La scuola (pubblica) di Obama. Ai prof 125 mila dollari l’anno

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di Alessandra Farkas

Uno di loro è un violista affermato. Due sono laureati in prestigiose università Ivy League. Un terzo è stato per anni il personal trainer di Kobe Bryant. Sono alcuni dei professori del dream team, la squadra magica di professori che a partire dal prossimo settembre daranno vita all’Equity Project di Manhattan, la prima scuola pubblica degli Stati Uniti che pagherà il suo staff con un salario degno di Wall Street. «Gli insegnanti riceveranno uno stipendio annuo di 125 mila dollari — scrive il New York Times —. Cioè il doppio rispetto ai colleghi delle altre scuole pubbliche newyorchesi e due volte e mezzo la media nazionale ». E se non bastasse i super-prof dell’Equity Project potranno anche ricevere dei bo­nus di fine anno (fino a 25 mila dollari) — proprio come i broker di Wall Street — in base alla loro performance.

La scommessa del fondatore Zeke Vanderhoek, 32enne laureato a Yale, è semplice. Teorizza: «Il vero segreto di una scuola pubblica eccellente non sta nella rivoluzione tecnologica, e neppure in presidi di talento e classi poco numerose, ma nella capacità d’ingaggiare insegnanti eccelsi». Una tesi provocatoria che ha toccato un nervo scoperto nell’America dove la controversa legge No child left behind (varata da Bush e mai rinnegata da Obama) ha finito per aggravare la crisi della scuola pubblica, provocando l’esodo in massa dei migliori docenti verso le corporation private.

Dal servizio del Times, si sco­pre che, quando aprirà i battenti, la nuova scuola pilota avrà solo 8 insegnanti per 120 studenti di prima media, scelti attraverso una lotteria tra ragazzi del quartiere (Washington Heights, uno dei più poveri di Manhattan) e alunni con problemi d’apprendimento, la maggior parte provenienti da famiglie ispaniche e a basso reddito. L’obbiettivo del fondatore è ar­rivare a 28 insegnanti per 480 alunni tra qualche anno. Anche se dall’esterno la scuola, un modesto edificio sulla 181ª strada, assomiglia a tutti gli altri istituti pubblici di New York, all’interno Vanderhoek sogna di creare una oasi accademica, destinata secondo lui a fornire un modello al resto del mondo.

Per il suo scopo ha attraversato il paese, improvvisandosi talent scout per oltre un anno, stanando i migliori insegnanti tra migliaia di candidati. «Li ho osservati a scuola — racconta —. Perché non basta un curriculum vitae stellare. Conta il cosiddetto ‘fattore attenzione’, che si misura quando gli studenti sono talmente interessati durante una lezione che si dimenticano di essere a scuola». Ma in comune i suoi 8 fortunati docenti hanno anche un contagioso entusiasmo per la materia che insegnano e la capacità di domare gli elementi più irrequieti e piantagrane: «Una dote cruciale alle scuole medie», pre­cisa Vanderhoek.

Prima di firmare il contratto, tutti si sono dichiarati «pronti a rimboccarsi le maniche». Il lavoro che li aspetta è infatti ben più gravoso di quello dei loro colleghi. I super pagati prof dovranno sobbarcarsi infatti responsabilità normalmente affidate ad altri, sdoppiandosi per vestire, di volta in volta, i panni di vicepreside, supplente, allenatore e rettore, visto che queste posizioni sono state elimina­te. Per fare quadrare i bilanci.

[Fonte Corriere della Sera]

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