La grande fuga dal Multiplex Medusa ora punta sul Warner

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Sarà che le indagini della magistratura sono una cosa seria… ma se addirittura Berlusconi, se ne va da Novoli vuol dire che la situazione per l’Immobiliare proprietaria della megastruttura sotto inchiesta è davvero cupa. La cronaca dal Corriere Fiorentino.

di Claudio Carabba

La battaglia finale forse sarà inutile, anche se tut­ti hanno l’ultimo colpo in canna. Perché si profila un colpo di scena. La Me­dusa (la potente società cinematografica che fa ca­po a Silvio Berlusconi), in­fatti, potrebbe tirarsi fuo­ri dal Multiplex, stanca del continuo tira e molla. La maggioranza dell’at­tuale Consiglio comunale (o quel che resta) vuole chiudere a ogni costo la travagliata questione di Novoli, ovvero la costru­zione di un bel centro commerciale con una multisala cinematografi­ca sul trono.

Nonostante che da alcuni mesi la procura della Repubblica abbia messo il sigillo ai cantieri per irregolarità sul­la costruzione e sui volumi, la com­missione urbanistica di Palazzo Vec­chio, ora guidata dal battagliero An­tongiulio Barbaro, pensa che la que­stione possa essere risolta, non con una «sanatoria» (termine a loro avvi­so improprio) ma con un ritorno ai vo­lumi originali, quelli del primo proget­to del 2001.

L’argomento sarà portato nel Consi­glio Comunale di lunedì prossimo. A sinistra l’opposizione, guidata da Or­nella De Zordo, parla invece proprio di indebita sanatoria, e di un interven­to assai inopportuno (o peggio) men­tre la magistratura è al lavoro; la spe­ranza è di avere il sostegno dei Verdi e di spicchi della maggioranza (magari anche della minoranza di Forza Italia) per bloccare la decisione. Fuori da Pa­lazzo Vecchio, Maurizio Paoli, che co­me presidente degli esercenti della Provincia è stato uno dei protagonisti dello scontro, usa termini ancor più coloriti: «Mi sembrano i soldati di Sa­lò pronti a sparare l’ultima raffica».

Ma in questo quadro piuttosto com­plesso, come si diceva, ci potrebbe es­sere un colpo a sorpresa. La Medusa, che doveva gestire il Multiplex di No­voli con un contratto alquanto costo­so, stancata da ostacoli e discussioni, starebbe per lasciare il piatto, prefe­rendo puntare sulla non lontana Mul­tisala della Warner Bros, come dire sulla concorrenza diretta. Era da un po’ di tempo che si ipotizzava l’uscita della Warner (la major americana che ha sale in tutta Italia) da Firenze. La crisi economica indurrebbe infatti la multinazionale a una riduzione del­l’impegno sul nostro territorio. Taglia­re i rami secchi, si dice in questi casi. E Firenze rientrerebbe nell’albero. No­nostante che la sala Warner si alzi co­me una torre grigia in uno dei luoghi più desolati della città (in confronto, certe notti solitarie, il Bronx sembra Disneyland) l’affare c’è, perché spe­cialmente nei fine settimana gli incas­si sono alti. Come alte sono, d’altra parte, le spese di affitto e di gestione. Nei mesi scorsi anche un altro circui­to internazionale (l’Uci), che ha già aperto ad Arezzo e a Sinalunga sareb­be stato vicino all’acquisto, ma l’accor­do non è arrivato. Nello spiraglio sa­rebbe entrata la Medusa, spalancando la porta con i suoi ricchi mezzi. Que­sto spiegherebbe anche l’improvviso nervosismo del dottor Marinesi, capo della San Donato, la società responsa­bile di Novoli, che ha anticipato al Co­mune la richiesta di un risarcimento milionario, nel caso che la vicenda non vada a buon fine (per la San Do­nato s’intende). La disputa su Novoli e il suo Multiplex si riaccenderà lune­dì in punta di diritto. Sul piatto ci so­no molteplici argomenti: Dia valide o improvvisate; volumi in eccesso; li­cenze cinematografiche da rinnovare in fretta; l’ipotesi di una nuova legge della Regione toscana che con una sor­ta di «deregulation» rinuncerebbe al coordinamento delle sale, lasciando ogni competenza ai Comuni.

Se il passaggio della Medusa nel piazzalone della «Warner» sarà confer­mato, la questione non sarebbe più ur­gentissima, ma resterebbe in piedi. Perché, se i cantieri fossero riaperti, un altro esercente (perché no la stessa Uci?) potrebbe essere attratto dall’affa­re. Anche se due Multiplex così vicini fra loro, non solo provocherebbero lo sterminio dei piccoli, ma anche un sanguinoso duello fra titani.

Al di là della disputa legale, questo è il tema, questa la domanda: qual è il tipo di sviluppo che vogliamo per la città: un centro storico da Scoppio del carro continuo, lasciato all’assalto quotidiano dei pur economicamente preziosi turisti, o un luogo cultural­mente vitale? I governanti di Firenze e della città hanno spesso dato la sensa­zione di non essere interessati a que­sto tipo di discussione.

Nel moderato pessimismo, fondato sulla gestione degli affari del cinema, apre un varco una dichiarazione di Da­rio Nardella (attuale capo della com­missione cultura e probabile assesso­re nell’ipotesi di una vittoria elettora­le di Renzi) che dopo un lungo silen­zio proprio ieri ha invitato a riflettere «sui cinema che chiudono» e ha espresso forti perplessità sul me­ga- centro di Novoli . È un primo pas­so, meglio che niente; anche se non si capisce bene se è un punto di parten­za o d’arrivo. Perché, come dice Quen­tin Tarantino (e il caso Novoli lo con­ferma) ogni storia ha un inizio, un centro e una fine, ma non necessaria­mente in quest’ordine.

[Fonte Corriere Fiorentino]

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