La missione di Irmela: da 25 anni cancella il razzismo dai muri dell'Europa

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Nell’imminenza del Giorno della Memoria, ci sembra giusto rilanciare questo articolo dedicato alla figura di una donna tedesca che non tollera il razzismo, nemmeno nelle sue manifestazioni all’apparenza più innocue. Altre forme più striscianti di razzismo e discriminazione persistono anche nel nostro paese, nell’indifferenza dei più o addirittura con il plauso di alcuni. A costo di passare per fissati, non possiamo non ricordare che alle porte delle nostra civilissima città dormono dentro baracche all’amianto decine di rom, mentre molti altri senzatetto di varie nazionalità si sdraiano sulle pietre della capitale del Rinascimento… E accade persino che zelanti operatori dell’ordine arrivino a scacciarli, togliendo loro persino le coperte, nel cuore di una notte gelida.
Ci chiediamo allora se siano così lontani i giorni della “soluzione finale”, quando insieme agli ebrei venivano rastrellati zingari, omosessuali, disabili… tutti coloro che potevano disturbare l’ordine e la pulizia della grande Germania. Al di là delle sacrosante parole che verranno spese nella commemorazione di quel tragico passato, ci piacerebbe vedere dei gesti concreti per la costruzione di una società futura inclusiva ed accogliente, in cui nessun essere umano, per nessuna ragione, possa essere privato dei diritti fondamentali.

Andrea Tarquini da la Repubblica

Irmela Mensah cammina per Berlino armata di pennelli con una missione: eliminare slogan dei gruppi di ultra-destra. In 25 anni ha fatto sparire 80mila scritte di stampo estremistico. Oggi dice: “Troppo odio, non posso fermarmi”

BERLINO. Ha 65 anni ma energia e tenacia la fanno sembrare più giovane. Percorre Berlino a passo spedito, una grande borsa di stoffa bianca a tracolla. Dentro, spray e raschietti, le sue armi. Da 25 anni, Irmela Mensah-Schramm, pensionata, ex assistente di disabili, è in guerra contro i graffiti razzisti, neonazisti, xenofobi. Delle minacce dei gruppi di ultradestra se ne infischia: ha cancellato dai muri oltre ottantamila loro “segnali”. Non solo a Berlino: anche in tante altre città tedesche, poi in Francia, Lussemburgo, Polonia. Percorre l’Europa. «Chi traccia una svastica su un muro, o scrive “gas agli ebrei, forca ai negri” deve rendersi conto di che cosa fa, di quale odio istiga», spiega. La chiamano “La distruttrice dell’odio”, nel 1996 ricevette la Croce al merito federale. In frequenti seminari insegna ai giovani a non farsi sedurre dal razzismo e dai neonazi. Riuscì anche a convertire alla democrazia Kevin Mueller, ex tesoriere della propaganda dell’ultradestra.
«La molla della voglia di reagire – racconta Irmela – mi si accese nell’animo quando un mattino, andando al lavoro, vidi un adesivo con scritto ‘libertà per Rudolf Hess’ nell’androne di casa. La sera era ancora là, indisturbato. Allora, indignata, lo grattai via, con la chiave». Da allora scese in campo. «Mi sentii subito meglio. Cominciai con azioni sporadiche, grattando via ogni graffito o adesivo neonazi che vedevo», narra. «Poi decisi di equipaggiarmi: vernici, raschietti, tutto il necessario». Dalla reazione emotiva di disgusto passò “poco a poco” alla guerra metodica. Due documentaristi torinesi, Vincenzo Caruso e Fabrizio Lussu, stanno girando per ‘Fotogramma 25′ la sua storia.
Prima Irmela agiva solo a Berlino, poi cominciò a viaggiare per la Germania, sempre con vernici e raschietti. «Stoccarda, Karlsruhe, Lubecca…poi anche Francia, Lussemburgo, Polonia, Austria». Lavora da sola ma cerca anche contatti. Studenti e insegnanti la chiamano per workshops e conferenze. «A volte vado a caso a caccia di graffiti dell’odio, a volte compio missioni mirate, domani andrò a Belzig, in Brandeburgo». Affronta anche rischi e minacce, lei che ogni mese spende 300 euro della sua pensione per comprare gli attrezzi di lavoro. «Minacce anonime dei neonazi, una volta un anziano passante, vedendomi cancellare un graffito razzista, mi insultò». Scova e gratta via scritte d’ogni tipo: ‘Gasiamo gli ebrei’, ‘appendiamo i negri ai lampioni’, ‘deportiamo i Kanak’ (ndr termine razzista per stranieri)…«Penso che la mia libertà finisca quando quella di un altro è minacciata, e contro razzisti e nazi sono volentieri intollerante», dice Irmela sorridendo.
«Quel giovane, Kevin – narra ancora – mi aveva spesso minacciato. Riuscii a contattarlo, si convinse a dissociarsi. Qualche mese dopo mi venne a trovare, fiero di non avere più la testa rasata: ‘guardi i miei capelli ora, le dicono qualcosa’, sussurrò. I seminari con i giovani sono la sua grande soddisfazione. «Porto sempre la mia fotoesposizione itinerante, immagini di tanti graffiti dell’odio che ho distrutto. E discutiamo. La reazione dei giovani è fantastica, in molte scuole hanno cominciato a inventarsi contro-slogan: ‘stranieri benvenuti’, ‘appendiamo la biancheria e non la gente’, ‘l’odio va distrutto, negli animi e nelle strade’».

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