In marcia per i diritti degli altri

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“Al di là di Emergency Afghanistan, Sudan, Algeria e tutti i paesi in cui interveniamo, è arrivato il momento oggi di costruire Emergency Italia. Perchè i diritti umani sono violati anche qua. Per questo stiamo lavorando al primo progetto italiano di Emergency per l’accoglienza di chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Probabilmente sarà a Palermo”. Queste le anticipazioni di Gino Strada al comizio conclusivo della marcia per la giustizia Agliana-Quarrata. Arrivata alla decima edizione, la marcia, organizzata dalla Casa della Solidarietà-Rete Radiè Resch di Quarrata, Libera, Associazione Italiana Sostenitori “Fame Zero” Brasile, è ormai un appuntamento fisso per gli abitanti della zona.
La marcia di quest’anno ha avuto un rilievo particolare perché il 13 settembre era la giornata di mobilitazione internazionale per fermare l’espansione non democratica del WTO a Cancun. Tanti slogan per la parità dei diritti fra popoli ricchi e poveri e anche fantocci neri per denunciare come molti accordi del WTO significhino la morte per tanti agricoltori. La partecipazione è stata straordinaria non solo per numero ma anche per gli ospiti presenti: oltre a Gino Strada, Beppe Grillo, Vauro, Gherardo Colombo, Gian Carlo Caselli, Alex Zanotelli.
Il tema di quest’anno era “I diritti degli altri”, i diritti di chi appartiene, come ha ribadito Gino Strada, “a quel mondo che noi con le nostre politiche ogni giorno massacriamo, a cui noi ogni giorno regaliamo un 11 settembre.” Ma questo non è sufficiente per il fondatore di Emergency: “Dovremmo scrivere un manifesto della società civile, scrivere noi le regole da porre a coloro che fanno parte del mondo della politica, cominciando con il rivendicare aree sacre, inviolabili dal profitto. Questo ‘regime’ non verrà abbattuto da accordi o inciuci parlamentari, ma dalla società civile.” Una società civile, secondo Alex Zanotelli, che grazie a questi momenti di aggregazione si “organizzi e diventi soggetto politico” che possa rispondere all’impotenza dei partiti in un contesto in cui “le grandi decisioni non sono prese da loro ma da potentati economici e finanziari”. Alex Zanotelli ha invitato gli italiani a mobilitarsi contro l’ espansione del WTO ricordando che “milioni di persone ogni anno muoiono per le sue scelte scellerate” ed è necessario lottare “per un commercio equo a favore dei popoli poveri contro i governi dei paesi ricchi ostaggi di burocrati senza scrupoli”.
Sembra assurdo che a 55 anni dalla Dichiarazione dei Diritti Umani, questi continuino a venire violati ovunque, anche nella civile società occidentale. La questione della giustizia e dei diritti degli altri, che ha portato in piazza cinquemila persone in un piccolo paese alla periferia di Pistoia, è diventata particolarmente urgente in seguito al flusso di profughi dal sud del mondo, che sono vissuti come una minaccia, perché diversi. L’altro invece, come ha sottolineato Caselli, “dovrebbe essere pensato non come una minaccia ma come un’opportunità di relazione, una componente della complessità che deriva dall’incontro fra le diversità. Se si rifiuta questo rapporto di tolleranza di accettazione, l’altro, vissuto come minaccia, diventa un problema e si rischia di trasformarlo in una specie di nemico, creato con operazioni culturali mediatiche sul piano internazionale e sul piano interno”. C’è il pericolo, secondo Caselli, che emerga una qualche forma di assolutismo che neghi la possibilità di confronto con l’altro, perché “la diversità nel nostro paese non può diventare una colpa da contrastare, schedare, fermare”.
In una marcia per la giustizia non poteva mancare un riferimento all’attuale situazione italiana. E non è stato soltanto Beppe Grillo a tirare in ballo le ultime dichiarazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, dalla nuova interpretazione storica del ventennio fascista ai giudizi sullo stato genetico dei magistrati. Gino Strada parla di regime: “Penso che nel nostro paese sia successo un fatto di estrema gravità. Dopo le elezioni, che si possono chiamare democratiche, credo che sia avvenuto niente meno che un colpo di stato. Mi riferisco non soltanto a una serie di prese di posizioni discutibili. Sono state fatte delle leggi razziste, che a me fanno dire che oggi l’Italia non è più un paese democratico. Non me la sento di arrivare a una nuova forma di fascismo stando in silenzio”.

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