Il tempo delle Reti

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Oltre 100.000 delegati hanno partecipato alla terza edizione del World Social Forum che si è svolto a Porto Alegre dal 23 al 28 gennaio scorsi. Il comitato organizzatore ha promosso oltre 1.700 eventi costituiti da seminari, conferenze e panels proposti nella festosa atmosfera dell’Università Cattolica, nel complesso sportivo del Gigantinho, nei Magazzini del porto e nei tanti altri luoghi della città capoluogo del Rio Grande do Sul.

Un Forum giunto ormai alla terza edizione, che finalmente dopo i primi due anni serviti a conoscersi, comprendersi, rappresentarsi, vede le migliaia di organizzazioni intervenute organizzarsi in Reti. Ed è questa forse la più grande novità di questo evento, nato in contrapposizione al World Economic Forum di Davos e oggi arrivato a promuovere una serie di alternative credibili. Il rischio di una “passerella” per i vip noglobal paventato da uno dei padri del Forum, l’economista italiano Riccardo Petrella, sembra essere stato scongiurato. La massa critica di presenze da tutto il pianeta, con un ridimensionamento europeo e una crescita dei paesi del sud del mondo, è sufficiente per garantire la costruzione di un programma di alternative concrete. Basti citare la costituzione del “Sistema finanziario solidale mondiale” promosso da INAISE, un organismo internazionale con sede a Bruxelles che raggruppa oltre 50 realtà di finanza etica e solidale tra cui le italiane MAG2 e Banca Etica, che si propone di mettere in comune esperienze e progetti per pressare i governi locali ad attuare politiche sociali sostenute dalla finanza etica. Oppure la costituzione della “Rete Mondiale dei senza voce” che con un’analoga forma di lobbying cerca di trasferire competenze e progettualità tra i disoccupati, i senza fissa dimora, le vittime dell’esclusione sociale, con una particolare attenzione alle donne.

Da Porto Alegre, promossa dal Contratto Mondiale dell’Acqua, viene anche la proposta dell’Università del Bene Comune che mira ad avviare una rete di studio e di mobilitazione tra organizzazioni di movimento con l’obiettivo finale di costruire, a partire dal 2003, anno internazionale dell’acqua, una rete solidale mondiale a difesa dell’acqua come diritto fondamentale alla vita per tutti. Primo atto, l’organizzazione del Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua che si svolgerà il 21 e 22 marzo a Firenze.
Rete Lilliput era presente con varie organizzazioni che la compongono e l’interesse di molti è caduto sulle forme di lotta nonviolenta attuate in altri paesi. Al di là di qualsiasi approccio etico o ideologico si è aperto un confronto su temi cruciali come la disobbedienza civile, il rapporto con la legalità e il potere, la noncooperazione all’attuale modello oppressivo e la necessità dell’inclusione delle alternative all’interno delle lotte di resistenza. Condivisa da tutti la necessità di formarsi attraverso percorsi di formazione che permettano di gestire le situazioni di crisi. Anche qui i tempi sono maturi per costituire una rete di resistenza nonviolenta internazionale che serva a rinforzare le alleanze e le strategie nonviolente.
Infine le parole di Lula, neopresidente del Brasile, che attacca duramente la sinistra italiana, incapace di costruire una strategia vincente contro la destra berlusconiana. Parole pesanti, pronunciate da chi ha vinto con i voti popolari sperimentando un metodo e un’agenda politica basata sulla partecipazione dei cittadini alle scelte di governo. All’Italia sembrano rivolte le parole del teologo della liberazione Frei Betto sul rapporto tra movimenti e partiti. Betto, stratega dell’elezione presidenziale di Lula e suo più stretto collaboratore, afferma che questa relazione, per risultare virtuosa, deve necessariamente essere fondata su una forte autonomia degli attori politici e sociali che la animano. Chissà se a qualcuno in Italia fischiano le orecchie…

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