La sinistra che rinasce: i casi Firenze, Bologna, Val di Susa

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a cura di Carta, vedi articolo correlato Oltre il bordo della politica, ecco dove rinasce la sinistra

Chiara Sasso, valsusina No Tav; Ornella De Zordo, consigliera comunale fiorentina per Unaltracittà negli ultimi cinque anni; Valerio Monteventi, consigliere comunale indipendente a Bologna. Tutti e tre, oltre ad essere amici di Carta e a scriverci spesso, hanno intensamente lavorato, negli ultimi mesi, a liste civiche per le rispettive elezioni amministrative. Così, abbiamo posto a tutti e tre una serie di domande, per tentare di chiarire intenzioni e natura di queste liste. Ecco le loro risposte.

La copertina di Carta dedicata al voto
La copertina di Carta dedicata al voto

Come definireste la vostra lista? Civica, della società civile, dei movimenti sociali, dell’«altra politica», o cosa?

Chiara Sasso. Le liste che si presentano in numerosi comuni della valle di Susa sicuramente sono esperienze figlie di  quel grande movimento di partecipazione popolare che ha avuto il suo apice nel 2005 con il blocco dei sondaggi per i cantieri della Tav, movimento che nasce dopo anni di laboratorio politico sul territorio. Non sono tuttavia «liste no-Tav» semplicemente perché sarebbe riduttivo. Quella partecipazione ha messo in moto la voglia di occuparsi un po’ di tutto e, perché no, anche della cosa pubblica, dei beni comuni, in altre parole dell’amministrazione dei nostri paesi, certo inserendo nuove modalità. Una ricerca dunque che per formazione, energia, fantasia ha a che fare con «l’altra politica». Occuparsi di Tav, studiarne i progetti, approfondire e non rimanere semplicemente fermi a un no ideologico, di fatto è servito come scuola, come formazione. Ci si poteva allontanare dalla politica e invece è successo l’opposto: ha fatto scattare la voglia, il «gusto» di occuparsene di più. Questo è uno dei risultati positivi che è movimento no Tav ha portato a casa, come primo successo.

Ornella De Zordo
. Ci definiamo lista di cittadinanza, un mezzo per praticare «l’altra politica».

Valerio Monteventi. Bologna città libera è una lista civica, laica e di sinistra, composta al 50 per cento di donne e al 50 per cento di uomini [operai, insegnanti, lavoratori della sanità e della pubblica amministrazione, docenti universitari, ricercatori, precari, studenti, operatori della comunicazione, liberi professionisti]. Bologna città libera [Bcl] si batte contro l’abbandono delle periferie, contro la speculazione urbanistica e immobiliare, contro la privatizzazione dei beni comuni [acqua, energia, servizi alle persone], contro le speculazioni dei «poteri forti», per la difesa della scuola pubblica, contro le ingerenze delle gerarchie ecclesiastiche nella vita delle persone, per una cultura alla portata di tutti, contro la paura e la solitudine. Bcl intende impegnarsi per la ripubblicizzazione dei servizi locali e la loro ridefinizione come servizio di tutela dei beni comuni e delle collettività.

La vostra iniziativa nasce al di fuori dei partiti: è una scelta  o una necessità momentanea? E se è una scelta, come la spieghereste a un elettore che ha sempre votato per un partito?

Chiara Sasso. Sicuramente una scelta dovuta a molti fattori: i partiti sono per le grandi opere, non conoscono altre strategie se non quello dello sviluppo storico. Non si possono conoscere le analisi di Ivan Cicconi [analista appunto degli appalti per le grandi opere, ndr.] e rimanere insensibili. Inoltre i partiti in questi anni hanno continuato ad essere piramidali, contenitori sconosciuti ai comuni mortali. Vanno avanti per la loro strada, come macchine da guerra, non conoscono rinnovamento, devono difendersi e difendere i loro interessi. Prima o poi questa parte organizzata della politica dovrà ripartire, ma chissà come e quando. Per tornare alle scelte in valle, è bene comunque ricordare che molto prima che si iniziasse a parlare di liste, il Pd [per fare un esempio] dalle sue segreterie ci ha tenuto a precisare, con roboanti comunicati, che non avrebbe mai fatto accordi con i No Tav. Questo giusto per ricostruire i fatti. La difficoltà di credere in queste forme partitiche, del resto, è denunciata dagli stessi iscritti o dirigenti, i quali invece di presentare liste con i simboli bene in vista le camuffano presentando liste civiche. Fino a sfiorare il ridicolo.

