Il project, gli affari, le truffe

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Nell’ultimo numero di questo giornale abbiamo aspramente criticato il sindaco Domenici e la sua giunta per l’incapacità di gestire la programmazione, la progettazione e la costruzione di grandi opere. Abbiamo descritto il fallimento del project financing per eccellenza, fortemente voluto dal sindaco, ovvero il parcheggio della Fortezza da Basso. Bastava leggere i bilanci (lo ha fatto egregiamente Unaltracittà/Unaltromondo) e analizzare le tante improvvisate e controverse modifiche in corso d’opera per rendersi conto che qualcosa in quel project non tornava.
Oggi arrivano le prime conferme: la magistratura ha aperto un’inchiesta per truffa aggravata visto che i costi sono aumentati di tre milioni e 187 mila euro rispetto a quanto stabilito nel contratto di concessione tra il Comune e Firenze Mobilità. Gli avvisi di garanzia, che mettono a fuoco i rapporti poco trasparenti, se non fraudolenti, tra pubblico e privato, sono quattro e hanno raggiunto l’architetto Gaetano Di Benedetto, responsabile del project financing Firenze Mobilità per il Comune; l’ingegner Vincenzo Di Nardo, presidente di Firenze Mobilità voluto dalla Baldassini-Tognozzi-Pontello; l’ingegner Pasquini, consigliere di Firenze Mobilità, e il geometra Formigli della Project costruzioni.
Anche il settimanale l’Espresso si è occupato del project financing ‘alla fiorentina’. Così lo descrive l’inviato Peter Gomez in un articolo intitolato ‘Il tram e la cupola’: «In gioco a Firenze c’è il modello di sviluppo urbanistico e soprattutto finanziario che comincia pericolosamente a scricchiolare. Le indagini della magistratura e della Corte dei Conti si stanno moltiplicando: nelle carte della guardia di finanza e dei carabinieri ricorrono sempre gli stessi nomi di politici, imprenditori, banchieri. […] In teoria si tratta dell’uovo di Colombo: tu scavi un parcheggio e per qualche decina d’anni incameri gli incassi. Poi quando l’opera si è ripagata da sola e il privato ha realizzato il suo giusto guadagno, tutto torna ai cittadini. In realtà il sistema a Firenze, almeno sui parcheggi, ha funzionato male e adesso il timore è che la scena si ripeta sui tram. Anche perché il protagonista del nuovo affare è lo stesso. Cooperative rosse a parte, a farla da padrone sulle rotaie è la Baldassini-Tognozzi-Pontello, un’impresa di costruzioni toscana che oggi fattura 500 milioni di euro l’anno e ha in portafoglio oltre un miliardo e mezzo di ordini.»
Deprimente, vero? Forse la nostra città merita di più, ma per adesso tutto sembra andare a rotoli.
L’ultima in ordine cronologico è la scoperta che il nuovo ponte sull’Arno, quello destinato al passaggio della tramvia e quindi ancora da inaugurare, ha già un pilone fuori asse che potrebbe essersi lesionato durante i lavori di posa. Solo pochi giorni prima i fiorentini avevano scoperto che a Novoli sorgerà una grande multisala, con un centro commerciale con oltre cento negozi. Un progetto ugualmente sostenuto dalla giunta e finito nel mirino dei magistrati, che oltre ad annichilire l’offerta cinematografica di qualità, impoverirà il tessuto commerciale del vicinato, che non potrà reggere la concorrenza di tale struttura.
L’amministrazione giustifica qualsiasi decisione in nome della modernizzazione della città. A noi pare invece che la politica attuata sia quella di servire quei poteri che prosperano quando viene consentito loro di cementificare un’area dopo l’altra. Non importa se utile o meno. Niente di moderno, quindi. Anzi un gioco vecchio quanto il mondo.

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