Intervista a Ornella De Zordo: "Ecco i buoni posti di lavoro, nel rispetto dell'ambiente"

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di David Allegranti

Ornella De Zordo, candidata di perUnaltracittà, è di nuovo in corsa per Palazzo Vecchio. Dal 2004 a oggi però i tempi sono cambiati. Ha ancora senso una lista «movimentista»?

«Questi 5 anni sono stati molto impegnativi per noi e per me, unica consigliera. Però siamo arrivati a seguire abbastanza bene le logiche di un lavoro amministrativo, abbiamo prodotto 177 interrogazioni, 40 mozioni e una sessantina di ordini del giorno. Ci sono stati infiniti carteggi con l’assessore Biagi, sull’urbanistica lo abbiamo molto incalzato. Siamo stati un’opposizione di controllo, che ha fatto emergere alcune cose poco chiare».

Ornella De Zordo con il direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini
Ornella De Zordo con il direttore del Corriere Fiorentino Paolo Ermini

Nel 2004 ebbe anche la possibilità di entrare a far parte della maggioranza. Non pensa che avrebbe potuto incidere di più?

«No, avremmo inciso infinitamente di meno. In una maggioranza le voci dissidenti non hanno la possibilità di modificare le scelte importanti. È fondamentale poter sostenere un punto di vista alternativo non passando attraverso le mediazioni interne di chi sta in maggioranza».

Le mancheranno gli scontri in consiglio col sindaco Domenici?

«Posso dire che mi è mancato fin dal primo giorno? Questo confronto non l’ho mai potuto vivere. Ricordo benissimo la difficoltà di avere un confronto a sinistra, a due, e lui a questo si è sempre sottratto, tranne una volta, a Controradio. Questo sindaco ha brillato per l’assenza in consiglio, e quelle poche volte che è venuto, ci è stato poco. E soprattutto non è mai venuto a difendere alcune scelte, come le dimissioni dei suoi assessori».

A proposito di confronti. Ce ne sarà uno pubblico, a due, tra lei e Valdo Spini?

«Sarebbe interessante, i confronti di idee e metodi di lavoro sono sempre utili. A Lady Radio l’abbiamo già fatto. Lo invito, ora, a un faccia a faccia ».

Cinque anni fa era insieme al Prc. Ora come si trova da sola?

«In questi anni non ho mai messo in discussione l’alleanza con Rifondazione, con cui abbiamo condiviso un programma elettorale e l’opposizione alla giunta Domenici. Ma mi sono ritrovata con valutazioni diverse a quel le che il gruppo consiliare del Prc faceva. Ci siamo differenziati su alcune co se. Hanno inciso molto fatti nazionali, come il governo dell’Unione, che aveva riflessi locali».

La sinistra corre divisa, non è la sconfitta di un blocco politico? Non vi siete fatti male da soli?

«I problemi della sinistra tradizionale in Italia, che certamente unita non è, a ogni livello, sono molto grossi. Io sono fra i firmatari di un appello nazionale che voleva fare un’unica li sta, almeno alle Europee. Però non bisogna scambiare un progetto di unità della sinistra con operazioni elettorali. Noi speravamo di aggregare forze in un’opposizione al Pd che ha espresso il candidato Renzi. Spini invece ha messo insieme il Prc, i Repubblicani europei, che su politica estera e economia stanno all’opposto di Rifondazione, e pezzi di sinistra che fino ad oggi sono stati al governo di questa città e che hanno condiviso le scelte della giunta Domenici. Per me questo è so lo un cartello elettorale contraddittorio. Noi proponiamo un punto di vi sta e un metodo politico alternativi, di controllo e garanzia, per quanto è possibile».

In caso di ballottaggio che farà perUnaltracittà?

«Non staremo né con Galli né con Renzi, proprio perché ci presentiamo come un soggetto diverso».

Neanche se ci fosse una possibilità concreta di vittoria del centrodestra?

«Non c’è questo rischio».

Passiamo al programma. Traspor ti?

«Siamo favorevoli a sviluppare un trasporto pubblico che riduca quello privato, compresa la rete ferroviaria con le sue 10 fermate esistenti, su cui far circolare una metropolitana di superficie. Inoltre va promossa la mobilità ciclabile».

Tranvia, sì o no?

