Italia alleata di guerra con l'affare ENI

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‘Se è impossibile fermarla questa guerra, trasformiamola in un pessimo affare per chi la propugna’ è l’appello dei Gruppi Nonviolenza e Impronta ecologica e sociale della Rete di Lilliput che propongono un’azione diretta economica sull’oro nero. Sul sito www.boycottbush.net ci sono i prodotti distribuiti in Italia delle compagnie che hanno sostenuto la campagna elettorale di Bush, tra cui la Esso su cui è in corso una campagna internazionale. In più si parla di una concreta riduzione dei propri consumi petroliferi. Con l’aiuto fondamentale della giornalista Marinella Correggia, la redazione di Altreconomia pubblica un libro sulle ragioni economiche del conflitto Stati Uniti – Iraq. La compagnia petrolifera italiana ENI sta sfruttando la politica di guerra del governo italiano per spartirsi le risorse petrolifere irachene. L’Eni in quell’area è presente in tutti i Paesi che affacciano sul Mar Caspio. Un’eventuale presenza dell’Eni a Baghdad insieme alle supermajor (Exxon Mobil,Chevron Texano, Bp Amoco, Shell, TotalFinaElf), completerebbe dunque la mappa delle relazioni tessute dal gruppo Eni in questa parte del mondo. Gruppi organizzati promuovono per Venerdì 21 Marzo ore 15 sit-in all’Eni a Roma in P.le E. Mattei. Intanto Medici Senza Frontiere (MSF) mantiene a Baghdad un’equipe medica composta da 6 persone: un chirurgo, un anestesista, un medico esperto in medicina d’urgenza, due logisti e il capo-missione.
Fonte: Altreconomia, Rete di Lilliput, Medici Senza Frontiere.

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