23 settembre 2018

Il ruggito del Lesotho

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L’Alta Corte di giustizia del piccolo stato del Lesotho ha condannato la multinazionale canadese Acres per corruzione di un funzionario. Con una bustarella da 260.000 dollari la Acres avrebbe cercato di aggiudicarsi l’appalto per la costruzione di una delle sei dighe contemplate dal faraonico progetto chiamato Lesotho Highlands Water Project, che prevede la deviazione del corso di un fiume e l’escavazione di 200 km di tunnel, oltre a un impianto idroelettrico da 72 megawatt.
Il megacomplesso è finanziato, tra gli altri, dalla Banca Mondiale, dalla Banca europea per gli investimenti e da numerose agenzie di credito all’esportazione.
La Banca Mondiale nella sua indagine interna, ancora non pubblica, aveva escluso qualsiasi tipo di responsabilità da parte delle multinazionali coinvolte nel caso, non prevedendo quindi nessun aiuto per la magistratura del Lesotho, che testardamente è andata avanti da sola. La Corte di Maseru potrebbe però vedersi costretta a sospendere i processi per mancanza di fondi.
La Acres infatti è solo la prima delle dodici compagnie che dovranno essere processate per corruzione. Presto sarà seguita dall’italiana Impregilo, che per questo progetto ha ricevuto il supporto della Sace con un’assicurazione di 95 milioni di euro. Mentre le regole della Banca Mondiale prevedono che si eviti di realizzare progetti con il coinvolgimento di aziende colpevoli di corruzione, non esiste niente di simile nei regolamenti della Sace che pongono ben pochi vincoli alle imprese. Ciò significa che se anche l’Impregilo venisse giudicata colpevole, niente le impedirebbe di richiedere alla Sace un indennizzo miliardario, che verrebbe pagato coi nostri soldi.
‘Questa sentenza passerà alla storia’, ha dichiarato Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca mondiale. ‘La giustizia ha vinto, l’arroganza degli avvocati delle compagnie, che abbiamo toccato con mano alla alta corte di Maseru, è stata sconfitta. È tempo di rivedere le linee guida anti-corruzione della Banca mondiale, aprire gli archivi e bandire l’Acres e tutti gli altri che saranno giudicati colpevoli dai progetti della Banca, senza appello’ ha concluso Tricarico.

Le imprese di Impregilo
Impregilo è una delle maggiori imprese di costruzioni a livello internazionale, con un capitale sociale intorno a 93 milioni di euro, controllato a maggioranza dal gruppo Fiat. Conta su 70 succursali sparse in tutto il mondo ed è impegnata in circa 700 tra società controllate, associate e consorzi. Impregilo costruisce dighe, strade, ferrovie, porti, aeroporti, metropolitane, tunnel… Negli ultimi 50 anni, ha realizzato alcune delle più importanti infrastrutture al mondo, spesso in paesi in guerra o sottoposti a dittatura militare e alla violazione sistematica dei diritti umani.
Il suo nome ricorre spesso nei progetti della Banca Mondiale, come del resto quello di altre imprese, ad esempio la francese Dumez e la tedesca Lahmeyer Consulting Engineers. Le tre società hanno realizzato insieme la diga di Yacyretà in Argentina, altrimenti detta ‘un monumento alla corruzione’. Su questo progetto i magistrati argentini hanno aperto un procedimento per illecito: i costi di realizzazione, previsti in 2,7 miliardi di dollari, hanno superato alla fine gli 11 miliardi.
Impregilo era interessata anche alla diga di Ilisu in Kurdistan, progetto poi fermato dalla Banca Mondiale stessa perché non rispettava i suoi standard. Non si sapeva infatti dove sarebbero andati i 78mila kurdi abitanti nei villaggi sommersi dalle acque.

SACE, il silenzio è d’oro
La SACE, ovvero l’Istituto per i Servizi Assicurativi del Commercio Estero, è un ente pubblico che funziona come un’agenzia di assicurazioni per le imprese. Se un’impresa vuole tutelarsi dal rischio di non essere pagata quando intraprende un lavoro in un paese straniero, può farsi fare una polizza dalla SACE , versando un premio. Se l’affare va male, la SACE indennizza l’impresa, con soldi pubblici. Il senso è quello di garantire le aziende italiane che lavorano in paesi ‘a rischio’. Peccato però che i fondi della SACE vadano per l’88% a grandi imprese, anzi a banche che danno credito alle imprese. In questo caso è la banca a decidere a chi prestare soldi e per fare cosa, senza nessun controllo – sociale, ambientale, etico – dell’ente pubblico, ma con la garanzia di soldi pubblici.
Gli assicurati della SACE e le operazioni che vengono garantite sono un mistero insondabile. Sappiamo però ad esempio che l’esportazione di armi è una delle voci principali dell’attività della SACE . Con il pretesto della riservatezza, la SACE zitta zitta fa gli affari suoi. Coi soldi nostri.

Per altre informazioni sulla SACE: www.report.rai.it/2liv.asp?s=21

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