La rivoluzione dei garofani. Il 25 aprile in Portogallo

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di Sonia Pinto

È il 25 aprile 1974. Può essere un giorno come tutti gli altri ma all’alba il Portogallo si sveglia con la canzone “Grandola Vila Morena” alla radio. “Il popolo è quello che più comanda” canta Zeca Afonso, un popolare interprete. E questo è il segnale per l’inizio delle operazioni che libereranno il Portogallo della dittatura.

Un gruppo di militari scontenti del regime e della sua situazione, derivata dalla guerra coloniale, si dirigono a Lisbona per occupare luoghi strategici come l’aeroporto e la prigione politica di Peniche. Cosi comincia la rivoluzione per la libertà: già alle 11 il “Movimento delle Forze Armate” annuncia alla radio di aver preso il controllo del paese.

Il popolo immediatamente esce in strada e accompagna i soldati in direzione del quartier generale della Guárdia Nacional Republicana, dove si trova il primo ministro Marcelo Caetano. I carri armati aprono il fuoco e il primo ministro si arrende.

Il blitz militare fu una grande sorpresa per la popolazione, dopo 48 anni di dittatura e censura che avevano fatto crescere lo scontento e la volontà di cambiamento.

Fu una rivoluzione pacifica, le vittime, uccise dalle forze lealiste della DGS (polizia politica), furono soltanto quattro.

Qui iniziò il percorso della democrazia portoghese e nel viso della popolazione si riaccese la  speranza. Una fioraia offrì garofani rossi ai soldati. Un gesto semplice che trasformò i garofani nel simbolo della libertà. Resterà per sempre nella mente dei portoghesi l’immagine dei fiori infilati nelle cannefucili. dei

Prima del 25 aprile il Portogallo era un paese immobile, il più povero dell’Europa occidentale. La rivoluzione dei garofani, dopo un primo periodo instabile di transizione, è stata una vittoria per la libertà d’espressione e con una nuova costituzione e l’instaurazione di una democrazia parlamentare si è aperto il cammino del progresso per il Portogallo.
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La dittatura portoghese nasce dal golpe militare del 28 maggio 1926, che decreta la fine della prima Repubblica e che instaura un regime autoritario basato sul corporativismo e sugli ideali fascisti. Con la costituzione del 1933, Antonio de Oliveira Salazar instaura il regime dell’”Estado Novo” e prende il controllo del paese fino al 1968, quando, ammalatosi, viene sostituito da Marcelo Caetano. L’“Estado Novo” possedeva una polizia politica, la PIDE (polizia internazionale di difesa dello Stato), che perseguitava gli oppositori al governo. I partiti politici e gli scioperi erano vietati e i sindacati erano fortemente controllati. I giornali erano soggetti al “lapis blu”, lo strumento che la censura impiegava per scegliere quello che poteva essere pubblicato senza andare contro il governo.
Era uno stato repressivo che dominava il popolo con la paura e l’ignoranza. In questo era aiutato anche dalle cattive condizioni di vita della popolazione e dagli alti tassi di analfabetismo, perché era più facile tenere sottomessa una società povera e senza cultura.

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