10 dicembre 2018

Iran, Internet scavalca la censura

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di Roberto Tatulli

Quando i mezzi di informazione vengono bloccati, ci pensa la rete. E’ quel che accade in questi giorni in Iran dopo le elezioni politiche e la riconferma di Mahmud Ahmadinejad al governo Iraniano che, stando ai dati noti dal ministero dell’Interno, ha ottenuto il 62,6% dei voti contro il 33,7% di Moussavi. Quest’ultimo dopo aver denunciato immediatamente i brogli elettorali – scarsità delle schede elettorali, osservatori del suo partito malmenati o non fatti accedere ai seggi – e dopo aver affermato che la leadership di Teheran “ha manipolato il voto del popolo, e ha reso queste elezioni una pericolosa farsa” ha incitato i suoi sostenitori a manifestare e a scendere pacificamente in piazza.

La polizia è intervenuta pesantemente in diversi punti della città e si sono susseguiti incidenti. Ieri, secondo Radio Payam – considerata un’emittente ufficiale -, sarebbero state sette le vittime durante la manifestazione a Teheran contro i brogli elettorali e a favore del leader dell’opposizione, Moussavi. Gli atti dittatoriali esercitati dal leader Iraniano non si sono fermati all’uso della forza fisica. Ahmadinejad ha cercato e sta cercando di fermare tutti quei mezzi di comunicazione che avrebbero mostrato la situazione iraniana all’estero o che sarebbero potuti servire per organizzare la protesta. La Bbc ha denunciato forti interferenze che ostacolano il satellite usato per trasmettere il suo segnale radio e tv in lingua farsi. Oltre che dall’emittente britannica sono stati segnalati problemi anche dai reporter di RAI, ZDF (Germania), Al Arabya (Dubai) e SVT (Svezia). I giornali di stato non hanno accennato alle proteste popolari mentre quelli dell’opposizione non sono neanche apparsi nelle edicole.

In molti hanno denunciato su Twitter che nello scorso weekend, a Teheran, i telefoni cellulari funzionavano a stento. E nonostante gli annunci ufficiali del ripristino del servizio, era pressochè impossibile inviare sms. La stretta del governo ha portato un gruppo di hacker che sostiene il candidato moderato Moussavi ad entrare in azione per oscurare i siti ufficiali. Tra questi, il sito internet di Ahmadinejad, quelli dei media filogovernativi e degli organi politici della Repubblica islamica. Sempre sulla rete, Moussavi grazie a Twitter, ha riferito di trovarsi agli arresti domiciliari, aggiornando con frequenza i suoi sostenitori circa l’evolversi degli eventi. Sempre su Twitter è poi montata la protesta dei netizen, che hanno fatto del tag #IranElection il proprio cavallo di battaglia per mantenere costante il bombardamento di news riguardanti l’Iran. Le informazioni dunque circolano in rete grazie a “Twitter” e “Facebook” anche se l’associazione Reporter Sans Frontieres, che si occupa di monitorare la situazione della libertà di stampa nel mondo, riferisce che oltre dieci siti internet pro-Moussavi sono stati oscurati, così come molti siti stranieri non sono accessibili in Iran.

In aggiunta la connessione è diventata ovunque, inspiegabilmente, più lenta. Molti giornalisti hanno ricevuto intimidazioni, alcuni sono stati arrestati.

0 Comments

  1. Romaldo Peruzzi

    Mah, io ho forti dubbi su questa storia dei “brogli”. Se le elezioni erano una farsa, perchè Moussavi ci ha partecipato, invece che invitare al boicottaggio? Se ne accorge solo ora che le ha perse? Questo Moussavi, ricordiamocelo, è stato a capo del governo iraniano per otto anni durante la guerra con l’Iraq, in epoca Khomeini, quando centinaia di migliaia di giovani sono morti mandati all’assalto all’arma bianca nelle paludi dello Shatt El Arab . Ora si è riciclato come “progressista”, ma rispetto a cosa? Io prima di farmi strumentalizzare vorrei capire meglio.

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