Ornella De Zordo. La lista nasce fuori dai partiti perché esprime un’alternativa alla vecchia, autoreferenziale, identitaria e tatticista politica, con pericolosa tendenza all’auto-riproduzione del ceto dirigente.

Valerio Monteventi. Bologna città libera è la lista innominabile della campagna elettorale bolognese, per la semplice ragione che non si propone solo di migliorare le politiche amministrative, ma di iniziare un processo di cambiamento vero, assolutamente necessario in questa città. Cofferati [il sindaco, che ha annunciato la sua rinuncia a ripresentarsi, ndr.] se n’è andato, ma la classe dirigente che lo ha sostenuto e che ha contribuito al disastro sociale che si è lasciato alle spalle è ancora tutta lì. Bcl sarà un’antenna per attirare tutte le intelligenze non inquinate. E le antenne si metteranno a proliferare nei locali cittadini, nelle scuole e nelle facoltà e nei luoghi di lavoro, per preparare la sollevazione dell’intelligenza autonoma. La campagna elettorale per noi è un processo collettivo di elaborazione del programma della vita buona, della vita autonoma, della vita libera dal modello del capitale. Noi non abbiamo paura di perdere quel poco che ci è rimasto e non rimarremo paralizzati. Noi non abbiamo paura di ricominciare da capo per imboccare una strada nuova. Per queste ragioni abbiamo deciso di impegnarci con entusiasmo in questa campagna, mettendo in campo tutta la nostra progettualità, per far sì che l’intelligenza si emancipi dalla barbarie.

Da un punto di vista sociale, a chi si rivolge la vostra proposta?

Chiara Sasso. La proposta si rivolge a tutti quei cittadini che vogliono prendere in mano il loro futuro e non delegare. Tutte le liste hanno costruito il programma discutendo con i cittadini, trascorrendo i mesi invernali in un confronto serrato. L’accordo è per una continuità di confronto: gli eletnali, l’impegno è quello di lavorare in rete con le altre liste in modo che ci sia una forza comune anche nel caso in cui si sia all’opposizione. Cito dal programma: «Coordinare azioni di difesa del territorio, in particolare quelle intese ad impedire la realizzazione della Tav e quelle volte a salvaguardare il territorio da un eccessivo inquinamento legato ad attività industriali nocive. Lavorare in rete per il reperimento di fondi e di finanziamenti. Formare gruppi di acquisto, da un lato di prodotti locali per favorirne la diffusione, dall’altro di pannelli solari e fotovoltaici al fine di offrire ai cittadini la possibilità di acquistarli a un prezzo conveniente. Realizzare forme di gestione associata di servizi [trasporto pubblico, servizi scolastici, assistenza, lavoro ecc…] per renderli più economici e maggiormente fruibili. Coordinare lo sviluppo urbanistico mediante la definizione di un Piano regolatore di Valle che riesca a superare le logiche di campanile e porti nuovo equilibrio nell’uso del territorio». Tra i punti, anche quello di rendere trasparente l’azione amministrativa aprendo il comune ai cittadini, consentendo la partecipazione diretta nei momenti di decisione e non soltanto attraverso la comunicazione di scelte già intraprese. Anche questi punti sono figli dell’esperienza del movimento: in questi anni si è toccata con mano l’importanza di avere accesso ai documenti, conoscere le decisioni, le strategie, non solo dai giornali, poterne discutere.

Ornella De Zordo. Un’opposizione di sinistra, libera da condizionamenti e da accordi politicisti, può esercitare controllo, fare informazione e connettere le lotte in città con i luoghi istituzionali, rafforzandole.

