INA casa, pasticcio alla fiorentina In 120 pretendono giustizia

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Le nostre case i nostri cuori – non li fermerete: questa scritta, che compare su uno dei tanti lenzuoli appesi alle finestre degli stabili di via Dogali, ex case I.N.A, schiaffeggia gli occhi dei passanti che abbiano la voglia di volgersi verso l’alto, di soffermarsi a leggere e magari a pensare. E dentro a queste poche parole, quanta rabbia, quanta preoccupazione, e quanta determinazione.
Ecco in breve la storia: negli anni sessanta l’Ina costruisce in tutta Italia molti alloggi usufruendo dei fondi dello Stato, con l’accordo pertanto di una equiparazione alle case popolari che prevedeva, in caso di vendita, il diritto alla prelazione da parte degli inquilini assegnatari e l’obbligo di rinnovo del contratto di affitto a coloro che non avessero potuto acquisire l’alloggio. L’Ina poi però cede alla Società ‘Milano Centrale’ (Gruppo Pirelli) la gestione del patrimonio immobiliare e avvia le pratiche per la vendita degli immobili tramite emissione di azioni. Nel Dicembre 2000 gli onorevoli Lamacchia (Lista Dini) e Manzione (CCD-CDU) presentano un documento, di cui ottengono tempestiva approvazione, in cui viene chiesta l’abrogazione dell’equiparazione. Ma nel consiglio di amministrazione della Pirelli & Real Estate compare proprio Sergio Lamacchia: scoperto questo, gli inquilini ex Ina, sostenuti dai sindacati, ottengono in tutta Italia di bloccare l’operazione e di sedere a un tavolo di trattative con la Pirelli, riuscendo a trovare un accordo.
In tutta Italia, certo, tranne che a Firenze dove con una rapidità senza eguali è stato nel frattempo ceduto tutto alla Domogest srl, società che attraverso una serie di trasformazioni torna ad essere controllata nel Maggio 2001 dalla Pirelli. Il cerchio si è chiuso. Gli appartamenti sono messi in vendita a prezzi di mercato, proibitivi per gli inquilini.

“Cosa avete fatto allora?” – chiedo a Filomena D’Agostino e Luigi Vitolo, inquilini di Via Dogali. “Un esposto alla procura molto dettagliato, che è stato letto, esaminato e prontamente archiviato nel giro di 4 (quattro!) giorni dal P.M.: in una nazione in cui i tempi lunghi della Giustizia fanno sempre discutere questa velocità ci ha un po’ ‘sorpresi’… Sappiamo che è una lotta impari, contro l’Interesse e il Capitale, ma non ci fermeremo, anche se ormai il meccanismo del Profitto è stato innescato. È quanto temiamo possa succedere anche per CASA S.p.a.: per questo non vogliamo darci per vinti. Continueremo a bussare alle porte della giustizia e a chiedere che il caso venga esaminato a fondo, certi di stare combattendo non solo per noi stessi ma per un diritto che è di tutti: le nostre case, i nostri cuori.”

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