La crisi colpisce duro, ma i soci di Publiacqua navigano nell'oro

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Mentre il modello politico-economico toscano guidato dal PD continua a mungere i cittadini attraverso Publiacqua. Ecco il caso Mugello raccontato da Piera Ballabio di Libero Mugello.

LA CRISI NON COLPISCE PUBLIACQUA
I CITTADINI CONSUMANO MENO MA PAGANO DI PIU’

Abbiamo esaminato nel dettaglio la terza revisione tariffaria approvata il 17 dicembre 2010 dai sindaci che compongono l’ATO 3 (con la quale la maggioranza dei sindaci ha respinto la richiesta del comune di Firenze di prorogare al 2026 la concessione del servizio a Publiacqua) ed allegata definitivamente ad una delibera del consiglio di amministrazione dell’ATO del 22 luglio 2011, approvata quindi dopo l’esito referendario senza che ci sia il benché minimo accenno ai cambiamenti introdotti dal risultato. Infatti, in totale spregio della volontà degli elettori, si riconosce per i prossimi 10 anni al gestore Publiacqua la cosiddetta “remunerazione sul capitale investito”, cioè un tasso del 7% sugli investimenti effettuati (in banca è grassa se ti concedono 2%), che ammonta in totale alla cifra sbalorditiva di quasi 300 milioni di euro.

Inoltre si dichiara che gli utenti con la tariffa hanno pagato ammortamenti e remunerazione per investimenti non effettuati per un valore di 38,4 milioni di euro. Tutti noi siamo portati a pensare: ebbene ci renderanno nei prossimi anni ciò che abbiamo pagato in più. Invece succede l’esatto contrario: i risparmi sui consumi di acqua effettuati dai cittadini (meno consumo per 3 milioni di metri cubi nel 2002, 2 milioni del 2009, 4 milioni nel 2004) hanno smentito le previsioni di entrata di Publiacqua che però non si scompone più di tanto e chiede all’ATO di recuperare il mancato introito aumentando la tariffa. La somma pretesa dal gestore e concessa dai sindaci è di 46,2 milioni di euro che gli utenti stanno rendendo e renderanno nei prossimi tre anni e che si aggiunge ai 14,70 milioni già resi nel triennio appena trascorso.

Nella revisione tariffaria – prevista ogni tre anni – l’ATO quindi fa i conti sul dare e l’avere nei confronti del soggetto gestore e, come quasi sempre accade, il conteggio si chiude con somme cospicue da restituire a Publiacqua. La causa principale sono le somme iscritte per le opere da eseguirsi, cioè gli investimenti, ma non esiste alcuna apprezzabile verifica circa la congruità dei costi di tali opere né la loro effettiva priorità. Da sempre noi chiediamo di sapere come viene controllato tutto ciò, ma a questa domanda non c’è mai una risposta convincente.

Ne è un palese esempio la questione dei fontanelli che nella revisione tariffaria sono inclusi sia come investimento sia come manutenzione.

Ci domandiamo innanzi tutto come sia possibile che i sindaci dei comuni del Mugello e della Val di Sieve abbiano accettato tale inclusione visto che molti di essi hanno già realizzato o stanno allestendo i fontanelli gestendoli poi con risorse proprie, cioè dei propri cittadini, tramite il pagamento dell’acqua gassata. In altre parole gli abitanti del Mugello e Val di Sieve, dopo aver contribuito tramite le proprie istituzioni all’acquisto e direttamente alla gestione del fontanello, dovranno, con la propria bolletta, pagare gli interventi di Publiacqua: l’installazione di quelli nuovi nonché la manutenzione di quelli nuovi e di quelli già in funzione soprattutto a Firenze.

I fontanelli di Publiacqua hanno un costo di manutenzione ordinaria di circa 13.000 euro l’anno (276.000 euro per 21 fontanelli nel 2011, somma destinata a crescere negli anni successivi per l’allestimento di altri fontanelli). Questi costi ci sembrano francamente eccessivi visto che ad esempio la gara conclusa dalla Comunità Montana del Mugello ha spuntato un costo di 60.000 euro per due fontanelli bi-facciali più addirittura la messa a disposizione di altri quattro fontanelli mono-facciali, ed un costo unitario di manutenzione di 7.000 euro l’anno compresa la manutenzione straordinaria, la fornitura CO2 per l’erogazione di acqua gassata e la tutela nei confronti di atti vandalici. Publiacqua costruirà i nuovi fontanelli con un costo cadauno di 33.000 euro, veramente alto per chi di mestiere e in regime monopolistico sta gestendo il servizio idrico.

Perché questa notevole differenza di costi di realizzazione e manutenzione che, come detto, vanno ad incrementare la tariffa per tutti i cittadini?

Il risultato finale di questa terza revisione tariffaria (la cui legittimità è messa fortemente in dubbio dal fatto che, come già detto, non rispetta il responso referendario) è la crescita continua della tariffa nei prossimi dieci anni: tra dieci anni l’acqua costerà il 33,7% in più, la fognatura sarà aumentata del 102,2% e la depurazione del 33,3%. E per chi non è allacciato alla depurazione ma si presume che lo sarà (i cosiddetti “depurabili”) viene anche introdotta per la prima volta nel 2011 la tariffa d2.

E i cittadini pagano …

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