Inquilini da rottamare

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Una nuova ondata di sconcerto tra gli assegnatari degli alloggi popolari di Firenze. Questa volta la doccia fredda è caduta sugli inquilini di via Piaggia, via Navigatore e via Rossellini. Martedì 11 Dicembre, leggendo il quotidiano “La Repubblica”, hanno appreso con sgomento che gli appartamenti in cui abitano – 160 per un totale di 370 persone residenti – rientrano nel piano di ‘rottamazione’ del Comune ovvero verranno presto demoliti.
La decisione, stando a quanto dichiarato nell’articolo, è dovuta al fatto che per restaurare le facciate si dovrebbe affrontare un costo complessivo di 3 miliardi di lire, considerato eccessivo, e quindi si è optato per la distruzione: costo dell’operazione 30 miliardi di lire. Ovvia la reazione di panico e l’indignazione di esser venuti a conoscenza a conti fatti di una decisione così vitale non direttamente dall’amministrazione comunale ma dalle fredde pagine di un giornale. A tutto ciò si unisce una sorta di sbigottimento, legato alle motivazioni economiche espresse nell’articolo citato dall’assessore alla casa Tea Albini .
Attualmente negli stabili interessati sono in esecuzione lavori di ristrutturazione voluti dal Comune (adeguamento impianti e chiusura dei vani scala) per un totale di 800 milioni. Sembra incongruente spendere una cifra così ingente per qualcosa che deve essere raso al suolo. Il Comune poi reputa eccessiva una spesa di 3 miliardi per mantenere 160 appartamenti, ma contemporaneamente spende 700 milioni per il rifacimento di soli 4 alloggi situati in via Aretina 513.
Inoltre, con lettera personale del 28.02.95 (secondo la delibera n. 91 dell’08.03.94), il Consiglio Regionale aveva offerto in vendita agli inquilini gli immobili in oggetto, in attuazione della legge 560, e l’offerta era stata accettata. In previsione dell’acquisto delle case, gli assegnatari hanno quindi ristrutturato gli interni a spese proprie. Anche negli ultimi mesi, nuovi inquilini hanno provveduto al rifacimento degli impianti di riscaldamento. I comitati di autogestione hanno espresso, a fronte di motivazioni poco stringenti, l’idea che forse il vero motivo per cui si vuole abbattere il complesso edilizio è quello di una successiva ricostruzione che ne ampli la planimetria e quindi il numero di appartamenti. Ma perché non iniziare intanto a costruire nelle aree comunali adiacenti occupate da stabili in disuso? E quanto di vero c’è nella voce secondo cui si vuole trasformare Firenze Nova e dintorni in eleganti quartieri residenziali data la presenza delle sedi del Polo Universitario, Tribunale, Provincia, Banca Toscana ecc.?
Nel frattempo, l’assessore Albini è andato a Roma per chiedere più soldi, non per l’edilizia popolare ma per i contributi affitto: soldi che entrano direttamente nelle tasche dei privati, forse in previsione del fatto che spostare 370 persone comporta la ricerca di nuova sistemazione presso strutture private che sicuramente avrà un costo oneroso per l’amministrazione. Anche in questo caso – come per C.A.S.A. s.p.a. – la richiesta è di trasparenza nell’operato e partecipazione alle decisioni.
Abbiamo cercato di parlare direttamente con l’assessore Albini per porle queste domande ed esporle le perplessità che la politica dell’edilizia pubblica residenziale ha sollevato. Purtroppo, per impegni gravosi, l’assessore non ha potuto fissarci un appuntamento nemmeno telefonico.
Lo scorso 14 dicembre nella sala Est-Ovest di via Ginori si è svolto un incontro organizzato dal comitato auto-organizzato che si occupa della questione C.A.S.A. s.p.a. e delle problematiche dell’edilizia popolare a Firenze. La sala era gremita. Unico atto di presenza dell’Amministrazione Pubblica una lettera di saluti dell’Assessore già occupato altrove per precedenti e importanti impegni.
Il comitato – anche a fronte di tutti gli sviluppi – comunica che, per cercare di affrontare le varie questioni in maniera unitaria, si riunisce periodicamente ed invita chiunque condivida il problema e voglia saperne di più a contattare il signor Valerio Vestri al n. 339/8987856

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