«La tramvia è un progetto sbagliato, perché vecchio e mai verificato sui flussi di traffico e le esigenze trasportistiche, presentato frettolosamente. No quindi alle linee 2 e 3 della tramvia, per come sono state mal pro gettate. Sì alla pedonalizzazione del centro e all’attivazione delle famose linee flash dei bus sulle direttrici principali, veloci e con poche fermate sui lunghi percorsi».

Sosta: Renzi e Galli propongono in sostanza di abolire la divisione in zone della Zcs. E lei?

«Va chiusa Firenze Parcheggi. È un errore scindere la gestione della sosta e quella del trasporto pubblico locale. Bisogna puntare sui parcheggi scambiatori gratuiti fuori dal centro: paghi il biglietto del trasporto pubblico e non il parcheggio».

E chi paga?

«Se non avessimo dovuto dare tutti i soldi a Firenze Parcheggi e Firenze Mobilità, avremmo in cassa svariate decine di milioni di euro. Ci vuole un piano industriale serio, fatto da un’azienda unica seria. No alle spa che gestiscono i servizi: è un modello vecchio, perché la spa deve fare gli utili, è ciò che si aspettano gli azionisti. E normalmente si abbassa la qualità dei servizi, aumentando le tariffe. Per l’acqua il modello Parigi è convincente: i proventi delle bollette vengono reinvestiti nella manutenzione e nel servizio».

La cosiddetta «economia verde».

«Così si consumano meno risorse. Non è un atto di buona volontà: con viene dal punto di vista economico. In un momento di crisi dobbiamo connettere la creazione di posti di lavoro a un’economia di tipo diverso. La divisone della sinistra classica tra ambiente e lavoro è superatissima. Ci vogliono strumenti nuovi: i buoni posti di lavoro sono quelli radicati alle attività sul territorio, non quelli nelle multinazionali. I prodotti agricoli di Mantignano e Ugnano vengono esportati all’estero, eppure c’è un progetto per fare lì il centro provinciale di rottamazione auto. Il futuro sta nella filiera corta».

Le multinazionali però danno lavoro a un sacco di persone.

«Non danno garanzia di lavoro certo, non le controlli, delocalizzano, si spostano in Romania e lasciano a casa le persone. La nuova economia dice: attenzione, guardare avanti significa non basarsi sul modello di economia finanziarizzata, che poi è quella esplosa. E un Comune si deve attivare, an che col microcredito e l’istituzione di una banca comunale senza interessi. C’è una proposta, fatta dall’Università di Bologna, molto interessante».

Quale?

«Si chiama Last minute market, è contro lo spreco alimentare e per il recupero di prodotti alimentari non raccolti e/o non venduti per ridistribuire e trasformare in risorsa lo spreco ali mentare ».

Passiamo al degrado della città.

«Non lo chiamerei degrado. Ho sentito parlare di cancellate in Santo Spirito, credo che allora sarebbero molte quelle da mettere in città. Il centro deve essere vissuto, perché se la gente non ci va più si verifica un’alterazione del tessuto sociale che lo frequenta. Centro vissuto significa locali aperti e diversificati, non solo pub dove si comprano alcolici, e spazi di socialità differenziati. Come le librerie-caffè. E poi: riapriamo i cinema del centro».

Chi dovrebbe farlo, il Comune?

«Saremmo contenti se intanto riaprisse l’Alfieri, che è del Comune».

Ma lei, la multa a chi imbratta i muri, gliela vuole fare?

«Non so, dipende. Se si parla di multe, io vorrei vederle fatte ai Suv che entrano nella Ztl. Noi mettiamo a fuoco un dettaglio e lasciamo perdere una città in cui dilaga l’illegalità. Non si può essere deboli con i forti e forti con i deboli».

Prendiamo i casi Multiplex e Ca stello, un conto è mettere sotto accusa l’amministrazione, altro compiacersi dell’azione della magistratura: non le pare che questo sia de legare parte della lotta politica chi invece non dovrebbe fare politica?

«Quando deve intervenire la magistratura è il segno di una totale sconfitta della politica. Ma faccio l’esempio del Multiplex: al quinto atto politico amministrativo che porto in consiglio e alla quinta volta che l’assessore mi dice che non ho letto bene le carte, non ci sto più a ripresentarlo. Così dopo quattro anni e mezzo ho presentato un esposto, perché ho pensato: qui c’è falso in atto pubblico. Ma non ho la mania degli esposti. E io prima di rivolgermi alla magistratura ho agito in consiglio comunale».

[Fonte Corriere Fiorentino, all’incontro con Ornella De Zordo hanno partecipato Paolo Ermini e Marzio Fatucchi]

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