17 novembre 2018

Il secondo Forum Mondiale della Teologia della Liberazione

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Nairobi, è posta su un altopiano morbido ma anche aspro.
Sono in un luogo remoto e adatto alla contemplazione, a quel tipo di solitudine che non è vuoto ma viaggio.
San Patrik, è il luogo che mi ospita, è la casa di formazione di un ordine religioso cattolico irlandese. La zona è chiamata ‘Vaticano’ perchè ci sono le sedi di tutti gli ordini religiosi, maschili e femminili sia cattolici che protestanti. Tutte case bellissime sconfinate nel verde della Nairobi bene. Inaccessibile ai locali. E’ qui che si sta svolgendo il secondo Forum Mondiale della Teologia della Liberazione.
Perchè questi luoghi sono così chiusi? Perchè sentirsi stranieri a casa propria?
Questo è l’eco che sento salire silenzioso dentro di me, come grido dei locali, vivendo questi giorni. Oggi in tutto il mondo c’è un ritorno molto forte alle identità, identità etniche, confessionali, religiose, locali.
Una grande contraddizione se pensiamo all’epoca che stiamo vivendo: quella della globalizzazione. Accogliere è un infinito molto impegnativo. Qui la gente è stata sottomessa e colonizzata. E’ stata fatta piegare loro la testa, si sono creati ghetti separati dove non esiste nessun tipo di contaminazione, se non quella della presenza di servitù locale a pulire, lavare, servire … nelle case dei ricchi.
L’economia e il commercio sono in mano a lobbies inglesi e indiane, i keniani sono mano di opera o servi funzionali, vedi i governi che si succedono. Impostati su interessi personali-familiari di pochi. E’ così che si consumano milioni di drammi ogni giorno. Questi sistemi sono ormai ‘moltiplicatori’ di ingiustizia.
Da questo luogo, che mi avvolge nel silenzio, rifletto sullo stato di questo nostro mondo, in attesa di partecipare al Forum Sociale Mondiale che inizierà nei prossimi giorni.
Penso a che senso ha, in questo mondo caotico, rumoroso. Dove suoni, frastuoni, messaggi si susseguono e rendono quasi impossibile il silenzio.
Il silenzio crea angoscia, alimenta paura, insicurezza, porta a giudizi avventati. Mentre non comprendiamo che è il luogo dove nasce la parola vera, elaborata e pensata. La parola senza silenzio diventa rumore. E’ il silenzio che porta pace che diminuisce la nostra aggressività, cambiando il nostro sguardo sull’altro.
Mi domando perchè normalmente non sappiamo trovare mezz’ora di silenzio al giorno? Il silenzio è come la preghiera, ascoltare, mentre siamo abituati solo a chiedere. In questa Nairobi, in questo luogo, sto scoprendo ancora una volta che il cristiano deve vivere l’oggi. Me lo ha ricordato ancora una volta la visita alla baraccopoli di Korogocho, dove Alex Zanotelli ha ‘realmente’ condiviso per dodici anni il quotidiano con la gente.
Perchè per noi cristiani è senpre più difficile ‘entrare’ nella vita? Esprimerla! Quando comprenderò che qualsiasi frammento del mio tempo è fondamentale per la mia vita.
In questi giorni sale alto e forte da parte dei teologi e dalle riflessioni comuni di tutti i partecipanti,
la fiducia negli uomini e delle donne e nella loro capacità di discernimento dei veri bisogni, dei veri valori e del vero amore da moltiplicare.

Sento che Dio non ci chiederà conto di quello che noi abbiamo potuto mancare verso di Lui, ma di quello che abbiamo mancato verso i nostri fratelli.
Credo che questo ci verrà chiesto in un modo molto preciso. Il non avere amato, l’aver contribuito alla moltiplicazione dei crocifissi della storia.
Se questo Dio esiste, non può non riportare giustizia e sanare i milardi di tanti che hanno sofferto ingiustizia: gli impoveriti, gli ultimi, gli anonimi.
Perciò iniziamo a capire seriamente che solo l’amore è la soluzione alla sofferenza, alla negazione della vita, alla morte.
E che finchè viviamo, quello che conta è amare gli altri e accettare di essere amati per rinnovare continuamente il nostro amore.
Antonio Vermigli

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