"La nuova Santa Inquisizione": lettera di Don Vitaliano della Sala

image_pdfimage_print

Scriveva don Lorenzo Milani ad un suo confratello in difficoltà, don Ezio Palombi: “Vengono onorati e elevati i preti che si distinguono nelle più corrotte attività e vengono destituiti i santi. Mi pare che l’indicazione divina sia trasparente come l’acqua. Non bisogna dire: ‘satana ha vinto’. Ma: ‘Dio ha scelto i suoi eletti’, e perché tutto il popolo (quello sano) sapesse riconoscerli senza possibilità di errori li ha segnati come si segnano gli alberi da tagliare o gli usci ebrei per Pasqua. Naturalmente il suo segno di riconoscimento è il segno della croce”.

Su questa triste scia, l’arcivescovo di Firenze monsignor Giuseppe Betori ha «sollevato don Santoro dalla cura pastorale della comunità delle Piagge» e gli ha chiesto di «vivere un periodo di riflessione e di preghiera». Il sacerdote, domenica 25 ottobre scorso, ha celebrato le “nozze” tra Sandra Alvino 64 anni, nata uomo e ora donna, e Fortunato Talotta, 58 anni. «Domenica, presso la comunità delle Piagge – spiega la nota della diocesi – si è compiuta la simulazione di un sacramento, con un atto privo di ogni valore ed efficacia. L’atto assume particolare gravità in quanto genera inganno nei riguardi delle due persone coinvolte, che hanno potuto ritenere di aver celebrato un sacramento laddove ciò era impossibile».

Quello che colpisce è la freddezza con la quale la curia fiorentina tratta la vicenda, il fatto che sembra non tener conto che i protagonisti della vicenda, don Alessandro, Sandra e Fortunato, sono persone in carne ed ossa, con le loro storie di vita, i dubbi, i sogni, le sofferenze, l’amore. E poi c’è un’intera comunità cristiana, quella delle Piagge appunto, che si è interrogata a lungo sulla richiesta di questi due “promessi sposi” atipici, si è confrontata, e ha deciso che il “matrimonio” era possibile. Chi spiegherà ora a quei fedeli laici – che pure sono un frammento di Chiesa – che le loro decisioni non contano niente, che alla fine a decidere non è la Chiesa ma la Gerarchia?  E come spiegherà il vescovo di Firenze a quegli “sposi”, che il loro matrimonio non si è mai celebrato e che il loro, infondo, non può essere considerato vero amore? E come spiegherà a Sandra che per i trans non c’è posto nella Chiesa, se non tra i peccatori impenitenti? Un trans, troppo spesso, è emarginato dalla società e, purtroppo, sempre dalla Chiesa!

È facile parlare e sputare sentenze dalle stanze ovattate e asettiche dei sacri palazzi; il difficile è confrontarsi con le persone in carne, ossa e fiato e con le loro contraddizioni; è dare risposte concrete ai tanti, gay, trans, divorziati, che chiedono finalmente accoglienza e un posto dignitoso nella comunità ecclesiale, che pretendono di non essere emarginati anche da Santa Madre Chiesa, che in queste vicende mostra di essere poco chiesa, per niente madre, pochissimo santa.

Don Alessandro e la sua comunità delle Piagge, hanno cercato di dare risposte, hanno accolto e riempito di calore umano e cristiano Sandra e Fortunato, li hanno fatti sentire finalmente “normali”, forse l’unica volta nella loro vita. Se hanno sbagliato per il Diritto Canonico, certamente si sono lasciati guidare dal Vangelo e perciò sono dalla parte giusta.  Resta la sofferenza, l’amarezza e il dolore per tanta disumanità da parte della Gerarchia. Paul Valadier (gesuita francese direttore della rivista teologica Etudes, rimosso dall’incarico nel 1989 su pressione del Vaticano per le sue idee liberali) ha scritto: “In questi ultimi anni, si sono rafforzati i tratti di una Chiesa intollerante, arrogante, inumana, che parla di diritti dell’uomo all’esterno, ma non li rispetta al suo interno”.

Con don Alessandro, i preti come lui e le loro comunità cristiane di base, ridotti al silenzio, la Chiesa è più povera di profeti. Di questo passo ci sarà spazio solo per le “voci” ufficiali e burocratiche, per i lefebvriani e per i più reazionari tra gli anglicani, tornati nella comunione cattolica a rimpinguare le fila degli ultra conservatori, che purtroppo stanno tornando di moda.

Don Luigi Sartori, mio professore di Liturgia a Padova, insegnava che il dissenso, anche e soprattutto all’interno della Chiesa, in certe occasioni è un dovere. Tutti, ma soprattutto noi cristiani, abbiamo il dovere di dissentire, quando ci accorgiamo che certe scelte producono ingiustizie e sofferenze a persone concrete; se poi queste ingiustizie avvengono all’interno della Chiesa, allora noi cristiani dobbiamo dissentire con più forza, proprio perché amiamo la Chiesa e crediamo nella Chiesa, un’altra Chiesa possibile, necessaria, indispensabile, continuamente in costruzione!

don Vitaliano

http://www.donvitaliano.it/

0 Comments

  1. Mirko

    E’ la chiesa a dare le linee guida ed a guidare, appunto, il gregge. Quindi i sentimenti della maggior parte della comunità di piagge non va preso in considerazione, in quanto figlio del politically correct imperante oggi, che si fa beffe di ciò che è naturale, etimologicamente parlando.
    E penso questo per chi ha fede naturalmente, personalmente parlo da agnostico; eppure proprio non ce la faccio a non considerare una distorsione un matrimonio tra un uomo ed un trans. Che si vogliano bene, sia pure, il rispetto per le persone rimane. Semplicemente non vedo perchè farli rientare in un sacramento contrario ai dettami della chiesa, in quanto poi contari a ciò che è ovvio e naturale.

    Reply

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *