La Liberazione a Casa Cervi

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di Floriana Pagano

«La fiera popolazione del piccolo centro reggiano si sollevava contro i nazifascisti, partecipando con coraggiosa determinazione ed altissima dignità morale alla Resistenza. Oggetto di feroci rappresaglie razzie e barbarie, sorretta da indomito spirito patriottico e da profonda fede negli ideali di libertà e di giustizia sociale, sopportava la perdita di un numero elevato dei suoi figli migliori, dando luminoso esempio di abnegazione, di incrollabile fermezza ed amor patrio» – Gattatico (RE), 1943 – 1945

A due passi dal poligono di Reggio Emilia dove, nel novembre del 1943 furono fucilati dai fascisti i sette fratelli Cervi, c’è un piccolo paese che si chiama Gattatico, 5636 abitanti medaglia d’argento al merito civile. I fratelli Cervi abitavano in una grande casa colonica che sorge nel podere “Campi Rossi”, oggi museo della Resistenza e della storia del movimento contadino. L’appuntamento, al Museo Cervi, la mattina del 25 aprile è da sempre un’importante commemorazione. A partire dagli ultimi 10 anni, però, festeggiare la festa di liberazione in questo luogo ha assunto una dimensione nazionale, grazie al lavoro dei tantissimi volontari e delle associazioni locali diventando il simbolo dei festeggiamenti del 25 aprile. E’ qui che batte il cuore del partigiano.

Ruggero Maria Manzotti, 27 anni, di Gattatico, giovane consigliere provinciale del PRC, non ha mai mancato questo appuntamento. “La mattina del 25 aprile, da sempre, le famiglie di Gattatico, Campegine, Castelnuovo Sotto, Sant’Ilario d’Enza prendono la bicicletta e tutti insieme raggiungono dai propri luoghi di provenienza, il Museo di Casa Cervi. La chiamano “biciclettata antifascista”.  «In questi anni si è lavorato perché il 25 aprile del Museo diventasse non solamente un importante momento di ricordo ma anche e soprattutto un luogo di resistenza attiva e un presidio stabile della democrazia in questo paese. Ne è la dimostrazione, la presenza di migliaia e migliaia di giovani che anche quest’anno hanno partecipato in tantissimi». La festa  di liberazione qui è ancora molto sentita. Il nonno di Ruggero, Demos, partigiano combattente, 82 anni portati a meraviglia, la resistenza l’ha conosciuta bene così come ha conosciuto i Cervi. Il 24 aprile 1945, i fascisti gli hanno ucciso il fratello, Iefte anche lui partigiano. In famiglia, dunque, la liberazione è stata sempre vissuta come un momento di grande felicità e di intenso dolore. Demos ricorda, tra le altre cose, il giorno della prima “pastasciutta”: il 25 luglio 1943, alla notizia delle dimissioni del Duce, la famiglia Cervi, contravvenendo alle proibizioni instaurate dal regime fascista, organizzò nell’aia di casa, una pastasciuttata invitando tutta la popolazione di Gattatico e di Campegine per festeggiare la notizia. Da allora, ogni anno, si ripete questa che è diventata una vera e propria tradizione; a fine agosto, ancora oggi, si mangia pastasciutta sotto le stelle dei Campi Rossi.

Festeggiare la festa della liberazione qui non è retorica. L’Istituto Cervi, insieme al Circolo ARCi “Fuori Orario”, all’ANPI di Campegine e di Gattatico, insieme a tante altre associazioni, organizzano con l’aiuto di tanti volontari, questo appuntamento. 10.000 le presenze calcolate quest’anno con Anna Finocchiaro, senatrice del Partito Democratico, l’attore Moni Ovadia e, per la musica, Vinicio Capossela la Banda Bardò. Alle ore 15.00, raccontano gli organizzatori, erano già terminati i 500 kg di gnocco fritto preparati per il pranzo. Tavolate immense, persone in coda per prendere da mangiare e da bere e, nel prato, famiglie che parlano e giocano. C’è il sole. Per fortuna degli organizzatori e di partecipanti, è una bella giornata. Agnese, di soli 5 anni, gioca nel prato a fare le torte con i sassolini. Anche lei è qui per festeggiare con la famiglia la festa di liberazione. Viene da Milano. Ci racconta che conosce la canzone del partigiano. Le chiediamo di cantarcela. Ma si schernisce, timidamente, dicendo che, in realtà, la canzone la conosce soltanto perché sentita dalla sorella. Per questo, si “giustifica”, non ce la può cantare. Quando il padre la viene a cercare, ci congratuliamo con lui per questa sua figlia così socievole  e intelligente. Agnese è davvero una bella bambina con due grandi occhi azzurri. Ma le parole della canzone del partigiano, in realtà, le conosce, dice il padre che la invita a cantare. E così, cantando “Bella Ciao”,  scopriamo perché Agnese questa canzone non la voleva proprio cantare: si commuove quando pensa ai partigiani che sono stati uccisi e si mette a piangere. In questa giornata, conoscere Agnese è stata l’emozione più bella!

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