19 novembre 2018

Job act e Pitti Uomo: sul lavoro il modello Renzi passa dai diritti negati

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– senza fortuna – dalla Campagna internazionale “Abiti Puliti” che da un quarto di secolo si impegna per il rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori tessili attraverso la sensibilizzazione e la mobilitazione dei consumatori e la pressione sulle imprese e sui governi. “Può chiedere al Sig. Rosso della Diesel perché non ha risposto al questionario sulle politiche retributive e la condizione lavorativa nella sua catena di fornitura globale, dove lui produce i suoi jeans?” lo interrogava Deborah Lucchetti, coordinatrice italiana della Clean Clothes Campaign, denunciando così la mancata trasparenza e collaborazione di una delle più importanti imprese italiane della moda.

Il sindaco non ha risposto, a quanto pare chi offre posti di lavoro nell’Era Renzi può farlo senza dover render conto dei propri comportamenti alla collettività. E questo ci allarma perché i contenuti del lavoro politico di Renzi appaiono così pericolosi per i diritti di tutti i cittadini fino ad oggi tutelati da uno Statuto dei lavoratori costato un secolo di lotte dal basso. Se il mercato del lavoro va necessariamente riformato è imprescindibile farlo partendo da un rafforzamento dei diritti, dei salari e della salubrità dei luoghi di produzione. Se Renzi sposa acriticamente il modello imprenditoriale di un Made in Italy che ha come unico scopo il profitto e per mantenerlo nasconde il dietro le quinte delle filiere della moda siamo purtroppo ancora all’anno zero.

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