In frantumi la Richard Ginori. E la speculazione edilizia è già pronta

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di Giorgio Meletti per Il Fatto Quotidiano

Il Tribunale di Firenze ha dichiarato ieri il fallimento della Richard Ginori, storica azienda delle porcellana collocata dal 1735 nel centro di Sesto Fiorentino, alle porte del capoluogo toscano. L’azienda era stata posta in liquidazione la scorsa primavera, e aveva cessato l’attività il 31 luglio. A rischiare il posto di lavoro ci sono 318 addetti, attualmente in cassa integrazione.

Per capire il significato della vicenda bisogna andare su Google Maps e dare un’occhiata all’immagine di Sesto Fiorentino fotografata dal satellite: l’ampia area dell’antica Manifattura di Doccia, fondata dal marchese Carlo Ginori, è in mezzo all’abitato, ed è visibilmente appetibile per uno sviluppo edilizio. Difficile dire se sono proprio gli appetiti immobiliari ad aver spinto l’azienda verso il fallimento, ma è certo che il valore di quell’area, in prospettiva, è sicuramente superiore, e di molto, ai poveri attivi patrimoniali con i quali i liquidatori della società si sono rivolti al tribunale per evitare il fallimento.

In particolare, a fronte di circa 75 milioni di debiti, il tribunale si è trovato di fronte un’offerta di 13 milioni della cordata Lenox-Apulum per rilevare l’attività, più 23 milioni ottenibili dallo Stato per l’acquisizione del prezioso Museo della porcellana. Per il curatore fallimentare nominato dal Tribunale, Andrea Spignoli, la partita non è ancora chiusa: “Di problemi ce ne sono tanti – ha detto – vediamo di velocizzare il più possibile per risolvere i più urgenti, a partire dalla continuità aziendale”. La storia della Richard Ginori è carica di gloria: un marchio famoso in tutto il mondo, la fornitura di piatti e stoviglie varie anche a casa Savoia, la creazione di prodotti di grande prestigio, come quelli disegnati negli anni ‘ 20 da Gio Ponti. L’azienda con il nome completo è nata nel 1896 dalla fusione della toscana Ginori con la milanese Società Ceramica Richard. Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati dal declino, accompagnato da una certa sfortuna.

Basti pensare alla lista dei capitani d’industria che se le sono vorticosamente passata di mano: da Michele Sindona a Raffaele Ursini, fino a Salvatore Ligresti. Quest’ultimo, all’inizio degli anni ‘ 80, fece un colpo da maestro, chiudendo la fabbrica di Pisa (l’antica Manifattura Palme) e coprendo l’area di palazzoni residenziali, secondo il classico schema della riconversione industriale all’italiana. Gli ultimi dieci anni della Richard Ginori sono stati ancor più travagliati dei precedenti: si sono cimentati alla guida della prestigiosa porcellana made in Italia i Bormioli (produttori di bicchieri di Parma) e la Pagnossin. Nel 2007 l’azienda è stata rilevata dalla Starfin di Roberto Villa, in una complessa operazione finanziaria nella quale venne attribuito dal Corriere della Sera un ruolo di regia a Romano Binotto, uno dei maghi della finanza di Raul Gardini, il cui nome comparve nell’inchiesta Mani pulite.

Il poliedrico Binotto è stato anche presidente della finanziaria lussemburghese Bell, quando, nel 1999, fu ul trampolino per la scalata dell’Olivetti a Telecom Italia. Fin dall’inizio Villa non ha fatto mistero di puntare al trasferimento della fabbrica e all’edificazione dell’area di Sesto Fiorentino. Nel frattempo è riuscito a riportare in Borsa il titolo Richard Ginori (nel 2009), ma dopo soli tre anni è tutto andato a rotoli.

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