15 novembre 2018

La bici condivisa, anche a Firenze, a patto che… L'analisi di Firenzeinbici

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dal sito di Firenzeinbici
http://www.firenzeinbici.net/

“Bike sharing”, parola di moda ma spesso fraintesa. Si tratta di un sistema di “biciclette condivise” con gestione elettronica (abilitazione, prelievo, riconsegna, pagamenti). Il più noto è il Velib parigino, con migliaia di postazioni in tutta la città, per es. alle fermate dei trasporti pubblici, nei quartieri etc., a poche centinaia di metri l’una dall’altra. Il suo significato é infatti essenzialmente l’intermodalità, cioè la connessione fra vari mezzi di trasport, di cui proprio la bicicletta è regina. In questo senso non si tratta di un banale noleggio, come spesso si crede.
In Italia è presente a Milano (“bikeMi”) mentre altre città hanno in esercizio sistemi più modesti e non sempre adeguati.
E da noi?
Se ne parla da alcuni anni, e probabilmente la città è un candidato ideale per un sistema di bike sharing, in grado di fornire un grosso impatto positivo sui drammatici problemi della mobilità urbana.
Sicuramente sarebbe una risposta alle ricorrenti lamentele sulla ZTL notturna e anche su quella diurna, soprattutto da parte di commercianti e gestori di locali. E proprio la cerchia dei viali di circonvallazione, forse con qualche propaggine esterna, sarebbe sicuramente il fulcro del sistema almeno in un primo stadio.

Salta però agli occhi di tutti che per un sistema efficace e funzionate vanno soddisfatte alcune pre-condizioni, a monte. Proprio in ZTL la circolazione delle biciclette, del bike sharing o proprie, incontra numerosi ostacoli. Essi derivano dal fatto che, nonostante si tratti di una zona che di regola dovrebbe prevedere poco o nulla traffico motorizzato privato, la viabilità è tutta congegnata per questo ultimo. Che infatti, con una infinità di deroghe o abusi tollerati, invade e devasta il centro.
Esempio tipico: per arrivare in bici da piazza S. Marco a Piazza Indipendenza senza violare il Codice sarebbe necessario passare da p.za Libertà, 1800 metri invece dei 450 di percorso diretto. Un giro pesca assurdo (vedi qui) dettato dal divieto di percorrere due brevi tratti di circa 70-80 metri ciascuno di corsie preferenziali. Le quali per altro sono invece abilitate al transito di “cani e porci”, furbi inclusi.

Altro assurdo da rimuovere sono le vie e zone pedonali (transitabili in bici secondo il Codice) a “senso unico”. La segnaletica andrà invece dotata del pannello “eccetto bici” per superare l’assurda anomalia e renderle ciclabili in ambo le direzioni.

E’ necessario qundi che la viabilità della ZTL venga ridisegnata e adeguata, anche tramite segnaletica, ad una vastissima circolazione delle biciclette, ribaltando la perversa logica attuale che mette al primo posto un traffico motorizzato che non dovrebbe esserci o subordinarsi ad una viabilità focalizzata su pedoni, bici e trasporto pubblico.

Va sgombrato il campo da un malinteso: un sistema di bike sharing non è alternativo e non sostituisce affatto la creazione di condizioni di circolazione e di sosta per le migliaia di fiorentini che usano la bici propria, e continuerannoa farlo. Quindi rete ciclabile diffusa e non frammentata, rastrelliere etc. Il sistema di bici condivise invece va a svolgere un ruolo di intermodalità con altri mezzi di trasporto (treno, bus, auto da parcheggi scambiatori, zone commerciali etc) per una utenza diversa, talvolta anche occasionale. Ed ha un grosso impatto sulla diffusione della bicicletta come mezzo di trasporto, di “promozione” in un certo senso, anche a favore della ciclabilità con mezzo proprio.

Sull’aspetto costi sono in circolazione altre leggende, forse interessate. La gestione è interamente a carico della concessionaria della pubblicità, e l’investimento iniziale solo apparentemente alto: si pensi che il costo del rifacimento di parte di piazza Duomo è di circa 900.000, poco sotto ad un ipotizzato esborso di circa 1 milione di euro per l’avvio di un bike sharing fiorentino top level. Del resto l’investimento iniziale può a sua volta essere coperto da contributi statali, regionali ed europei, o da fondazioni e sponsor, come già avvenuto in altre città.

0 Comments

  1. sergio

    I costi sono di circa 2500 euro a bici per l’impianto e di circa 1000 euro l’anno per la gestione, che si paghino cash o tramite concessione di spazi pubblicitari non fa differenza.
    Per un bike sharing efficiente servono a Firenze almeno 1000 bici (rapporto ottimale una bici ogni 400 utenti potenziali, cioè residenti+pendolari+studenti stranieri+turisti), cioè 2.500.000 euro di impianto e 1 milione di euro di gestione.
    Ne vale la pena quando 2 famiglie su tre possiedono una bicicletta propria e quando mancano almeno 30.000 posti nelle rastrelliere?

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