23 settembre 2018

La rivolta dei fabbri: «Non cambiamo più la serratura agli sfrattati»

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Gli artigiani hanno deciso di non accompagnare più gli ufficiali giudiziari. «Non possiamo più essere complici»

Nell’ultimo anno in Spagna, a causa della crisi, sono stati eseguiti più di 50.000 sfratti. Intere famiglie, spesso composte da persone che hanno perso il lavoro e non riescono ad arrivare alla fine del mese, sono state costrette dalle banche, con cui hanno sottoscritto negli anni passati un mutuo, ad abbandonare la propria dimora. Tuttavia tre settimane fa è stata lanciata una singolare protesta. L’assemblea dei fabbri di Pamplona ha deciso all’unanimità che non accompagneranno più gli ufficiali giudiziari negli interventi di sfratto e soprattutto non cambieranno più le serrature delle case da cui sono allontanati i proprietari o gli inquilini morosi.

AIUTI – L’anno scorso le banche iberiche hanno ricevuto i 40 miliardi di euro di aiuti, ma gli sfratti sono aumentati di circa il 130%. La Spagna ha approvato un decreto reale che limita gli sgomberi, ma questo – secondo i detrattori – non coinvolgerebbe le persone che ne hanno più bisogno perché escluderebbe i pensionati e le madri single con un minore che ha più di tre anni. Nel 2012 nella zona intorno Pamplona sono stati effettuati circa 700 sfratti e questa attività ha prodotto in media il 10% del fatturato dei fabbri locali. Tuttavia nonostante i loro ricavi siano aumentati con la crisi, le quindici aziende che raccolgono i fabbri che lavorano nell’area urbana di Pamplona hanno detto basta. Stanche di fare «il lavoro sporco» delle banche, hanno deciso di boicottarle. La strategia, che a prima vista può apparire ingenua, potrebbe avere successo perché se le serrature delle case non sono cambiate, gli ex proprietari morosi possono rientrare nelle proprie abitazioni quando vogliono e per riattivare la procedura di sfratto passano mesi e a volte anche anni.

SUICIDI – Secondo Iker de Carlos, portavoce dei fabbri di Pamplona, con questa decisione la sua categoria ha sì perso parte del proprio lavoro, ma ha riacquistato la propria dignità e l’antico onore: «Ciò che vedi in televisione è diverso da quello che avviene nella vita reale – dichiara il ventiduenne al El Pais – Non possiamo essere complici di chi butta fuori persone dalla propria casa. Sappiamo che la nostra non sarà una rivoluzione, ma vogliamo essere un esempio per la società della Navarra e proporre una soluzione per questa situazione ingiusta». Il vero dramma – spiega de Carlos – sono i numerosi suicidi avvenuti a causa degli sfratti. Il ventiduenne racconta la storia della cinquantatreenne Amaia Egana, ex consigliera socialista della città di Barakaldo, che lo scorso autunno si è gettata dalla finestra proprio il giorno in cui l’ufficiale giudiziario le ordinò di abbandonare la casa: «Non è stato un suicidio, ma un vero e proprio omicidio – taglia corto De Carlos – Siamo essere umani e non possiamo continuare ad accettare gli sfratti mentre le persone si uccidono. Se le banche hanno bisogno di fabbri per continuare queste azioni, li chiamino da altre zone della Spagna».

LE ALTRE CITTA’ SPAGNOLE – David Ormaechea, presidente dell’Unione dei fabbri di sicurezza, associazione spagnola composta da circa 300 aziende associate per cui lavorano almeno 2000 professionisti, afferma che anche nelle altre città iberiche come Madrid e Barcellona tanti colleghi sono pronti a imitare i fabbri di Pamplona. La sua federazione da tempo solidarizza con gli sfrattati e partecipa a iniziative volte a boicottare quegli sgomberi che sono considerati “estremamente gravi” ovvero quando intere famiglie, con bambini e anziani, sono cacciate dalle proprie abitazioni: «Siamo dei professionisti, ma abbiamo una coscienza – ammette Ormaechea – Non possiamo partecipare a questi eventi». Dello stesso avviso Guillermo Knob, un altro portavoce della Federazione, che ammette come il passo compiuto dai colleghi di Pamplona sia estremamente nobile ed è certo che presto la maggior parte dei fabbri spagnoli si adeguerà. Tutti adesso attendono cosa faranno le banche. Durante le feste natalizie non è stato possibile testare la reazione degli istituti di credito che avrebbero deciso di arrestare temporaneamente le procedure di sfratto.

Francesco Tortora per Corriere.it

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