13 novembre 2018

In tv parlano solo economisti di destra. Ecco perché dalla crisi usciremo con le ossa rotte

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ovvero quelli intervistati continuamente dai giornali e che appaiono sempre in televisione. I nomi li conoscete senz’altro: Alesina, Giavazzi, Zingales, Ichino, Brunetta, Fornero e via discorrendo, gli altri li trovate nell’immagine accanto. Attenzione però, si tratta di economisti che da sempre sostengono il pensiero del neoliberismo, di quello che potremmo chiamare il pensiero unico della destra applicato all’economia.

Il problema è che la grande visibilità che questi esperti hanno riesce a condizionare l’opinione pubblica e a creare consenso intorno a politiche economiche ingiuste che penalizzano i più poveri e arricchiscono i più ricchi. Ne abbiamo avuto un esempio con le politiche di austerità decise dai governi Monti e Letta approvate da un popolo pronto a sacrificarsi per l’assenza di un dibattito arricchito anche da proposte alternative. Ne abbiamo avuto un saggio con la recente elezione a segretario del Pd di Matteo Renzi, una competizione in cui molti elettori che si reputano di sinistra hanno avallato il programma economico di destra imposto da Renzi perché nel loro immaginario sembra essere l’unico possibile.

La denuncia di questa deriva arriva dagli autorevoli Luciano Gallino, Giorgio Lunghini e Guido Rossi. Per loro si tratta di una gravissima distorsione della realtà che vede complici i principali media del Paese: “La politica è scontro d’interessi, e la gestione di questa crisi economica e sociale non fa eccezione. Ma una particolarità c’è, e configura, a nostro avviso, una grave lesione della democrazia. Il modo in cui si parla della crisi costituisce una sistematica deformazione della realtà e un’intollerabile sottrazione di informazioni a danno dell’opinione pubblica“.

Le scelte delle autorità comunitarie e dei governi europei all’origine di un attacco alle condizioni di vita e di lavoro e ai diritti sociali delle popolazioni che non ha precedenti nel secondo dopoguerra – continuano i tre -, vengono rappresentate come comportamenti obbligati immediatamente determinati da una crisi a sua volta raffigurata come conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare. Viene nascosto all’opinione pubblica che, lungi dall’essere un’evidenza, tale rappresentazione riflette un punto di vista ben definito (quello della teoria economica neoliberale), oggetto di severe critiche da parte di economisti non meno autorevoli dei suoi sostenitori”.

Per approfondire questo delicato tema leggete l’articolo integrale “I missionari del Dio Mercato” di Daniela Palma e Francesco Sylos Labini a cui ci siamo ispirati. Lo ha pubblicato il settimanale Left del 7 dicembre ed è comunque leggibile all’indirizzo http://www.syloslabini.info/online/i-missionari-del-dio-mercato/

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