La salute è un diritto, anche per chi occupa

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di Sonia Pinto

“Brava dottoressa” dice una nonna romena mentre accarezza Cecilia Francini, la giovane dottoressa dei Medici per i diritti umani. Il suo italiano zoppica, ma è sufficiente ad esprimere la sua gratitudine. Cecilia fa visite mediche all’ex-ospedale Meyer, in via Fra Domenico Buonvicini, ogni due settimane e oggi è nella stanza occupata da una famiglia di romeni di 5 persone. Julia, la nonna, ha le vertigini e si sente le gambe pesanti, a spiegarlo è la nipote di 10 anni che parla molto bene italiano. Dopo avere misurato la pressione sanguigna e il battito cardiaco, la dottoressa le dà un farmaco per la pressione alta e consiglia di farsi la tessera sanitaria per poter fare nuovi esami. Cecilia ha solo 30 anni ma questo è un lavoro a cui è abituata. Dopo aver passato 4 anni con diverse organizzazioni non governative in America Latina, ora studia per la specializzazione in medicina generale ed è la responsabile per “Medici per i diritti umani” del progetto “Camper per i diritti” a Firenze.
MEDU è un’associazione di solidarietà internazionale, formata solo da volontari, che lavorano in Italia e all’estero per promuovere il diritto alla salute nella popolazione che si trova in situazioni di disagio. “In Italia c’è una legislazione eccellente per quanto riguarda il diritto alla salute e l’accesso alle strutture, ma per la comunità straniera dalla teoria alla pratica il passaggio è difficile, in particolare con la comunità marginale” spiega Cecilia. È per questo motivo che oggi all’ora di cena la dottoressa si trova in quella stanza spoglia, improvvisando uno studio medico. La tv trasmette un canale rumeno ma nessuno lo prende in considerazione, è più interessante guardare Cecilia che lavora. Dopo la nonna tocca a suo figlio essere visitato. Il giovane ha un dolore nel ventre da 2 anni. Ha fatto un esame delle urine al momento e tutto va bene comunque dovrà fare altri esami e per questo ha bisogno della tessera sanitaria.
“Con la tessera sanitaria (tessera STP) si può avere assistenza praticamente totale, per quanto riguarda assistenza essenziale come per le malattie croniche, per la gravidanza, il parto, la vaccinazione, le cure per i bambini… tutto è gratuito e tutto è garantito dal sistema sanitario nazionale, dice la dottoressa Francini. “Ma sono pochi gli stranieri che ne sono a conoscenza e che veramente usufruiscono delle strutture sanitarie pubbliche… molti hanno paura ma soprattutto molti non lo sanno. Questo progetto vuole essere non un’assistenza medica diretta alla popolazione marginale ma un modo per diffondere queste informazioni e invitare le persone ad avvicinarsi ai servizi pubblici”.
Fra gli stranieri irregolari che vivono in situazioni precarie le malattie più frequenti sono malattie respiratorie, patologie gastrointestinali, gastriti, ulcere. Patologie correlate allo stile di vita e alle condizioni sanitarie, particolarmente nel caso di chi vive in alloggi di fortuna, mentre all’ex Meyer “almeno ci sono bagni e acqua”. MEDU ha registrato pochi casi di malattie infettive come tubercolosi o scabbia.
Nell’ex-ospedale Meyer abitano 200 persone, la maggioranza sono romeni e marocchini. Però i “Medici per i diritti umani” lavorano anche con i rom da 1 anno e mezzo alle Piagge e nella zona dell’Osmannoro, e da 4 mesi lavorano in via Luca Giordano, dove c’è uno stabile occupato da ragazzi somali.
In questo, che era un magazzino del Meyer, la situazione è diversa da quella dell’ex ospedale. In entrambi i casi si tratta di immigrati irregolari, ma i ragazzi somali sono da soli, non hanno la famiglia in Italia. Anche l’alloggio è diverso, qui la tv non riceve nessun canale e gli unici mobili che si vedono sono qualche sedia e dei materassi sul pavimento. Però la simpatia con cui ricevono Cecilia è la stessa.
Lei domanda se qualcuno è malato ma l’unico che ha bisogno del suo aiuto è un ragazzo di 21 anni che soffre di insonnia. Hassan non parla italiano ma un altro ragazzo fa la traduzione. Nei suoi occhi si può vedere la stanchezza ma anche qualcos’altro, e dopo aver parlato un po’ si capisce che è la tristezza. Non ha lavoro in Italia né amici e il posto dove dorme è un luogo di passaggio, per questo non è facile addormentarsi. Cecilia gli dà delle compresse per dormire ma per le malattie dell’anima non ha farmaci, si metterà in contatto con uno psicologo per parlare con lui.
In effetti, i ragazzi somali di Via Luca Giordano vivono una situazione molto difficile. “La cosa importantissima che vogliamo denunciare a livello istituzionale è che in questa comunità ci sono grossi problemi per l’accesso alla salute”, spiega Cecilia. “Loro sono per il 90% regolari, in possesso di permesso di soggiorno o richiesta d’asilo come rifugiati politici. Ma la maggioranza ha ottenuto il permesso di soggiorno nella città dove ha fatto la richiesta di asilo (Crotone, Bari, Trieste) ed ha acquisito la residenza nei centri di accoglienza di queste città. Non hanno fatto la tessera sanitaria nella città di residenza, perchè non sono stati informati e adesso non possono farla a Firenze perchè devono dimostrare almeno un domicilio nella città. Però non sono riusciti ad ottenere la residenza o il domicilio in Via Luca Giordano, perchè il comune non lo ha permesso (trattandosi di una casa occupata), pur essendo un loro diritto (legalmente la residenza si acquisisce auto-certificando il posto in cui si vive, anche sotto un ponte)”.
Fra i suoi compiti, MEDU cerca di garantire un’uniformità d’interpretazione delle leggi di accesso alla salute. E per questo ha bisogno di volontari di qualsiasi tipo, non solo medici e psicologi , ma anche avvocati, antropologi, e tutte le persone che vogliano aderire a questa causa: ognuno sarà poi impiegato diversamente a seconda delle competenze.

