13 dicembre 2018

La Curia di Firenze ci ripensa: don Santoro può tornare nella sua comunità

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La Curia di Firenze ci ripensa: don Santoro può tornare nella sua comunità. La prima messa, dopo cinque mesi dalla rimozione, sarà domenica, prima della «Zap», Zona altamente partigiana, la grande iniziativa promossa al centro sociale Il Pozzo per la Festa della Liberazione. Alessandro era stato rimosso per aver celebrato il matrimonio tra Sandra, una donna nata uomo, e Fortunato. Per una volta, nella chiesa sconvolta dallo scandalo pedofilia e in crisi per le chiusure della gerarchia, il vento soffia dalla parte giusta
Giovedì 22 aprile, ore 19: telefonate, messaggi telefonici, e-mail. La buona notizia, tanto attesa, arriva con una telefonata di Alessandro al centro sociale Il Pozzo, Firenze, e comincia subito a rimbalzare in molto modi. Alessandro Santoro, prete della comunità delle Piagge, riprende il suo posto cinque mesi dopo la rimozione imposta dal vescovo Giuseppe Betori, dopo il matrimonio tra Sandra [una donna nata uomo] e Fortunato, già sposi con rito civile da venticinque anni.
«L’idea di stare nuovamente in quella situazione, insieme alla gente con la quale ho trascorso gli ultimi quindici anni della mia vita, è un bel pensiero», dice al telefono Alessandro, che domenica 25 aprile tornerà dunque a celebrare la messa alle Piagge, dopo aver trascorso questo periodo di esilio a Diacceto [Fi], nella Fraternità di Romena. «Ho pensato spesso in questi mesi – prosegue – che quella straordinaria esperienza potesse essere messa in discussione, potesse essere abbandonata, minacciata. Ora possiamo tornare a sostenerci l’un l’altro, a dare fiato e respiro a questa storia di condivisione profonda e di dignità».
Di certo, quella storia «straordinaria», nonostante la ferita, non si è fermata in questi mesi: il doposcuola con i ragazzi [con alle spalle storie difficili], i progetti di microcredito, le catechesi di un cristianesimo poco ortodosso e ricco di dubbi, l’accoglienza di migranti e rom, le attività di riciclo e quelle della bottega dell’economia solidale, solo per citare alcune delle iniziative promosse dalla comunità, hanno continuato a tessere i legami sociali di questo quartiere della periferia fiorentina, ribelle quanto complicato. «Quando ho ricevuto il messaggio dal centro sociale – racconta Adriana Alberici, consigliera municipale per la lista Cantieri solidali, nata intorno al centro sociale Il Pozzo – mi sono emozionata. Questa mattina ho parlato a lungo con Alessandro e gli ho detto che la sua vacanza è terminata.., c’è la festa della Liberazione e la raccolta delle firme per il referendum sull’acqua, e ci sono tante cose su cui lavorare insieme per il nostro quartiere e per la nostra città». Anche il seme gettato con l’incontro promosso da Carta e altri [non per caso] alle Piagge in ottobre, «Democrazia chilometro zero», ha contribuito a incoraggiare la comunità.
Ma perché a don Alessandro è stato concesso di tornare? A leggere i giornali, la decisione della Curia è avvenuta soltanto dopo che nei giorni scorsi Alessandro ha scritto una lettera all’arcivescovo nella quale «si rende conto di aver provocato disagio e turbamento in buona parte della comunità ecclesiale e presbiterale» e di «aver provocato, anche se senza volere, un’incrinatura in questa comunione»; per questi motivi Alessandro avrebbe fatto un giuramento di obbedienza speciale. «Quello che colpisce – commenta Adriana – è che i media si rifiutano di parlare di ripensamento del vescovo, per loro siamo di fronte a un pentimento di Alessandro, punto e basta». La realtà. invece, è più complessa: non solo il vescovo Betori in questi mesi è rimasto sorpreso dalla resistenza e dalla responsabilità mostrata dalla comunità [in questo periodo la curia ha inviato per la messa domenicale l’anziano don Renzo Rossi, accolto bene dalla comunità], non solo è rimasto stupito del forte desiderio di Alessandro di voler restare comunque prete, non solo Betori era preoccupato di una eventuale scissione in stile Isolotto [la comunità di base di Enzo Mazzi], ma anche altri parroci della città si sarebbero espressi a favore di don Santoro, oltre ad Alex Zanotelli e Luigi Ciotti. Quanto al «giuramento speciale» si tratterebbe della prassi ordinaria per tutti i parroci, che finora Alessandro non aveva fatto.
Oggi Alessandro non ha molta voglia di tornare a parlare dei motivi più o meno formali della rimozione, e neanche della chiesa sconvolta, indebolita, in crisi profonda al di là delle apparenze, dallo scandalo pedofilia ma soprattutto dalla linea conservatrice del pontefice e della Conferenza dei vescovi italiana. Pensa alla messa di domenica 25 aprile, il giorno in cui la comunità ha organizzato la «Zap», Zona altamente partigiana, per festeggiare la Liberazione, «che da quest’anno – si legge sul giornale web delle Piagge – avrà, se possibile, ancora maggior senso, almeno per noi».

