Italia-Libia. Sparano ai pescherecci: e agli immigrati?

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di Federico Mello per il Fatto Quotidiano

L’urlo ha preceduto solo di qualche secondo la raffica. “Fermatevi, sulla barca che sparava all’impazzata, pare ci fossero oltre dieci italiani tra agenti della Guardia di Finanza, “osservatori” e tecnici.

L’accordo Italia-Libia prevede che a “sei unità navali con equipaggi misti” sia affidato il compito di “controllo, ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporto di immigrati clandestini, sia in acque territoriali libiche che internazionali, operando nel rispetto delle Convenzioni internazionali vigenti”.

La domanda, allora, sorge spontanea. Se per “controllo, ricerca e salvataggio” s’intendono raffiche di mitragliatrice contro pescherecci che si trovano a tiro, quando invece queste motovedette italo-libiche incrociano un barcone, un gommone, un gruppo di disperati – magari aventi diritto ad asilo politico – che cercano di arrivare sulle nostre coste, che succede in quel mare buio, dove non esiste legge? “Abbiamo bloccato gli sbarchi” ha annunciato più volte il governo, Maroni in testa. Ma cosa è successo davvero in mare aperto in questi mesi? Il Mediterraneo è stato la culla delle civiltà. Adesso è un campo di battaglia sul quale gli annunci populisti si trasformano in guerra guerreggiata contro i più deboli dei deboli.

0 Comments

  1. Maria Rosa Mariani

    Anche questo articolo non esamina il problema fondamentale e preliminare:
    Risponde al vero che lo stato italiano abbia riconosciuto, in qualche documento ufficiale, la pretesa libica di considerare acque nazionali, quelle fino a 30 miglia dalla costa?
    Se ciò è accaduto, siamo alla follia con relative folli conseguenze, ovvero se un peschereccio non si ferma all’ alt di una motovedetta libica, questa può sparare.
    Il limite delle acque internazionali è comunemente posto a 12 miglia dalle coste
    (come riconosce lo stato italiano) ma gli USA, per es. lo pongono a 4 miglia, ritenendosi pertanto in diritto di navigare fino a 4 miglia dalle coste altrui (vi ricordate la crisi del golfo della Sirte, mi pare nell’80/82?).
    Se davvero lo stato italiano avesse riconosciuto 30 miglia di acque nazionali alla Libia e 12 a se stesso, ci sarebbe solo di che vergognarsi.
    Anche sull’ uso delle armi, ci sarebbe da eccepire ma teniamo conto che se la motovedetta avesse voluto, avrebbe raggiunto il peschereccio
    senza grande difficoltà.
    Con il risultato di sequestro del peschereccio e carcere per pescatori italiani nelle disumane galere libiche.
    BISOGNA RIMUOVERE la causa all’ origine.
    MR Mariani

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