La lobby di Dio come sistema: da Cielle alle Coop Rosse

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Berlusconi e don Verze'

di Ernesto Milanesi*

È decisamente arrivato il momento di accendere i riflettori sulla galassia che da Comunione e liberazione conduce fino alla Compagnia delle Opere. Le informazioni connettono fatti, persone, interessi che vanno oltre le notizie di cronaca. Lontani mille miglia dal furore giudiziarista (il garantismo rispetto ai teoremi qui è fuori discussione almeno dal 7 aprile 1979) – si possono disegnare con sufficiente precisione i contorni del sistema nel sistema.

Il «caso San Raffaele» rinvia alla sanità accreditata del «modello Formigoni», più volte denunciata perfino dall’ex assessore regionale leghista Alessandro Cè. Dietro la facciata dell’ospedale di don Verzé si intuisce un verminaio economico-finanziario: fa il paio con l’opaco mondo del «ciclo del mattone» che affiora dall’Expo 2015. A nessuno sfugge come, a Milano e in Lombardia, i ciellini hanno saputo incistare lo stesso servizio sanitario pubblico. Né che il «partito ciellino», dal mancato presidente dell’Europarlamento, Mario Mauro, al vice presidente di Montecitorio, Maurizio Lupi, occupa posti tutt’altro che secondari nell’apparato berlusconiano.

Ma gli interessi si rivelano ben più ramificati. Il «caso Penati» parla (eccome!) dell’eredità riformista della Quercia che tuttora inquina il Partito democratico. Sindaco, presidente di Provincia, “guida” delle autostrade, riferimento delle coop “rosse”, capo dello staff di Pierluigi Bersani: Penati incarna una vocazione business oriented della politica e soprattutto è l’emblema di una sorta di compromesso storico applicato agli affari.

La Lombardia del Duemila racconta il link della holding ciellina con consorzi, cooperative e sigle che appartenevano in origine al movimento operaio. Basta applicarsi alle gare d’appalto per «scoprire» il nesso costante fra Compagnia delle Opere e Lega Coop. Informazioni di dominio pubblico, senza bisogno di scomodare nessuno… Il Veneto, invece, rappresenta la succursale ciellina votata alla sussidiarietà nel flusso di denaro pubblico. Prima i finanziamenti europei, in particolare nei corsi di formazione e nelle energie “pulite”. Poi la logistica nei capannoni di proprietà comunale prima di traslocare verso la gestione dell’hub di Parma. Ma anche l’Università (saccheggiata a partire da mense, residenze e servizi per gli studenti) o gli ospedali con i call center, la ristorazione, le pulizie e le polizze assicurative.

CdO Nord Est era diventata, di fatto, la vera Confindustria e insieme il miglior «sindacato» delle imprese edili. Ha appena traslocato nella Verona del sindaco leghista Flavio Tosi, dove si prospettano affari ghiotti. Lo stesso tipo di “doroteismo” amministrativo che contraddistingue i sindaci democratici: da Flavio Zanonato (per il Corriere della sera il «Formigoni del Veneto») ad Achille Variati mai insensibile alla concertazione. Insomma, è il regno lombardo-veneto dei fedelissimi di don Giuss. Forse, l’ipocrita compiacenza mediatica non basta più ad eclissare il «lato B» della fraternità religiosa, delle comunità familiari e della fede integrale.

Con il trionfo di Giuliano Pisapia si è incrinato il muro della reticenza sul «governo parallelo» dei beni comuni. Con il crac del San Raffaele e il suicidio eccellente del massimo amministratore, l’arcivescovo ciellino Angelo Scola farà fatica a distribuire assoluzioni dai peccati mortali. Con Penati crocefisso, il Pd di Bersani è già ostaggio dei ciellini: sì, sì, sì, oh sì come insegna Sabina Guzzanti.
Fatti precisi, diagrammi di flusso e relazioni pericolose impongono – una volta per tutte – di preoccuparsi della contaminazione con la lobby di dio e degli effetti perversi che produce, non solo a nord. Facciamo la «radiografia» di sponsor, ospiti e amici al prossimo meeting di Rimini? Controlliamo le imprese che cannibalizzano l’economia e il welfare? Verifichiamo chi sono gli “eletti” e i devoti? Ecco come si può essere, davvero, diversi e alternativi. Non tutto è roba loro. A cominciare dalla libertà…

*Il Manifesto

0 Comments

  1. Fulvio Bresciani

    Falso! Alessandra Ziniti e il titolista di ALTRACITTA' sono IGNORANTI in materia. Provino che CL, Movimento Ecclesiale, c' entra minimamente con le opere gestite, a loro privata e personale responsabilità, assumendosene INTERAMENTE, rischi, meriti o errori !

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  2. Fulvio Bresciani

    (in realtà, 'altracittà' diffonde in periferia articoli di 'Repubblica', 'Il Manifesto', 'Il Fatto Quotidiano', …) – Nel pentolone, ad es., cosa c' entra C.L. con d.Verzè (defunto) e con Berlusca ?-

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