di Gianluca Carmosino, da Carta

La Curia di Firenze ci ripensa: don Santoro può tornare nella sua comunità. La prima messa, dopo cinque mesi dalla rimozione, sarà domenica, prima della «Zap», Zona altamente partigiana, la grande iniziativa promossa al centro sociale Il Pozzo per la Festa della Liberazione. Alessandro era stato rimosso per aver celebrato il matrimonio tra Sandra, una donna nata uomo, e Fortunato. Per una volta, nella chiesa sconvolta dallo scandalo pedofilia e in crisi per le chiusure della gerarchia, il vento soffia dalla parte giusta

Giovedì 22 aprile, ore 19: telefonate, messaggi telefonici, e-mail. La buona notizia, tanto attesa, arriva con una telefonata di Alessandro al centro sociale Il Pozzo, Firenze, e comincia subito a rimbalzare in molto modi. Alessandro Santoro, prete della comunità delle Piagge, riprende il suo posto cinque mesi dopo la rimozione imposta dal vescovo Giuseppe Betori, dopo il matrimonio tra Sandra [una donna nata uomo] e Fortunato, già sposi con rito civile da venticinque anni.

«L’idea di stare nuovamente in quella situazione, insieme alla gente con la quale ho trascorso gli ultimi quindici anni della mia vita, è un bel pensiero», dice al telefono Alessandro, che domenica 25 aprile tornerà dunque a celebrare la messa alle Piagge, dopo aver trascorso questo periodo di esilio a Diacceto [Fi], nella Fraternità di Romena. «Ho pensato spesso in questi mesi – prosegue – che quella straordinaria esperienza potesse essere messa in discussione, potesse essere abbandonata, minacciata. Ora possiamo tornare a sostenerci l’un l’altro, a dare fiato e respiro a questa storia di condivisione profonda e di dignità».

Di certo, quella storia «straordinaria», nonostante la ferita, non si è fermata in questi mesi: il doposcuola con i ragazzi [con alle spalle storie difficili], i progetti di microcredito, le catechesi di un cristianesimo poco ortodosso e ricco di dubbi, l’accoglienza di migranti e rom, le attività di riciclo e quelle della bottega dell’economia solidale, solo per citare alcune delle iniziative promosse dalla comunità, hanno continuato a tessere i legami sociali di questo quartiere della periferia fiorentina, ribelle quanto complicato. «Quando ho ricevuto il messaggio dal centro sociale – racconta Adriana Alberici, consigliera municipale per la lista Cantieri solidali, nata intorno al centro sociale Il Pozzo – mi sono emozionata. Questa mattina ho parlato a lungo con Alessandro e gli ho detto che la sua vacanza è terminata.., c’è la festa della Liberazione e la raccolta delle firme per il referendum sull’acqua, e ci sono tante cose su cui lavorare insieme per il nostro quartiere e per la nostra città». Anche il seme gettato con l’incontro promosso da Carta e altri [non per caso] alle Piagge in ottobre, «Democrazia chilometro zero», ha contribuito a incoraggiare la comunità.

Ma perché a don Alessandro è stato concesso di tornare? A leggere i giornali, la decisione della Curia è avvenuta soltanto dopo che nei giorni scorsi Alessandro ha scritto una lettera all’arcivescovo nella quale «si rende conto di aver provocato disagio e turbamento in buona parte della comunità ecclesiale e presbiterale» e di «aver provocato, anche se senza volere, un’incrinatura in questa comunione»; per questi motivi Alessandro avrebbe fatto un giuramento di obbedienza speciale. «Quello che colpisce – commenta Adriana – è che i media si rifiutano di parlare di ripensamento del vescovo, per loro siamo di fronte a un pentimento di Alessandro, punto e basta». La realtà. invece, è più complessa: non solo il vescovo Betori in questi mesi è rimasto sorpreso dalla resistenza e dalla responsabilità mostrata dalla comunità [in questo periodo la curia ha inviato per la messa domenicale l’anziano don Renzo Rossi, accolto bene dalla comunità], non solo è rimasto stupito del forte desiderio di Alessandro di voler restare comunque prete, non solo Betori era preoccupato di una eventuale scissione in stile Isolotto [la comunità di base di Enzo Mazzi], ma anche altri parroci della città si sarebbero espressi a favore di don Santoro, oltre ad Alex Zanotelli e Luigi Ciotti. Quanto al «giuramento speciale» si tratterebbe della prassi ordinaria per tutti i parroci, che finora Alessandro non aveva fatto.

Oggi Alessandro non ha molta voglia di tornare a parlare dei motivi più o meno formali della rimozione, e neanche della chiesa sconvolta, indebolita, in crisi profonda al di là delle apparenze, dallo scandalo pedofilia ma soprattutto dalla linea conservatrice del pontefice e della Conferenza dei vescovi italiana. Pensa alla messa di domenica 25 aprile, il giorno in cui la comunità ha organizzato la «Zap», Zona altamente partigiana, per festeggiare la Liberazione, «che da quest’anno – si legge sul giornale web delle Piagge – avrà, se possibile, ancora maggior senso, almeno per noi».

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