In Senato discussione a sorpresa della 185

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Notizia urgente dal Senato. Banche Armate informa che stanno discutendo a sorpresa la legge 185. In attesa di ricevere notizie dai senatori che hanno seguito la campagna, anche se sembra che D’Onofrio non stia mantenendo le posizioni precedentemente assunte, riportiamo la bozza di resoconto riportata dalla Campagna Banche Armate sull’incontro del 7 marzo scorso.

‘Venerdi’ 7 marzo, alle 10.30, abbiamo incontrato ancora una volta il sen. D’Onofrio, accompagnato dal sen. Forlani. La delegazione della Campagna era presente con Massimo Paolicelli, Soana Tortora e Tonio Dell’Olio. Purtroppo nessuno dei ‘tecnici’ era nelle condizioni di partecipare. C’è da dire che eravamo piuttosto amareggiati dall’esito della discussione del martedì precedente in aula, durante la quale D’Onofrio aveva quanto meno disatteso i punti convenuti nelle precedenti riunioni e, senza presentare alcun emendamento, si era limitato ad annunciare un ordine del giorno. Nonostante questo, la riunione si è svolta nella consueta cordialità senza nulla cedere alla franchezza del confronto. Nella sua introduzione, D’Onofrio ha giustificato la sua posizione in aula dicendo che è stato il frutto di un confronto con noi ma anche con il governo, con l’iter di questo disegno di legge, l’atteggiamento dei partiti (anche di opposizione) e con i capi-gruppo delle forze di maggioranza. In particolare, da alcuni esperti ha ricevuto risposte adeguate e rassicuranti rispetto alle preoccupazioni evidenziate da noi, ma precisa che il suo intervento e’ servito ad illustrare le posizioni, ma non è ancora una dichiarazione di voto. Alcune sue posizioni potrebbero mutare se si rendesse conto delle nostre ragioni. D’altra parte non e’ questo il suo lavoro consueto per tutte le leggi in discussione al senato. Se per questa impegna tempo ed energie, e’ solo perchè si rende conto della delicatezza della materia e dell’importanza di vincere ogni sorta superficialità. Nel merito delle questioni, i problemi sollevati sono stati tre: violazioni dei diritti umani (gravi), trasparenza delle transazioni bancarie e certificato di uso finale. Per la prima questione dice di essersi fidato della conoscenza della materia di Mattarella che indica ONU e Cons. d’Europa come istituzioni internazionali che certifichino le violazioni. Per quanto riguarda la gravità, insiste col fatto che ormai anche l’Italia viene indicata come soggetto di violazione per via della lunghezza dei processi, ma che questo non gli fa ritenere che a questo genere di paesi non si debba esportare armi. Si fa riferimento soprattutto al codice di condotta europeo. Si eccepisce che ci sono paesi, come la Cina, che non sono mai stati sanzionati dall’Onu, nonostante anche in essi si riproducono i rapporti di forza tipici della comunita’ internazionale. In questo senso D’Onofrio ammette di aver colto meglio ora il senso delle nostre obiezioni e promette di tenerne conto per valutare cosa fare. L’ipotesi che avanza è quella di presentare un ordine del giorno di ‘corretta interpretazione’, nel quale sottolineare l’esistenza, nella 185, dell’art. 6 (commi 5 e 6), nel quale il Comitato interministeriale per lo scambio di materiale di armamento per la difesa (CISD) opera ‘ricevendo informazioni sul rispetto dei diritti umani anche da parte delle organizzazioni riconosciute dall’Onu, dalla Cee e da parte delle organizzazioni non governative riconosciute ai sensi dell’art..28 della legge 49/87′. La sottolineatura consente al governo italiano di aggiungere altri eventuali casi di violazione dei diritti umani a quelli segnalati dai soggetti previsti dall’accordo. Circa le transazioni bancarie, dopo lungo approfondimento, ammette che vi e’ un’area di incertezza lasciata dal disegno di legge anche se insiste nell’affermare che non viene abrogato l’art. 27 della 185. In ogni caso accetta la nostra proposta di rendere esplicito questo dato e si impegna a presentare un emendamento al riguardo. Sul terzo punto (certificato di uso finale) fa distinzione tra i paesi fuori dall’accordo per i quali resta in vigore quanto previsto dall’art. 11, comma 3, lettera c) della 185, che viene anche questo inserito in un ordine del giorno di corretta interpretazione (come la questione della violazione dei diritti umani). Per quanto riguarda i paesi dell’accordo, gli si fa notare che la questione delicata (come viene segnalata nell’art.13 comma 4 dell’accordo) riguarda la responsabilità all’esportazione che è del Paese titolare della licenza globale di progetto. Gli è stato spiegato che se questo decide di usare in maniera ‘scorretta’ ciò che è stato prodotto sotto licenza, non c’è alcun modo per controllare l’uso finale delle componenti d’arma di nostra produzione. D’Onofrio sostiene però che attaccare questo punto equivarrebbe a dire che l’Italia non vule sottoscrivere l’accordo,e questo non è possibile. Comprende il pericolo, ma l’unica possibilità che intravede è un ordine del giorno, di natura differente dall’altro, di “corretta interpretazione”, che segnali il pericolo e la necessità del Governo e del Parlamento di vigilare, fino alla denuncia dell’accordo stesso”.

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