La banalità del male ai tempi di Facebook

image_pdfimage_print

Sara Capolungo per l’Altracittà

Da Firenze a Torino, passando per Facebook. Due città e due casi diversi di violenza, una fisica l’altra morale, accomunati però dall’uso del web.

Pochi giorni fa è stata resa nota la vicenda di un 14enne di Sesto Fiorentino aggredito da altri tre minorenni, dopo una lite su Facebook. Un commento  poco gradito del 14enne ha generato, infatti, la reazione violenta degli altri ragazzini provocando alla vittima un trauma cranico e varie escoriazioni. La vicenda risale a fine marzo, poi le indagini dei carabinieri hanno permesso di risalire alle identità dei tre aggressori. Ed ad accertare che la violenza era stata premeditata per vendetta , scaturita dal messaggio offensivo della vittima sul social network.

Da Torino, invece, per giorni, è stata visibile una vergognosa pagina Facebook che si prendeva gioco della tragedia della Thyssenkrupp. Poi, finalmente, è intervenuta la Polizia Postale. Oscurando un macabro “gratta & vinci”, con i volti dei 7 operai bruciati vivi nel rogo accanto a delle piccole fiamme e, più sotto, l’orrido slogan “Brucia e vinci 1 milione di euro”. La pagina, dal contenuto aperto a tutti, così si presentava: “Hai un parente disoccupato, alcolizzato e particolarmente disattento alle misure di sicurezza? Fallo assumere nei nostri stabilimenti. Puoi vincere un milione di euro senza che egli nemmeno finisca il primo turno di lavoro”. Ma evidentemente la mamma dei cretini continua a partorire, se qualcuno ha pensato di aggiungersi come membro del gruppo, arrivando a domandarsi se fosse meglio morire di freddo in un lager o di “caldo” ma “con risarcimento”.

Uno dei primi ad accorgersi dello squallido gioco e a denunciarlo alla Polizia Postale è stato Antonio Boccuzzi, deputato Pd e unico sopravvissuto a quella maledetta notte in cui morirono tra le fiamme 7 colleghi: “Sono sconvolto da quanta insensibilità possa esistere- ha affermato- mi auguro solo che i responsabili possano essere individuati”. Già perché, gli ideatori di cotanta follia si nascondevano dietro nomi fasulli. Sulla stessa pagina Facebook, infatti, qualcun altro li esortava: “Se avete coraggio, pubblicate i vostri nomi e cognomi”.
A sostenere la denuncia di Boccuzzi anche i familiari delle vittime, che intendono presentare querela per diffamazione. Rosina Demasi, madre di Giuseppe – l’ultimo ad arrendersi, a 26 anni, alle ustioni dopo 24 giorni di agonia – è un fiume in piena. «La legge ha dato ragione ai nostri cari e adesso c’è chi vuole infangare la loro memoria. Non ne possiamo più. Nessuno può immaginare la nostra disperazione. Grazie a Guariniello giustizia è stata fatta, eppure tante sono le critiche che siamo costretti a sentire. Prima gli industriali, ora questo gioco orribile che fa morire una seconda volta i nostri figli».
Nei giorni scorsi, l’eco della notizia rimbalzata su molti giornali e sul web ha contribuito a velocizzare l’oscuramento della pagina da parte della Polizia. Mentre la Procura di Torino ha deciso di aprire un’inchiesta. Se quindi la diffusione delle notizie può  produrre risultati positivi, quale rimedio utilizzare contro l’aumento sconfortante dell’ignoranza e della banalità del male?

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *