La procura ascolta i cittadini: inchiesta sul tunnel dopo gli esposti No Tav

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Franca Selvatici da Repubblica

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Il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi ha aperto un «fascicolo esplorativo» sui lavori di scavo del tunnel dell’alta velocità ferroviaria nel sottosuolo di Firenze. L’indagine servirà a stabilire se il progetto esecutivo – quello che il vincitore della gara e contraente generale Nodavia (formata da Coopsette ed Ergon) ha messo a punto e si appresta a realizzare – corrisponda al progetto definitivo approvato il 28 dicembre 2003 dalla Conferenza dei Servizi; o, viceversa, se se ne discosti al punto da non potersi ritenere formalmente approvato da una nuova Conferenza dei Servizi ovvero da tutti gli enti competenti.
Gli avvocati Felice Cecchi, Gian Luca Conti e Alessandro Nepi, che assistono numerosi cittadini preoccupati per l’impatto che i lavori di scavo potrebbero avere sulla stabilità degli edifici interessati dal tracciato di quasi 8 km del tunnel, hanno presentato in procura due esposti, manifestando dubbi sulle procedure di approvazione del progetto. Nell’esposto degli avvocati Conti e Nepi si ricorda, fra l’altro, che il Consiglio di Stato ha più volte chiarito che «il progetto definitivo non è suscettibile di modificazione in sede di progetto esecutivo in quelle parti che determinano il concreto assetto del territorio».
Sono già noti due degli argomenti più volte segnalati dagli oppositori del progetto: la mancanza di una valutazione di impatto ambientale della stazione Foster, collocata nell’area dei Macelli a differenza del precedente progetto di Bruno Zevi, che aveva previsto la stazione dell’alta velocità in viale Belfiore; e la questione dei 2 milioni 850 mila mc di terre di scavo, che tutti insieme formerebbero una piramide alta 161 metri, contro i 146 della piramide di Cheope, e che solo per una parte, pari a 1milione e 350 mila mc, hanno destinazione certa e approvata nell’area mineraria di Santa Barbara a Cavriglia.
Oltre a queste obiezioni già note, gli esponenti indicano anche altri elementi che a loro giudizio dimostrano la difformità del progetto esecutivo rispetto a quello approvato in Conferenza dei Servizi. La realizzazione separata delle due gallerie, con l’utilizzo di una sola fresa, potrebbe rallentare di molto i tempi di realizzazione dell’opera (l’amministratore delegato di Ferrovie Mauro Moretti lo smentisce). Rispetto al progetto approvato, il progetto esecutivo prevede inoltre una metodologia diversa relativamente al grande scavo della ferrovia Foster: non più «bottom up» (dal basso verso l’alto) ma «top down» (dall’alto verso il basso). Dal progetto esecutivo sono scomparsi il pozzo intermedio di piazza della Libertà e quello di via Panciatichi, che – a giudizio degli esponenti – avrebbero reso più sicure le gallerie, costituendo lo strumento di accesso al tunnel in caso di emergenza e garantendone l’areazione. E si dimezzano anche i collegamenti (i by-pass) fra le due canne della galleria, previsti ogni 500 metri e non più ogni 250 metri. Sparisce l’impianto di betonaggio nel cantiere di Campo di Marte: in tal modo mutano le modalità di approvvigionamento del materiale, con un incremento stimato di 26 camion al giorno da e verso il cantiere, per sette mesi. Gli esponenti rilevano inoltre che, mentre il progetto approvato non diceva niente sulla viabilità, il progetto esecutivo prevede un massimo di 68 mezzi su gomma al giorno da e per il cantiere (di cui 26 dovuti alla eliminazione della centrale di betonaggio). Particolarmente delicata è la questione della falda, che secondo il procedimento di Valutazione di impatto ambientale non dovrebbe subìre alcuna modificazione per effetto dello scavo. Gli esponenti ne dubitano e segnalano fra l’altro che, mentre per la stazione Foster era previsto un sistema di continuità della falda «composto esclusivamente da by-pass orizzontali», il progetto esecutivo prevede «un sistema integrato di by-pass orizzontali, pozzi monte-valle e “troppo pieno” a gravità». Modifiche dovute alle prescrizioni dell’Osservatorio ambientale ma anche dettate da «un approfondimento progettuale». Si tratta – sostengono gli esponenti – di «una macro-modifica sostanziale», che avrebbe dovuto essere esaminata in Conferenza dei Servizi. In queste condizioni, concludono, il progetto esecutivo non sembrerebbe provvisto di un valido titolo abilitativo.

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