Valerio Monteventi. Tutti i discorsi sulla democrazia partecipativa, sul bilancio partecipato, sul bilancio sociale, sul bilancio di genere sono stati fatti rinsecchire da cinque anni di governo autoritario di Cofferati e della sua giunta. Il percorso che Bologna città libera ha iniziato un anno fa è la dimostrazione che la voglia di partecipazione, di impegno politico e sociale, non si è affievolita. Quello di cui molti sono stanchi è il cosiddetto «sistema dei partiti».

Quali sono le cinque proposte del vostro programma che secondo voi rappresentano la vostra carta d’identità? E come siete arrivati ad elaborarle?

Chiara Sasso. L’elaborazione è stata un confronto lungo e aperto a tutti, iniziato fin dall’autunno dello scorso anno. Prendendo spunto da una delle liste, BussolenoProvaci, nel programma i primi cinque punti elencati sono: la solidarietà, l’antifascismo, il lavoro, la pace e il rispetto per l’ambiente: «Perché non si pensi al territorio come a qualcosa di superfluo da barattare per momentanei e brevi lampi di ricchezza ma come a una risorsa da rispettare e da difendere – vi si legge – Una risorsa dalla quale trarre un futuro di tranquillità e di buona qualità di vita. Per riappropriarsi degli strumenti di partecipazione alla vita pubblica attraverso la voglia di contare nelle decisioni e il costante controllo su chi avrà il compito di rappresentare queste decisioni in ambito istituzionale». E ancora, «salvaguardia e valorizzazione del patrimonio ambientale, in contrasto con la cementificazione selvaggia del suolo che dà vita alla cosiddetta ‘città continua’. Questa crescita senza limiti considera erroneamente il territorio come una risorsa inesauribile, favorendo il dissesto idrogeologico e l’impoverimento dell’agricoltura. Occorre ripristinare un corretto equilibrio tra Uomo ed Ambiente sia dal punto di vista della sostenibilità [impronta ecologica] che paesaggistico». Le linee di intervento che riteniamo prioritarie sono: non procedere a nessun nuovo piano di insediamenti se non attraverso il recupero di volumetrie già esistenti, con particolare attenzione al centro storico, e il completamento delle aree già residenziali; attuazione di un piano territoriale con vincoli per la tutela delle aree a vocazione agricola e che permetta un rilancio del settore primario; campagna di sensibilizzazione e informazione dei giovani riguardo le possibilità di lavoro che il settore agricolo offre; promozione di un consorzio per la gestione del patrimonio boschivo che garantisca la tutela dei versanti montani, il corretto utilizzo della risorsa bosco e funga da volano per le opportunità di lavoro che da tale risorsa si possono trarre; valorizzazione dei parchi, ecc. Punti simili nelle altre liste: l’acqua come bene comune, un impegno per l’energia alternativa. BussolenoProvaci, insieme al coordinamento delle liste di Valle, ha ospitato in una serata Luca Mercalli il quale ha presentato il «programma che voterei», e molti dei punti che ha elencato fanno parte dei programmi delle liste civiche del movimento.

Ornella De Zordo. Ci concentreremo sul contrasto all’urbanistica «contrattata» e alla cementificazione, sulla soluzione all’emergenza abitativa. Punteremo alla ripubblicizzazione dei servizi esternalizzati, a partire dalla gestione dell’acqua. Un altro aspetto importante è l’abrogazione del regolamento di Polizia municipale e l’estensione dei diritti sociali. Ci sembrano necessarie l’adozione della strategia Rifiuti Zero e la battaglia contro inceneritori, inutili e dannose «grandi opere», mentre diciamo sì alle «opere utili». Infine
daremo il nostro sostegno ad attività produttive a filiera corta e Chilometro Zero, e a forme di finanza etica [microcredito, mutue autogestite, Banca sociale, ecc.].

