La periferia prende la parola. Ecco il premio

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di Giada Tognazzi

Ecco i testi vincitori del ‘nostro’ premio letterario, nato per portare alla luce colori ed emozioni della città più nascosta

Anche quest’anno per il concorso Raccontare la periferia, promosso da Altracittà, Comunità delle Piagge e Gabinetto Vieusseux, è arrivato il momento della premiazione, che si svolgerà al Centro Sociale il Pozzo il 13 febbraio. La terza edizione del premio ha visto vincitrice, nella sezione adulti, Silvia Calamai, ricercatrice e drammaturga, con “Andare ai mimmi”, il soliloquio, in prosa poetica, di una giovane mamma che, insieme al suo bambino, osserva la realtà senza nome dei giardini periferici nella Piana tra Prato e Firenze. Il secondo premio è andato a “Confesso” di Enrico Sartoni, il racconto di un giovane ventottenne di Campi, che esprime la difficoltà di una doppia periferia, personale e territoriale, e invita alla necessità dell’ascolto, in un percorso da condividere con gli altri. Al terzo posto, Paola Bocci, ex insegnante, con “La “mia” periferia: giorni, notti, albe, tramonti” racconta la Prato di una donna adulta e pone al centro le relazioni umane, con i sentimenti di diffidenza e scoperta che caratterizzano gli incontri tra culture diverse. Nella categoria juniores invece, la menzione speciale della giuria è andata a Chiara Irene Martini, dell’Istituto comprensivo Ghiberti, con “Solo l’impegno nelle cose dà gusto alla vita”, che difende con ottimismo le possibilità di rendersi utili anche all’interno di realtà più decentrate, come quella di Scandicci. La speranza e lo sguardo aperto al superamento dei limiti, dei confini e delle difficoltà sono gli atteggiamenti che animano tutti questi racconti, come sottolineano gli organizzatori; nonostante le difficoltà di una realtà ai margini, non è il pessimismo e il senso di abbandono a prevalere ma la volontà di scoprire le potenzialità che anche una situazione di periferia può offrire. Tutte le opere premiate saranno presto disponibili in un volume di prossima pubblicazione. Intanto potete leggerne qui sotto alcuni brevi estratti, gentilmente concessi all’Altracittà dagli autori.

Andare ai mimmi

di Silvia Calamai, primo premio

Andare ai mimmi può essere ovunque
ma è soprattutto nei giardini della Piana
Piana e non pianura
pianura sarebbe già qualcosa di umano
La Piana è
lo dicono gli studiosi
la Piana è
la città diffusa
un esperimento urbano
una non città da pistoia a firenze
Nel mezzo c’è
di tutto
Di tutto puoi trovare
Per esempio piscine
Cittadelle che simulano il mare
per avere il mare anche nelle città
Per esempio prostitute ai lati delle strade
alcune bambine
Per esempio centri commerciali aperti di domenica
dove fare le passeggiate
camminare
Per esempio distributori di benzina
e serbatoi da riempire
Ma cosa importa a chi
se qualcuna cerca un giardino
Per andare ai mimmi
Ora che sono

ora che anch’io sono
mamma.
[…]

Tra prato e firenze
vivo
senza specificare
tra prato e firenze
Dentro un qualche toponimo in mezzo
Che non si chiama prato
non si chiama firenze
Come nelle biografie illustri
della quarta di copertina
Si divide
L’autore si divide fra
Parigi e Roma
Milano e New York
Londra e Torino
L’autore vive tra l’Europa e l’America
E nessun autore che viva in quel mezzo
tra prato e firenze
Nella quarta di copertina
La parola Piana
non compare mai.

Confesso

di Enrico Sartoni, secondo premio

Un giorno, forse, mi deciderò a buttare via tutto quanto, forse perfino quella voce gracchiante che ancora urla «voi di Campi andate tutti a zappare la terra, che ci venite a fare al liceo? » o l’immagine della professoressa di storia e filosofia con il suo anello di diamante – frutto dei lucri universitari del marito – che diceva orgogliosa: «io non sono mai andata oltre l’Osmannoro». Erano appena dieci anni fa. Tarli che si nutrono di me stesso. Forse un giorno riuscirò anche a buttare via quel sorriso che ha tormentato la mia adolescenza, quel labile confine chiamato amore che un giorno mi disse «se non sali anche te sul motorino, ce ne andiamo a piedi tutti e due» e che per anni si è piantato nella mente e a cui ho finito per dare molto e dal quale ho imparato la profondità del mondo, l’audacia nel sondarlo. «Che significa che ti si è ghiacciato il vetro della macchina? Ma davvero a Campi si ghiaccia il vetro delle macchine?», erano parole che provenivano da una piazza piuttosto centrale di Firenze e che mi coglievano stupito e divertito a confermare una normalità che fin da piccolo avevo vissuto come unico e reale dato del mondo: d’inverno, in certe mattine gelide, le macchine vanno sghiacciate. Quel sorriso forse, però, non voglio perderlo, per non tornare ancora una volta tra gli scarti, per una promessa scritta su un’edizione delle novelle di Pirandello, per quella scommessa in cui nessuno credeva e che fu per anni il tacito patto della nostra rivolta.

La “mia” periferia: giorni, notti, albe, tramonti

di Paola Bocci, terzo premio

Il rumore del traffico non riesce a coprire le grida di gioia dei bambini, nel fazzoletto di giardino stretto tra la strada e le antiche mura hanno improvvisato un campo da cricket … giocano tra le chiazze di erba ingiallita da un sole che assoda… solo qualche alberetto rinsecchito allevato dalle pisciate dei cani del quartiere. (…) … i resti delle vecchie fabbriche… nere di smog, i vetri rotti, festoni di ragnatele lucenti, ordinate quasi simmetriche, hanno preso il posto del disordine dei fili di lana, dei cenci colorati, qualcuno sfuggiva ai carretti degli stracciaroli (- chi ha cenci vecchi, donne, ohee – ) e si posava sugli alberi come un fiore strano… (…) Passi, sottopassi, rotonde, tangenziali hanno ricoperto i campi, schiacciato le lucciole tra i rovi, sbriciolato i muretti di recinzione, divelto i cancelli, diviso in due le stradette di comunicazione con file di case che da anni si parlavano (…) Noi da loro a dettare legge e fare i padroni non ci siamo mai andati. Sì, è vero, da noi arrivavano quelli della “bassa Italia”, ma il lavoro c’era per tutti. Sì, va bene, nelle vasche da bagno ci piantavano il prezzemolo e il basilico e gli davano le case popolari e ai pratesi no, ma se ne stavano al loro posto, mica volevano invaderci…. (…) … al giardinetto scampato per un pelo al suo destino di parcheggio, ancora si raccontano da tanti storie, ciascuno nella propria lingua… dove qualcuno intreccia storie nella sera, là è la città.

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