo numero di Carta, quasi il 10 per cento degli intervistati, in un campione rappresentativo della popolazione lombarda, ha dichiarato di aver partecipato a gruppi di acquisto o di consumo solidale. E d’altra parte secondo Coldiretti la «filiera corta», ossia l’acquisto diretto dal produttore è una abitudine presa da metà degli italiani. Un tempo si sarebbe detto: un movimento di massa. «Movimento» in senso letterale, perché i Gas, nati per organizzare l’acquisto collettivo di prodotti biologici o equi o rispettosi dell’ambiente (non solo cibo, ma anche altri prodotti di base, come detersivi, abiti, scarpe o cosmetici), si sono tanto rafforzati, da poter essi stessi commissionare a coltivatori o produttori quel certo prodotto.

Saroldi racconta il caso dell’industria casearia della provincia di Brescia soffocata dai debiti e salvata da un intervento dei Gas e della finanza etica (le Mag), soldi versati a titolo di pre-acquisto dei formaggi. Carta ha raccontato tempo fa di quel certo tipo di patata la cui coltivazione, in Piemonte, era stata abbandonata, e che è rifiorita grazie alle ordinazioni dei Gas milanesi. Solo due esempi di qualcosa che sta disegnando il profilo di quella che Carta chiama «economia sociale», che si può battezzare «altreconomia», e che i popoli indigeni latinoamericani citano da sempre come «buen vivir» (espressione diventata corrente, ormai, grazie alla grande attrazione che i movimenti indigeni esercitano, con il loro stile).

Naturalmente, è molto interessante che «lo sbarco dei Gas», come familiarmente l’assemblea di Petralia Sottana viene chiamata (e il sito è www.sbarcogas.org), si tenga nella disgraziata Sicilia dei Lombardi e dei rifiuti per le strade di Palermo, della mafia e del dissesto del comune di Catania, ecc. L’associazione Siqillyah (il nome dell’isola in arabo), che è tra i principali organizzatori dell’incontro, è parente di Addio pizzo, che è a sua volta non solo un modo astratto di affermare la legalità, ma si propone una relazione solidale (e affettiva, si potrebbe dire) tra gli imprenditori che rifiutano di pagare il pizzo e i consumatori, a loro volta interessati a servirsi da produttori che non rafforzino, cedendo al ricatto, il clima opprimente che la mafia crea. Di recente, gruppi di volontari hanno raccolto cinque tonnellate di arance «pizzo free» nell’agrumeto di un coltivatore di Palagonia, vicino Catania, che aveva rifiutato di pagare e perciò non trovava più da vendere i suoi prodotti. È il «lato B» della Sicilia di cui solitamente si legge sui giornali.

E dunque, per tornare da capo: questo «movimento» dei Gas è di sinistra? Il suo modo di agire non contempla «scadenze elettorali» e sventolare bandiere rosse non è tra le priorità, però se «sinistra» vuol dire cambiare il mondo, i Gas lo sono. A non esserlo, forse, sono allora partiti che marciano con la testa voltata all’indietro e il cui unico scopo visibile è competere alle elezioni (con che risultati, poi) per preservare i propri «gruppi dirigenti».

[Fonte Il Manifesto]

0 Comments

  1. cesare

    credo nel progetto di sinistra e libertà che in toscana e a livello nazionale ha dato buoni risultati.credo che ripartedo dalla base dai territori potremo avere altre soddisfazioni nei ballottaggi poi occorre veramente il buon senso dei compagni e per non lasciare altri comuni in mano delle destre che con ogni mezzo tentano la famigerata spallata.per capannori poi sono daccordo con quanto scritto

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