La realtà viva delle Comunità di base. In un libro

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di Enzo Mazzi

Tutti noi che in questi giorni siamo mobilitati e manifestiamo con forza per la libertà di stampa dovremmo aver presente il bisogno di libertà di comunicazione che viene dalla storia negata della società nascente senza potere e senza visibilità.

Chi legge il manifesto e il suoi supplementi, anche solo occasionalmente, dedicate alla grande politica, rispecchiano la crisi strutturale e globale che attanaglia il mondo e che lascia poco spazio alla speranza. Altre, dedicate alla politica in senso lato, la politica di base diffusa, sono come la ecografia di una gestazione perché mostrano la creatività esplosiva di un mondo nuovo che sta nascendo e inducono alla partecipazione e alla speranza. E questo ogni giorno. Pochi altri giornali e media danno questa lettura sinottica complessa della storia attuale. I grandi mezzi di comunicazione sono per lo più monoculturali: ruotano intorno all’asse del potere. La storia dal basso è relegata nelle notizie di scarto. Non ha pari dignità con la grande storia, non è posta in lettura sinottica. E’ infilata ai margini della cronaca.

Questa lettura e visione monoculturale della realtà è un grande ostacolo alla trasformazione. L’opinione pubblica è indotta o a tifare in una democrazia da arena ridotta a parteggiamento per i leader di turno oppure a ritirarsi nell’individualismo cupo e chiuso del menefrego. Il senso comunitario aperto oltre i confini, il prendersi cura dell’altro/a senza paternalismi, il fare cose piccole ma vere non tanto per fare ma con rigore intellettuale, critico e morale, il cammino di liberazione positiva e creativa dall’alienazione e dal dominio degli apparati, delle bandiere, dei fondamentalismi, delle chiese laiche e religiose, del patriarcalismo, il prendersi per mano senza conquistare, tutto questo che è il brodo di coltura del mondo nuovo non riesce ad avere visibilità. Per questo sono preziosi i media tendenzialmente alternativi e le pubblicazioni che parlano il linguaggio della cultura bassa, di base.

Prendiamo le Comunità di base. Pochi sanno che ci sono e chi sono. La vulgata della monocultura del potere le relega in una sottoclasse del girone infernale del dissenso: la sottoclasse del dissenso cattolico. Roba da archivio e da sacrestia.

Una pubblicazione fresca di stampa sfata questa vulgata. Le comunità di base emergono come una realtà viva, piccola come ogni cosa che nasce, ma piena di vitalità e densa di futuro. Non a caso il libro porta il titolo Coltivare la speranza, con il seguente sottotitolo “una chiesa altra per un altro mondo possibile”. Scritto da Marcello Vigli e Mario Campli, edito dall’editrice Tracce di Pescara, ripercorre le tappe di quel cammino comune che le Comunità di base portano avanti da ormai quarant’anni. Si legge come un romanzo. Ma è storia dalla parte dei deboli e dei piccoli. E’ storia nascente. Verrà presentato in un Convegno sul futuro delle Comunità di base che si svolgerà a Tirrenia il 3-4 ottobre (notizie sul sito: www.cdbitalia.it).

Le comunità di base – è scritto in un loro recente comunicato – traggono spinta dagli stessi fatti di questi giorni per intensificare il loro impegno concreto sia per affermare il pluralismo conciliare del Popolo di Dio nella Chiesa, in unione con i cattolici amanti del Concilio e specialmente con quelli del ‘disagio’ che si sono incontrati a Firenze nella primavera scorsa, sia per difendere la democrazia e la Costituzione nella società in unione con gli uomini e le donne di buona volontà. Documentarsi su di loro fa parte forse della lotta per la libertà di stampa.

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