Il prezzo della libertà

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  • in contrapposizione all’ONU e ad alcuni tra i maggiori Paesi europei, ha dichiarato guerra all’Iraq perchè in possesso di armi di distruzione di massa che non sono mai state ritrovate.
    Il governo italiano, nel frattempo, ha autorizzato il sorvolo delle linee aeree italiane e l’uso delle basi presenti nel nostro territorio e, per non perdere il treno del commercio bellico, si è precipitata a fare una modifica alla Legge 185/1990 che regola la vendita di armi nel nostro Paese.
    Le città irachene sono state massicciamente bombardate prima di ogni attacco delle truppe alleate di terra.
    La zona a nord dell’Iraq è stata attaccata in ragione della presenza di numerosi kurdi oppositori del regime, per i quali è stato indispensabile l’intervento dell’esercito turco ad impedire che essi risolvessero la sconfitta di Saddam Hussein in una battaglia per la costruzione di uno stato indipendente.
    La zona a sud, sede di numerosi pozzi petroliferi, è stata oggetto di una cruenta battaglia in cui sono stati uccisi e feriti moltissimi civili. La città di Bassora, prima tra tutte, in violazione della tanto evocata Convenzione di Ginevra, è stata privata dagli anglo-americani di acqua ed elettricità. Due settimane dopo l’inizio della guerra – tra mille censure e ferite inferte a tanti operatori del mondo dell’informazione – gli americani entravano nella città di Baghdad e mettevano in scena il momento più triste della loro propaganda: il crollo della statua del Rais e una piccola folla a mimare il benvenuto ai presunti liberatori. Tutt’attorno imperversava ancora la battaglia. Lo scenario successivo, a quella che è stata definita la fine vittoriosa della dittatura in Iraq, porta con sé un enorme carico di lutti e ipocrisie. I soldati anglo-americani non hanno saputo gestire gli aiuti umanitari né hanno voluto tutelare i beni culturali (biblioteche, monumenti, musei) dai furti commessi da sciacalli e criminali. La ricostruzione e la gestione dell’Iraq spetta solo agli stati che hanno partecipato alla sconfitta del regime. Saddam Hussein è in salvo e nuovi obiettivi militari, Siria in testa, sono stati annunciati dal Presidente degli Stati Uniti Bush.

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