Medici per i diritti umani
MEDU è una organizzazione umanitaria e di solidarietà internazionale, senza fini di lucro, che si propone di portare assistenza sanitaria alle popolazioni più vulnerabili nelle situazioni di crisi nel mondo e in Italia, in particolare persone senza fissa dimora, profughi e migranti.
MEDU inoltre promuove campagne di sensibilizzazione ed iniziative per la promozione del diritto alla salute e dei diritti umani in genere.
Nasce per iniziativa di un gruppo di medici, ostetriche ed altri volontari provenienti da un’esperienza associativa e umanitaria con “Medici del Mondo” (Medici del Mondo Sezione Centrosud) e il movimento internazionale di “Médecins du Monde”.
Cerca di veicolare non solo informazioni sanitarie ma anche informazioni sulla leggi in vigore. Inoltre denuncia, con una azione di testimonianza, le violazioni dei diritti umani ed in particolare l’esclusione dal diritto alla salute.
MEDU è oggi presente con gruppi associativi ed aderenti a Roma, Firenze, Torino, Cagliari, Venezia e Trieste.

Per contatti ed informazioni:
http://www.mdmcentrosud.org
info@mediciperidirittiumani.org
Tel. 0697844892 / 3343929765 / 3351853361

Rapporto sulle attività di assistenza sanitaria su strada a Firenze in 2007 e 2008

Durante gli anni 2007 e 2008 l’unità mobile dei Medici per i diritti umani ha effettuato a Firenze, nella zona della stazione SMN e nella zona delle Piagge e dell’ Osmannoro, 579 visite, su 408 pazienti. La maggior parte di loro sono maschi (53%), di nazionalità romena (75%) e con età tra 31 e 50 anni (45%). Il profilo delle nazionalità differisce a seconda dell’ area d’intervento. Per esempio gli insediamenti delle Piagge e dell’Osmannoro sono occupati esclusivamente da una popolazione costituita da rom provenienti dalla Romania, mentre alla stazione SMN accanto alla maggioranza romena sono presenti anche cittadini provenienti dal Nord Africa e da altri paesi dell‘ Est Europa.
A Firenze la quasi totalità dei cittadini neocomunitari non possiede i requisiti necessari per accedere alle cure e al servizio sanitario pubblico. Ma i medici per i diritti umani hanno trovato che i pazienti che hanno ricevuto più di una visita, almeno il 38% di questo hanno fatto la tessera STP.
Tutti i pazienti provenienti dalla Somalia hanno lo status di rifugiato e la maggioranza (58%) per motivi umanitari. Di questi rifugiati solo uno piccolo percentuale (21%) ha fatto l’iscrizione al sistema sanitario nazionale.
A Firenze il 45% dei persone visitati ha problemi ai denti. Ma le malattie infettive rappresentano solo il 3,3% delle patologie trovate.
Relativamente alle condizione abitative, la stazione SMN è un area che accoglie un numero elevato di senza fissa dimora. C’è circa 50 persone che dormono a cielo aperto.
Le Piagge sono invece sede di insediamenti precari che ospitano tra 25 e 60 cittadini rumeni.
Entrambi i casi sono gravi, ma la situazione più drammatica da un punto di vista socio-sanitario è rappresentata dalla fabbrica dimessa dell’ Osmanoro, dove più di cento persone vivono affollate in ripari di fortuna senza possibilità di accesso ad acqua, servizi igienici e smaltimento dei rifiuti. Le baracche sono costruite accanto a montagne di spazzatura, che ospitano nelle ore serali, topi e animali randagi.

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