21 settembre 2018

Iraq, si mangia!

image_pdfimage_print

Che le guerre siano soprattutto un grosso business necessario a far funzionare questo sistema economico lo avevamo capito da molto tempo e l’ultimo conflitto non fa certo eccezione. Già prima che scoppiasse la guerra in Iraq, l’USAID (agenzia Usa per lo Sviluppo Internazionale) ha segretamente richiesto a sei società, tutte statunitensi e perlopiù con evidenti legami politici, di fare offerte per poter accedere ad un contratto governativo del valore di 900 milioni di dollari per la ricostruzione dell’Iraq. Le sei aziende – Bechtel Group Inc., Fluor Corp., Halliburton Co. (sussidiaria Kellog, Brown & Root e guidata fino al 2000 dall’attuale vicepresidente Cheney), Louis Berger Group. Inc., Parsons Corp. e Washington Group International – hanno versato tra il 1999 e il 2002 3,6 milioni di dollari come contributi politici (il 66.6% è andato ai repubblicani). Soldi evidentemente ben spesi, visto che hanno permesso di ottenere appalti milionari: il Wall Street Journal ha parlato del più imponente tentativo di ricostruzione dai tempi della seconda guerra mondiale. La Bechtel in particolare ha avuto il contratto più vantaggioso, del valore di ben 34,6 milioni di dollari (ma è prevista la costruzione di un fondo sino a 680 milioni di dollari). È sicuramente solo un caso che si tratti dell’azienda che ha contribuito maggiormente alla campagna elettorale di George W. Bush (con oltre 1.200.000 dollari) e che veda la presenza nel consiglio di amministrazione dell’ex segretario di stato George Shultz; senza contare che è legata alla fortuna di Bin Laden.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *