La ragazza della sequoia: "Si può lottare solo per amore"

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Julia “butterfly” Hill ha vissuto 738 giorni sopra una sequoia millenaria negli Usa per impedirne l’abbattimento. Dopo 10 anni è ancora un simbolo per gli ambientalisti di tutto il mondo.

Perchè salisti su quell’albero?

Un anno prima di salire sull’albero, che si chiama Luna, avevo avuto un terribile incidente d’auto. Quando sono uscita dall’ospedale ho iniziato a cercare un modo per fare qualcosa per il mondo, per l’ambiente. Questo mi ha portato da Luna.

Avevi già fatto qualcosa di simile?

Non avevo alcuna esperienza di azioni ambientaliste di questo tipo ma sapevo che c’era la possibilità di arrampicarsi su un albero per salvare la foresta. E avevo esperienza in questo (ride): sono cresciuta con due fratelli e abbiamo passato molto tempo arrampicandoci sugli alberi .

Un’impresa solitaria?

Assolutamente no. L’azione è nata da un gruppo di attivisti di Earth First. Sono stati loro a costruire la piattaforma su cui ho vissuto e loro a dare il nome Luna alla sequoia perchè, dovendo agire di nascosto, hanno sempre lavorato di notte, alla luce della luna piena. Sono sempre stati con me: mi portavano il cibo che tiravo su con una corda. Hanno rischiato la vita per portare avanti l’azione.

Come mangiavi, dormivi, ti lavavi?

Risponderò brevemente a queste domande perchè è molto più interessante parlare di ciò che l’albero mi ha insegnato. E poi nel mio libro ho già raccontato tutto e vi invito a leggerlo: il 100% dei ricavi va in beneficenza. Comunque vivevo su una piattaforma di 1 metro per 2, coperta da una cerata, avevo un fornellino da campo per cucinare e riscaldare l’acqua per lavarmi. Poi un sacco a pelo e un telefono a pannelli solari.

Ti annoiavi?

Non avevo tempo. All’inizio dovevo pensare a salvare la mia vita dalle ruspe, poi dovevo combattere contro l’in­verno, le tempeste. Inoltre avevo una campagna da portare avanti e quindi ero molto, molto impegnata: grazie al telefono partecipavo a conferenze, festival, convegni. Ho parlato al Congresso Usa, all’Onu, ho fatto migliaia d’interviste.

E per lo svago?

Mi mandavano su libri, scrivevo poesie e avevo la radio a manovella: a 60 metri di altezza, la ricezione è ottima (ride).

Momenti che ricordi con dolore?

Un giorno stavano tagliando tutti gli alberi attorno a Luna…. (si commuove). Io non potevo fare niente: non potevo fuggire, distrarmi, andare a fare shopping o al cinema. Dovevo rimanere e sentire il rumore delle motoseghe che tagliavano i tronchi, lo schianto delle sequoie al suolo. Cosa potevo fare? Abbracciare Luna. Una cosa che sembrava inutile, insignificante: io così piccola, e lei così grande. Poi ho capito: l’unica cosa che potevo fare per lei, per la natura, era dare me stessa.

Hai mai pensato: basta, non ne posso più?

Certo, molte volte. C’erano momenti in cui ero triste o avevo paura e altri in cui mi sembrava di aver fatto tutto il possibile. Poi pregavo, cercavo dentro di me. La risposta era: sì, puoi scendere, ma non è il momento giusto.

Poi sei scesa….

Solo quando sono stata sicura che la battaglia era vinta, quando abbiamo firmato un accordo con la compagnia per lasciare intatta un’area di 12mila metri quadrati.

Oggi Luna come sta?

Nel 2000 qualcuno l’ha attaccata con una motosega forse perchè era diventata un simbolo troppo potente. Le hanno tagliato gran parte del tronco. Moltissime persone si sono mobilitate per salvarle la vita, compresi i lavoratori della compagnia di legname che nel ‘97 voleva abbatterla. Alla fine gli esperti hanno detto che Luna non sarebbe sopravvissuta. Invece si sono sbagliati: solo una piccola parte di Luna è stata danneggiata e ogni primavera si riempie di nuovi germogli.

Ti manca? Torni mai a trovarla?

Vado da Luna una o due volte all’anno. Non perchè ho bisogno di vederla, lei è dentro di me sempre, ma per offrirle preghiere e doni per ciò che mi ha insegnato.

Cioè?

La pazienza. E poi il fatto che per vincere le battaglie serve impegno, forza, resistenza. E che la sorgente di tutto questo è solo l’amore. Se quello che ti muove è la rabbia o la frustrazione, non ce la farai. Non sempre mi piace, ma è così.

Sei un simbolo per tanti: hai vissuto 2 anni su un albero millenario; sei vegana, pacifista, lotti per i diritti dei nativi americani. Che effetto fa?

In tanti mi ringraziano dicendomi: “io non avrei mai potuto”. Ma la verità è che nemmeno io avrei mai creduto di poterlo fare. A volte nella vita c’è qualcosa che ti chiama in modo così forte e potente che non puoi dire di no. E quindi rilancio la domanda: qual’è invece il tuo “albero” simbolico, la cosa che ti fa essere più di quello che potete immaginare? Per questo abbiamo creato la campagna “What’s your tree” ( Qual’è il tuo albero, ndr), che qui in Italia promuovo con l’associazione Damanhur, per aiutare le persone a capire cosa possono fare. Perchè tutti siamo Julia Butterfly, Gandhi, Martin Luther King, Madre Teresa di Calcutta…

Beatrice Montini
[Fonte: City]

0 Comments

  1. Memento mori

    è solo per questi gesti estremi che
    il mondo sta guarendo
    “il pianeta è malato,è come se avesse la febbre”
    Michael Joseph Jackson

    Reply

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