La baraccopoli degli invisibili: accade a Firenze

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La città nascosta è nata in mezzo agli arbusti e all’immondizia. Invisibili, sono state alzate tra la boscaglia fitta “case” in legno e lamiera. Si dorme su materassi improvvisati, tadalafil brandine ripescate dalla spazzatura. Ci si lava con l’acqua in bottiglia. La luce ovviamente non c’è. Al freddo, quel che resta per scaldarsi è il fornello a gas, quando non funziona da cucina. Accanto ai panni stesi ai rami, le discariche a cielo aperto portano a galla lastre di amianto seppellite, fusti dal contenuto sconosciuto, scheletri di lavatrici e carcasse di animali. La vita, nella bidonville di via Pietri, a pochi chilometri dal centro di Firenze, procede tra disperazione e indifferenza. ma anche solidarietà e reciproca assistenza. Sahid è un nordafricano di 30 anni. Sul tavolo ha preparato il tè e i biscotti. Li offre aprendo le porte della sua “casa”, 3 capanne a pochi metri l’una dall’altra. In una ci ha messo la tazza del wc, nell’altra la camera da letto e davanti all’ingresso ha ricreato un selciato curato di pietre. Di là dallo spiazzo invece c’è una tenda dove cucina, con le stoviglie appese a un ramo. La sua vicina è Olga, una signora romena di 65 anni. La sua storia è quella di tante donne che per campare vengono a cercare in Italia. Olga è arrivata a Firenze 8 anni fa. Per un po’ ha lavorato come baby sitter ma nel 2007 è stata investita da un’auto. Ha fatto 109 giorni di ospedale per curare le fratture al femore e al bacino. Adesso non può più camminare. Senza lavoro, e senza i soldi che le spettano dall’assicurazione, è stata costretta a scegliere via Pietri. Il Sunia si è accollato le sue spese legali.
IL LABIRINTO
Sono solo 2 dei tanti volti invisibili del labirinto di via Pietri. Quanti siano i senzatetto che hanno costruito ripari di fortuna a pochi passi dalla caserma di polizia “il Magnifico” e dalle Poste di via Gemignani, di preciso non si sa. La gente che abita lì intorno non ne può più. Ma non sono tanto gli homeless con cui dividono il vicinato a preoccuparli. Anzi, spesso capita che portino loro da mangiare o le coperte. Gli abitanti della casa popolare autogestita di via Pietri, nonché il Sunia, dalla «Calcutta di Firenze» ci passano spesso a vedere come stanno «quei poveretti ». Quello che caso mai davvero li preoccupa è l’immobilismo delle autorità competenti, «e gli anni di promesse non mantenute». Perché la sera, quando cala il buio e i lampioni non ci sono, l’intreccio del «giardino della vergogna» diventa terra di nessuno. Molti senzatetto si fermano dopo la sosta alla mensa della Caritas che sorge lì vicino. Ma lì soprattutto si radunano gli spacciatori, le capanne vuote di giorno si riempiono di clienti delle prostitute. La Polizia in via Pietri si fa viva un paio di volte alla settimana. «Ma le pattuglie arrivano alle 8 di sera, si fermano all’imbocco della strada sterrata che affianca la mensa, non scende mai nessuno». Dopo i ripetuti appelli del Sunia e degli abitanti della casa popolare, qualcosa sembrò muoversi nell’era Cioni. «Ci furono dei controlli della Polizia Municipale, vennero alcune ambulanze per assistere i senzatetto, all’epoca dentro il bosco dormivano anche alcuni minori e intervennero gli assistenti sociali» ricorda la popolazione. Poi, il solito via vai.
AREA PRIVATA
L’area, che si estende per 4 ettari di verde e pattume, appartiene a un privato: un noto imprenditore locale che possiede anche un albergo nel quartiere 5 e altri immobili (molti dei quali dismessi e lasciati a loro stessi) e che non ha mai fatto denuncia per occupazione di terreno. «Il Comune dovrebbe assistere gli emarginati e emanare un’ordinanza per imporre al proprietario dell’area almeno la bonifica, sono anni che lo chiediamo» incalzano i cittadini. La speranza è che qualcosa si muova al più presto. Un segnale arriva dall’assessore comunale al decoro urbano Massimo Mattei che ieri ha fatto un sopralluogo nella bidonville insieme alla consigliera provinciale Alessandra Fiorentini. L’impegno a muoversi c’è e Mattei non esclude la manovra dell’ordinanza. Fatti, insomma, dopo le parole. Che riportino in luce questo pezzo di Firenze invisibile.

Valentina Buti

[Fonte: l’Unità]

0 Comments

  1. massimo parrini

    Più o meno la stessa situazione della Palude delle Piagge…

    Ma non ci sarebbe la possibilità, nel caso che i privati lascino terreni abbandonati per più di un tot anni come in queste situazioni, di prevedere un “esproprio coatto” a costo zero oppure l’obbligo di realizzare uno spazio verde DI QUALITA’ (non il soolito giardinetto con erba rasa, un’aiuola ed un’altalena) o altro di utilità pubblica (deciso con la partecipazione degli abitanti del rione)?

    Max

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