Valerio Monteventi. Ambiente e salute dei cittadini devono essere al primo posto. Questa città non necessita di grandi opere, ma di opere utili [per il trasporto pubblico, contro l’inquinamento, per nuove fonti energetiche, per lo sviluppo del verde]. Sull’elettrosmog, per esempio, vanno privilegiati gli interessi dei residenti e non quelli delle aziende della telefonia mobile. Sull’urbanistica deve essere chiaro il segnale: basta con gli interessi dei costruttori e delle lobby del cemento. Bisogna ridisegnare una città che parta dalle esigenze degli strati più deboli della popolazione, dove chi non ha i soldi per comprarsi una casa abbia la possibilità di trovarla in affitto senza finire sotto le grinfie degli strozzini. Sul cosiddetto «disagio sociale», tutte le politiche di repressione hanno chiaramente mostrato la corda [sia col centro-sinistra sia col centro-destra]. Va cambiata rotta, occorre sviluppare i servizi e le strutture per le persone bisognose. Ragionamenti chiari vanno fatti sui diritti per i migranti. La Bossi-Fini è una legge razzista, deve essere contrastata, anche a livello municipale, con politiche coraggiose. Va rilanciata la battaglia per la chiusura dell’ex Cpt [oggi Cie] di via Mattei. Sugli spazi di aggregazione giovanile [sia quelli pubblici, sia quelli autogestiti] vanno messe in piedi politiche coraggiose. I rapporti tra giovani e città non possono passare, come è successo in questi anni, attraverso le ordinanze di chiusura dei locali o quelle «anti-bivacco» nelle piazze per impedire ai giovani di ritrovarsi insieme. Dopo i deserti di questi anni, in città va assolutamente rilanciata la cultura. Non privilegiando, però, solo le istituzioni culturali storiche, ma facendosi contaminare da un tessuto associazionistico di base che è rimasto, per fortuna, molto vivace.

Siete disposti a negoziare sui contenuti o ad allearvi con altri schieramenti politici, e fino a che punto?

Chiara Sasso. L’esperienza di queste liste è, come dire, «giovane politicamente» dunque non c’è spazio per il politichese. Tuttavia, proprio a partire dal movimento l’esperienza è inclusiva e non esclusiva: questo è sempre stato un punto di forza, si include senza pregiudizi chiunque condivida gli obiettivi. Facile poi sottolineare che ci sono alcuni punti, nei programmi, che non sono negoziabili. Poi tutto dipende dai diversi problemi dai contenuti, dal contesto. I comuni della bassa Valle di Susa sono 23, il coordinamento delle liste civiche rappresenta 13 liste: Venaus, Mattie, Bussoleno, San Giorgio, Bruzolo, Chianocco, San Didero, Villarfocchiardo, Sant’Antonino, Condove, Caprie, Sant’Ambriogio e Villardora. A Vaie una parte del movimento ha deciso di appoggiare il sindaco uscente ed entrare in lista portando temi, capacità e risorse per condizionare la lista stessa dall’interno.

Ornella De Zordo. Non siamo disposti a mediare sui contenuti perché costituiscono, dell’insieme, il nostro disegno di città. Allo stato attuale al comune di Firenze ci sembra impraticabile qualunque forma di alleanza, per questo abbiamo deciso di «correre» con una lista di cittadinanza.

Valerio Monteventi. Quelli che vengono considerati dalla stampa i tre candidati più accreditati [Cazzola, Guazzaloca, Delbono] sono tutti contagiati dal morbo del pensiero liberista, la stesso che ha prodotto il collasso del sistema finanziario capitalistico mondiale e l’arrivo di un’ondata di miseria, disoccupazione e barbarie. Questa è la ragione di fondo per cui non ci metteremo mai con personaggi che, nella nostra città, sia dal versante del centro-destra, sia da quello del centro-sinistra, incarnano la nefasta ideologia liberista, quella che si fonda sul principio di privatizzazione, sulla riduzione dei costi del lavoro, sull’aumento dello sfruttamento dei lavoratori e che ora si sta sfracellando sugli scogli della recessione. Un’altra ragione è che tutti e tre sono legati agli interessi dei poteri forti, locali e globali, ai potentati economici che si sono impadroniti di Bologna, ai costruttori e ai finanzieri, che si uniscono in cordate e impongono le loro «scelte strategiche». Noi siamo un’altra cosa.

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